Le cinque vite di…




Le cinque vite di Giorgio Scerbanenco

Recensione di Salvatore Argiolas


Autore: Alberto Scerbanenko

Editore: Feltrinelli

Genere: Biografia

Pagine: 280

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

Sinossi. Comincia a Milano in un grande armadio a muro, nell’appartamento di via Plinio 6, il pellegrinaggio di Alberto Scerbanenko nei faldoni della corrispondenza, nelle pile di dattiloscritti e nei mucchi di copie di romanzi pubblicati e qualche volta inediti del padre. Una ricerca labirintica delle ragioni delle parole con cui, su un pezzo di carta scritto tra il 1937 e il 1938, Giorgio Scerbanenco profetizzò la propria morte. Quello di suo figlio è un viaggio struggente e avventuroso attraverso la memoria, la storia e le trame uniche inventate da un padre di cui scopriamo non una, ma cinque vite. Vite ambientate a Kiev, a Roma, a Milano e poi in esilio in Svizzera dal 1943 sino alla fine della guerra. Per guadagnarsi da vivere, Giorgio Scerbanenco ha fatto molti mestieri, è entrato nel mondo dell’editoria, ha collaborato con importanti quotidiani e ha diretto i periodici femminili “Bella” e “Novella”. I suoi romanzi l’hanno rivelato come uno dei più grandi narratori di genere, con le sue storie di traffici oscuri e di morti ammazzati, di vicende umane dure e disperate che hanno ispirato il miglior cinema italiano, da Milano calibro 9 a I ragazzi del massacro. In questo libro Alberto ritrova l’uomo, l’esule o forse la spia. Il padre. Una vita straordinaria e frammentata, ricostruita da un figlio alla ricerca del segreto dell’inventore di Arthur Jelling e Duca Lamberti.

 

 

Recensione

Giorgio Scerbanenco è una figura fondamentale nella storia del giallo italiano perché diede al genere una rilevante aderenza alla realtà sociale, sino ad allora sconosciuta.

Dotato di una grande versatilità Scerbanenco cominciò a scrivere gialli sin dagli anni quaranta, incentrati sulle indagini di un archivista di Boston, Arthur Jelling (narrate da un particolare Watson, lo psicopatologo italiano Tommaso Berra).
I romanzi di questa serie ambientata in America sono sei: “Sei giorni di preavviso” scritto nel 1940, “La bambola cieca” del 1941, “Nessuno è colpevole” sempre del 1941, “L’antro dei filosofi” del 1942, “Il cane che parla” del 1942 e “Lo scandalo dell’osservatorio astronomico” del 1943 ma pubblicato solo nel 2011 da Sellerio.

Dopo vent’anni Scerbanenco torna al giallo con un nuovo personaggio, Duca Lamberti, medico milanese radiato dall’albo perché coinvolto in un caso di eutanasia. Lamberti, umanissimo, dolente, sempre incerto, eroe anti-eroe, fa la sua comparsa nel romanzo “Venere privata” del 1966. Del 1966 è anche “Traditori di tutti” che vince nel 1968 il prestigioso Grand Prix Intérnational de Litérature Policière, mai vinto prima da un italiano. “I ragazzi del massacro e “I milanesi ammazzano il sabato” del 1969, pubblicato postumo, sono gli altri libri che compongono l’epopea di Duca Lamberti, un personaggio che ha fatto scuola nel giallo italiano per la vena di anticonformismo e di grande forza morale perché, come scrive in “I ragazzi del massacro” “la verità era l’unica cosa che interessava a Duca, anche se poi non serviva a nulla.”

Anche la fedele e veritiera descrizione della Milano in pieno boom economico, con tante luci e tante ombre dà a questi gialli un sapore particolare, romantico e spiazzante allo stesso tempo.

Il lungo periodo di pausa tra le due serie è dovuto al fatto che negli anni quaranta scrivere gialli diventa sempre più difficile e alla fine del 1941 il fascismo decreta la soppressione della letteratura gialla in seguito ad un banale episodio di cronaca nera: due studenti milanesi di buona famiglia compiono una maldestra rapina e malmenano una cameriera. Arrestati, i due sciagurati dichiararono di essere stati “esaltati” dalla lettura dei gialli. Mussolini proclama che quei libri rovinano la gioventù fascista e ne fa sospendere le pubblicazioni.

“Già non si potevano più tradurre gli inglesi, gli americani e i francesi” testimoniò Alberto Tedeschi, “se avessimo potuto continuare con i nostri autori forse si sarebbe potuta creare una vera e propria scuola italiana del giallo”.

Nella toccante biografia “Le cinque vite di Giorgio Scerbanenco” scritta con amorevole passione dal figlio Alberto Scerbanenko viene fornito un documento che illustra alla perfezione questa difficoltà.

Si tratta di una lettera di Arnoldo Mondadori del gennaio 1942 che comunica allo scrittore che a causa “delle disposizioni superiori che limitano la pubblicazione dei romanzi polizieschi, consentendo l’uscita di solo volume al mese presso ciascun editore” è costretto a “dover sospendere, per ragioni di forza maggiore, la preparazione di nuovi romanzi e invita pertanto a sospendere le consegne”.

La biografia, presentata da un’ottima prefazione del giornalista e scrittore di noir Piero Colaprico, ci fa scoprire uno scrittore dalla narrativa fluviale, capace di scrivere più di 90 romanzi, 280 racconti e oltre duemila articoli scritti con più di quaranta pseudonimi.

Tanti di questi romanzi sono stati per molti anni relegati in categorie ritenute minori come quelle del giallo e dei romanzi rosa ma pian piano la grande abilità di Scerbanenco è stata riconosciuta e numerosi suoi libri hanno avuto una ristampa.

Alberto Scerbanenko racconta con tenerezza la storia del padre, nato a Kiev nel 1911 da madre romana e da padre ucraino che venne ucciso nel 1919 durante la rivoluzione sovietica.

Sono particolarmente coinvolgenti gli anni dell’adolescenza di Giorgio, per tutti il russo, ma che parlava un italiano con accento romano e che cercava in tutti i modi di sbarcare il lunario.

Col tempo Scerbanenco riesce a fare carriera ma rimane per tanti uno scribacchino anche se poi dovranno cambiare idea come dimostra il sincero necrologio di Indro Montanelli: “Forse sono il solo, o comunque uno dei pochi a essermi accorto che Scerbanenco valeva molto più della quotazione, cioè della non-quotazione che la critica gli assegnava nella borsa dei valori letterari. Come costruttore di racconti, non era da meno di Moravia, e in quelli polizieschi era sul livello di Simenon. Eppure non l’ho mai detto, non ho mai mosso un dito né speso una parola per riscattarlo dall’avvilente condizione di romanziere da rotocalco. Questo ucraino cresciuto in Italia, più lungo e secco di me, con un viso di cavallo stralunato, era un uomo pieno di dignità.”

Sono molti gli aneddoti e le curiosità contenute nel libro, che consentono di ricostruire la vicenda personale di un uomo complesso e a tratti amaro ma contemporaneamente lucidamente attento all’ambiente sociale in cui viveva.

Con i racconti milanesi di Scerbanenco nasce una “scuola realistica”, che in America era sorta trent’anni prima con Hammett e con Chandler. La società italiana negli anni della “ricostruzione” abbandonava la sua struttura semiagricola per ispirarsi decisamente a modelli industriali e fu Scerbanenco il più pronto a raffigurarla nei suoi romanzi e nei racconti noir.

Scopre così ciò che si nasconde dietro la facciata del perbenismo della ricca borghesia milanese: la delinquenza dei giovani, lo sfruttamento della prostituzione, le connivenze con l’industria del crimine.

Scerbanenco conosceva alla perfezione Milano e i suoi strati sociali per averli frequentati tutti, in tempi diversi, dal quartiere di Porta Venezia dove c’era “anche la teppa, la delinquenza” ai salotti borghesi in cui era di casa quando dirigeva famosi rotocalchi. Ai tempi di mio padre”, scrive Alberto nel libro,“i balordi, i baloss, erano soprattutto borsaioli, i ligera, ladri di appartamenti, i carbonisti, bande di ladri, come la compagnia del fil de fer, scassinatori e lenoni”.

Tutta questa fauna umana viene ritratta da Scerbanenco senza maquillage ma anche senza cattiveria, con l’unico scopo di renderla visibile e farla conoscere ai lettori.

La biografia di Alberto Scerbanenko, basata anche su tantissimi documenti inediti ritrovati in un grande armadio alle morte della madre, ha il merito di farci conoscere un autore così prolifico nella sua complicata vita intima e nelle sue traversie e nei suoi successi si intravede in filigrana anche la storia dell’evoluzione del costume italiano nel Novecento.

 

 

 

 

 

Alberto Scerbanenko


Alberto Scerbanenko: è nato a Milano nel 1939 e vive tra Milano e Zurigo. Per Feltrinelli ha pubblicato Le cinque vite di Giorgio Scerbanenco (2019).

 

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