Le identità






(recensione di Olga Gnecchi)



Autore: Kate Radix
Editore: autopubblicato
Pagine: 566
Genere: thriller
Anno Pubblicazione: 2016

 

 

 

Sinossi:

Dominique Circle viene assassinata all’interno della propria abitazione, il figlio di pochi anni è l’unico testimone.
Si sospetta fin da subito del suo convivente, che ha fatto perdere le proprie tracce la notte dell’omicidio.
Tuttavia, più le indagini sull’uomo che sembra sparito nel nulla vanno avanti, più si ha l’impressione che quell’uomo non sia mai esistito e, come lui, alcuni di coloro che gli ruotavano intorno.
In un’epoca in cui l’identità è sempre più legata a dati virtuali che a connotati fisici, trasformarsi in un’altra persona è diventato semplice e derubare gli altri della propria identità un gioco da ragazzi.
L’ispettore Valance, in una corsa contro il tempo per fermare una serie di omicidi dai contorni inspiegabili, si troverà ad affrontare lo scoglio più difficile: capire se chi ha davanti sia davvero chi sostiene di essere.

Estratto:

“Possiamo sapere tutto di chiunque, senza neanche incontrarlo, e questo fa sì che l’identità di una persona venga stabilita solo dai dati che abbiamo sul suo conto, quasi mai dal suo viso.
Incontriamo centinaia di persone ogni giorno, di alcune sappiamo pettegolezzi privati, segreti scomodi, preferenze sessuali, ma andiamo troppo di fretta per ricordarci il colore dei loro occhi o se hanno sempre avuto i capelli biondi. Non è così per tutti?”

Feedback

Un thriller intrigante e ben congegnato.
La Radix mostra un talento innato per la scrittura e la costruzione di trame intricate dal finale inaspettato.
Con “Le identità”, terzo lavoro pubblicato, l’autrice ci porta a Sorendon in compagnia degli ispettori Valance e Walch, alle prese con diversi omicidi.
Seguiamo con loro le indagini, lasciandoci coinvolgere nelle ricerche di un sospettato che sembra man mano più difficile da scovare.
Per costruire una trama così ben architettata, la Radix inserisce diversi personaggi, ciscuno con uno scopo e una ben delineata personalità.
Il genio sta anche nella caratterizzazione di protagonisti e comparse.
Arricchiscono la storia senza stancare e guidano il lettore verso un finale rocambolesco e imprevedibile in cui niente si rivelerà essere come ci si poteva aspettare.
Ammirevole anche la costruzione di dialoghi realistici, ragionati e mai improbabili, a riprova che ogni parola usata dall’autrice è utile all’intera narrazione. Un romanzo da leggere, per riflettere sulla vera importanza delle identità e su quanto esse possano rivelarsi effimere in un mondo in cui ci si basa più sul “Le Apparenze” e in cui “La verità è una bugia”.

L’AUTRICE – Nata a Montgomery (Alabama) ho trascorso infanzia e adolescenza spostandomi tra uno stato e l’altro. Alcuni dei luoghi di cui scrivo li ho conosciuti davvero, alcuni li ricordano in parte, altri è come se li avessi conosciuti sul serio, ma non esistono (non ancora almeno). Quanto alle persone, i loro nomi e ruoli sono opera di fantasia, ma nella mia mente hanno volti noti e tratti comuni a chi ha trascorso una vita con me o con cui è capitato di condividere anche solo un attimo. Appassionata di lettura, ho viaggiato più con l’immaginazione che con i miei piedi che, in ogni caso, di viaggiare mai si stancheranno.

Di Kate Radix su thrillernord:
IL LIBRO – Layton è una noiosa cittadina di provincia, come ce ne sono tante, abitudinaria e diffidente nei confronti degli estranei. L’ispettore Edward Vasquez vi si era rifugiato alla ricerca della tranquillità perduta e per costruire una famiglia con la moglie Allison…


INTERVISTA
1) Ciao Kate! Grazie per aver accettato di prendere parte a questa intervista. Molti qui pensano che tu sia straniera, invece sei italiana e Radix è il tuo pseudonimo. Vuoi dirci come mai hai scelto questo nome? Parlaci di te.

Più che aver scelto uno pseudonimo, posso dire che me ne sono appropriata dopo che lo avevano scelto per me. Avevo ordinato merchandising Marvel dagli USA, ma alcuni dettagli della spedizione non erano chiari, così mi hanno contattata telefonicamente. La comunicazione era disturbata e il tizio dall’altra parte capiva la metà delle cose che gli dicevo, tra cui il mio nome e cognome. Alla terza volta che glieli ripetevo (lo spelling era inutile vista la linea altalenante), lui mi dice: “Kate?” In realtà mi chiamo Katiuscia, ma ho confermato nella speranza di ricevere comunque la risposta. Con il cognome, stessa storia. Il mio, nonostante fosse breve, gli risultava incomprensibile. Per assurdo, il tizio ha affermato di aver compreso quello di mio marito (Radicetti) al primo colpo. Aspettavo, quindi, un pacco a nome Kate Radicetti, incrociando le dita e sperando nella pazienza del corriere. Un mese dopo, quando avevo iniziato a scrivere il primo dei miei romanzi, è arrivata la consegna a nome Kate Radix. È stato amore a prima vista.

2) Hai pubblicato due thriller e una raccolta di racconti. “Le apparenze” e “Le identità” i thriller, “La verità è una bugia” sono i tuoi racconti tra il thriller, il fantastico e il surreale. Quando hai iniziato a scrivere? E come mai hai scelto di cimentarti proprio in questi generi?

Ho iniziato a scrivere nel 2012, ma avevo in mente di farlo da sempre. Quindi, quando ho iniziato non ho fatto altro che mettere su carta idee che avevo già sviluppato e per questo è stato tutto molto rapido. Scrivo romanzi e racconti thriller o surreali perché sono i generi che meglio conosco e che più amo. Cerco di leggere un po’ di tutto perché la buona scrittura resta tale, anche se l’argomento non è quello che preferiamo, ma per me un ottimo thriller è il miglior compagno di viaggio.

3) Adesso parliamo de “Le identità”, libro che ho letto e apprezzato moltissimo per l’attualità della morale cui gira intorno l’intera storia. Cosa ti ha ispirato?

Tutti i miei romanzi partono da un’idea di base, ma non ho mai l’intera storia scritta in testa, solo una base da cui partire. Nel caso de “Le identità”, tutto è nato da una considerazione che mi trovavo a fare sempre più spesso, su quanto la nostra identità sia ormai sempre più legata a informazioni, spesso virtuali, sul nostro conto e molto poco a connotati fisici. Ormai possiamo aprire un conto in banca senza presentarci a uno sportello, fare qualsiasi tipo di operazione o pagamento e comunicare con chiunque utilizzando un PC. In un simile contesto, il furto di identità diventa un gioco da ragazzi se si hanno un minimo di astuzia e capacità.

4) Un’altra particolarità dei tuoi romanzi sono i personaggi. Oltre a essere in grado di gestirne davvero molti, riesci a dare un notevole spessore caratteriale a protagonisti e comparse, soprattutto attraverso i dialoghi, sempre inerenti e ben concepiti. Trai ispirazione da gente che conosci, sei un’ottima osservatrice e ascoltatrice o altro? Insomma, come fai?

Credo di essere una buona osservatrice. Forse perché di base sono piuttosto timida, quindi preferisco più ascoltare che parlare e la maggior parte dei miei personaggi traggono spunto da persone realmente incontrate. Le storie, invece, per fortuna, sono tutte opera della mia fantasia.

5) Progetti per il futuro? Hai altri lavori pronti per essere pubblicati?

In futuro vorrei provare a scrivere un romanzo surreale, genere che ho sperimentato solo nei racconti, ma che mi affascina particolarmente. Nell’attesa del momento propizio, sto scrivendo alcuni racconti che unirò in una raccolta.

6) Chi è il tuo autore (o autrice) preferito e quale l’opera che porti nel cuore?

Il mio autore preferito è Stephen King. Adoro le sue storie e il suo linguaggio diretto e tremendamente evocativo. Viene spesso definito autore horror ma credo sia una definizione riduttiva. Molte delle sue storie hanno poco o niente di spaventoso, mentre tutte denotano una profonda conoscenza dell’animo umano. Tra i suoi romanzi, quello che più porto nel cuore è “Cuori in Atlantide”. È un’ottima storia, non so se la migliore tra le sue, ma descrive sapientemente il rapporto tra un bambino orfano di padre e un signore anziano con cui stringe un legame unico. Sarà perché anche io ho perso mio padre da piccola e ho amato mio nonno come un padre, ma quel romanzo mi ha rubato il cuore.

7) A noi di Thriller Nord interessa sapere anche quale autore o autrice preferisci tra quelli del Nord. Qual è il romanzo che hai più apprezzato?

Direi Jussi Adler Olsen, anche se ce ne sono parecchi degni di nota. Il romanzo preferito “La donna in gabbia”.

Kate Radix

PAGINA FB DELL’AUTRICE: https://www.facebook.com/KateRadix

Grazie Kate.
È stato un vero piacere averti con noi e aspettiamo le tue prossime pubblicazioni!
Grazie a voi. Un saluto a tutti i lettori di Thriller Nord!

Recensione e intervista a cura di Olga Gnecchi.