Le parole di Sara




Recensione di Sabrina De Bastiani


Il tempo del silenzio è finito. La donna invisibile è tornata

 

Autore: Maurizio de Giovanni

Editore: Rizzoli

Collana: Nero Rizzoli

Genere: noir

Pagine: 350 p.

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Due donne si parlano con gli occhi. Conoscono il linguaggio del corpo e per loro la verità è scritta sulle facce degli altri. Entrambe hanno imparato a non sottovalutare le conseguenze dell’amore. Sara Morozzi l’ha capito molto presto, Teresa Pandolfi troppo tardi.Diverse come il giorno e la notte, sono cresciute insieme: colleghe, amiche, avversarie leali presso una delle più segrete unità dei Servizi. Per amore, Sara ha rinunciato a tutto, abbandonando un marito e un figlio che ha rivisto soltanto sul tavolo di un obitorio. Per non privarsi di nulla, Teresa ha rinunciato all’amore. Trent’anni dopo, Sara prova a uscire dalla solitudine in cui è sprofondata dalla scomparsa del suo compagno, mentre Teresa ha conquistato i vertici dell’unità. Ma questa volta ha commesso un errore: si è fatta ammaliare dagli occhi di Sergio, un giovane e fascinoso ricercatore. Così, quando il ragazzo sparisce senza lasciare traccia, non le resta che chiedere aiuto all’amica di un tempo. E Sara, la donna invisibile, torna sul campo. Insieme a lei ci sono il goffo ispettore Davide Pardo e Viola, ultima compagna del figlio, che da poco l’ha resa nonna, regalandole una nuova speranza. Maurizio de Giovanni esplora le profondità del silenzio e celebra il coraggio della rinascita, perché niente è davvero perduto finché si riescono a pronunciare parole d’amore.

 

 

Recensione

Era una donna di molti silenzi, ma adesso aveva scoperto di custodire parole nascoste che dicevano tanto di lei, anche senza essere pronunciate, proprio come quelle che era abituata a leggere negli altri.

Che bello sentire la “voce” di Sara, che bello il suo muovere passi fuori dal silenzio nel quale l’abbiamo conosciuta.

E realizzare pagina dopo pagina che tutti quegli elementi che Maurizio De Giovanni aveva sapientemente (dis)seminato nel precedente “Sara al tramonto” erano preludio a questo sferzante, commovente e convincente ritorno alla vita.

E quel che è più suggestivo è che tale aprirsi a nuove albe investa tutti i personaggi principali, non solo la protagonista assoluta.

Se, al cominciare di tutto, sedute su una panchina, Sara, la donna invisibile, e Viola, la nuora mancata, affrontavano la vita osservandola scorrere, in una sorta di passività autoimposta, seppur con nerbo reattivo e indomito, ora, qui, entrambe si alzano a riprendersela, fattivamente.

La vita è più forte, ci mostra De Giovanni in queste pagine, la vita è più forte. Comunque. Nonostante. Anche se.

Sebbene con l’impressione che questo cambio di rotta, questo scatto autopercettivo sarebbe avvenuto lo stesso, spronato dall’amicizia, dall’incontro di derive però vive, come meglio rappresentare questa condizione vitale, se non facendolo con una nascita, a simboleggiare anche la rinascita?

Ecco quindi come il piccolo Massimiliano, figlio di Viola e del defunto figlio di Sara, catalizzi le forze e le speranze di ognuno. Viola, come madre, ha dato la vita e in rinnovata energia vuole riprendere anche la sua; Sara, come nonna, riprende ad interessarsi al mondo, perchè è nel mondo che il bambino muoverà i suoi, di passi; Davide Pardo, l’ispettore, si sente l’amore addosso, ne intuisce la forma, la consistenza. E vive.

Su queste basi fortemente emotive, muove e si innesta una trama noir tanto cupa nei mordenti, nei moventi e nelle mosse, quanto luminosa per i sentimenti che rivela e per i personaggi che li riscoprono.

La Mora e la Bionda, Sara e Teresa, rivali? Colleghe?

No, amiche.

E lo scoprirà il lettore assieme a loro. Nello stesso momento. Con il medesimo stupore ed imbarazzo di Teresa, nel chiedere aiuto a Sara, solo a lei; con il medesimo stupore ed imbarazzo di Sara, ad accettare di tornare, ancora una volta, in campo, perchè un’amica non può rimanere impassibile di fronte ai

segni dell’ansia, del terrore. E anche quelli di una profonda, interminabile sofferenza.

E questa agnizione, spiazzante per entrambe, verrà metabolizzata nel corso della vicenda proprio attraverso i corsivi dei ricordi del passato, perchè lì si trovava già quel sentire sorellanza che ieri era celato per fragilità e solo oggi si fa forza, nella sua, più o meno implicita, ammissione.

E forte si fa, protagonista di statura assoluta, solida nel prendersi la scena e i cuori dei lettori, Sara Morozzi, che regala a se stessa e a chi la legge, l’emozione di tornare a scegliere e parlare col cuore e non solo con la testa. Di sentirlo battere, quel cuore. Due tracciati, uno solo, in un nome.

Tu, Mora, hai la tinta della malinconia, ma anche una lieve sfumatura di speranza.

“Massimiliano è la malinconia, chi è la speranza?”

Davanti agli occhi di Sara apparve un minuscolo sorriso, e sentì le dita di una manina tra le sue. “Lo stesso nome, Andrea, è anche la speranza.”

Magistrale, ancora una volta, una volta di più, Maurizio De Giovanni, nel calibrare, dosare e riuscire a portare la cifra delle vicende umane all’interno di un meccanismo noir implacabile e irredimibile, aspro e teso in un finale di spiazzanti e inevitabili implicazioni.

Una riga, a lato, va spesa per un pers-omaggio meraviglioso, uno dei più emozionanti a cui Maurizio De Giovanni abbia dato corpo e anima, l’ex archivista Andrea Catapani, cieco a causa di una malattia degenerativa, ma, per dirla con Eugenio Montale, le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le sue.

Se facile è capire a chi sia dedicato e rivolto questo sentito e palpitante omaggio, difficile, anzi impossibile, è il non restarne toccati nel profondo, realizzando quanto di vero vi sia, a ben guardare, nel mito, pensiamo, ad esempio e non a caso, a quello di Tiresia, privo della vista ma baciato dalla veggenza

(…) distinguiamo I colori delle espressioni senza vederle. I colori dello spirito.

e quanto sia, a noi, talvolta, vicino, il mito, per chi lo sa riconoscere, sia nel discernere, che nel renderne merito.

 

 

 

 

Maurizio de Giovanni


Maurizio De Giovanni Nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora, è autore della fortunata serie di romanzi con protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta, su cui è incentrato un ciclo di romanzi, tutti pubblicati da Einaudi, che comprende finora: Il senso del dolore (2007), La condanna del sangue (2008), Il posto di ognuno (2009), Il giorno dei morti (2010), Per mano mia (Einaudi, 2011), Vipera (2012, Premio Viareggio, Premio Camaiore), Anime di vetro (2015) Serenata senza nome (2016), Rondini d’inverno (2017) e Il purgatorio dell’angelo (2018). Insieme a Sergio Brancato ha pubblicato due graphic novel sulle inagini del commissario Ricciardi: Il senso del dolore. Le stagioni del commissario Ricciardi (Sergio Bonelli 2017) e La condanna del sangue. Le stagioni del commissario Ricciardi (Sergio Bonelli 2018).
È anche autore di: Storie azzurre (Cento Autori, 2010), una raccolta di quattro racconti lunghi dedicati al Napoli, la sua squadra del cuore; Il metodo del Coccodrillo (Mondadori, 2012, Einaudi 2016; Premio Scerbanenco).
Con I bastardi di Pizzofalcone (Einaudi 2013) ha inaugurato un nuovo ciclo contemporaneo, sempre pubblicato da Einaudi, continuato con Buio per i Bastardi di Pizzofalcone (2013), Gelo per i bastardi di Pizzofalcone (2014), Cuccioli per i bastardi di Pizzofalcone (2015), Pane per i bastardi di Pizzofalcone (2016), Souvenir per i bastardi di Pizzofalcone (2017) che vede protagonista la squadra investigativa di un commissariato partenopeo. Il suo racconto Un giorno di Settembre a Natale è incluso nella raccolta Regalo di Natale edita da Sellerio nel 2013. È uscita nel 2014 un’altra raccolta di racconti gialli dal titolo Giochi criminali dove il suo testo Febbre appare accanto a quelli di De Cataldo, De Silva e Lucarelli. Inoltre, il suo racconto Un telegramma da settembre è incluso nell’antologia Sellerio La scuola in giallo, del 2014. Nel 2015 pubblica Il resto della settimana (Rizzoli)e Skira Una domenica con il commissario Ricciardi (Skira). Nel 2017 partecipa con un suo contributo alla raccolta di saggi Attenti al Sud, edito da Piemme, e con Rizzoli pubblica I Guardiani. Del 2018 è Sara al tramonto (Rizzoli), Sbirre (Rizzoli), scritto in collaborazione con Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo.