Le siamesi






(recensione di Silvia Zucchelli )


 

 

Autore: Alessandro Berselli
Collana: Scatti
Editore: Elliot
Pagine: 128
Genere: Noir
Anno pubblicazione: 2017
 
 
Spesso mi capita di pensare al destino, agli incroci della vita, alle sliding doors. All’effetto farfalla che si genera dopo ogni scelta che compiamo, quando piccole variazioni delle condizioni iniziali producono grandi modifiche nel lungo periodo.Chi sono Le Siamesi?

Incontriamo per prima Ludovica, una snob, spocchiosa giovane donna figlia di papà, studentessa di psicologia. Il padre è avvocato, la matrigna si occupa di mostre d’arte moderna (è capace di vedere il magistero dell’artista che soffre dove gli altri scorgono soltanto macchie senza logica e righe tirate a caso. Io faccio parte degli altri…). La mamma, dopo un caffè e una sigaretta fumata sulla terrazza di casa, inspiegabilmente si butta e si suicida quando Ludovica ha sette anni. Durante un vernissage, (casualmente?) incontra e conosce Emanuele, che nei giorni successivi le proporrà una collaborazione con cui guadagnare velocemente ventimila euro. Si tratta di partecipare alla realizzazione di un cortometraggio che sarà venduto privatamente a una clientela molto selezionata e facoltosa. Il mio primo pensiero è stato: pedopornografia. No, per niente.

Ludovica è ricca, veste firmato, i problemi economici e la crisi non fanno parte del suo mondo, non ha bisogno di quella somma. Ma accetta. Prima di recarsi sul set di questo film “particolare”, rivede Laura, l’altra siamese, dopo due anni di silenzio.
Le due ragazze erano appunto molto unite, inseparabili, avevano progetti di vita simili, una famiglia, dei figli, sarebbero state unite per sempre, per sempre, per sempre, e ancora un po’. Uno dei vari flashback presenti nel romanzo ci racconta le circostanze che hanno portato all’allontanamento delle due siamesi e al passaggio da un progetto di vita qualunque, piatto e “conformista” a vivere senza obiettivi. Non problematizzare le questioni. Prendere le cose che si hanno voglia di prendere quando ti capitano. Essere indulgenti con se stessi. Anteporre il piacere al dovere. Non legarsi a nessuno. Interpretare ogni giorno come se fosse l’ultimo. Essere parassiti nei confronti della vita.

Il “gruppo di lavoro” si ritrova in un locale “in”, frequentato da una genia vippaiola convinta che sia sufficiente prendere l’aperitivo nel posto giusto per sentirsi parte di una élite alla quale appartengono. Poi si sposta in una villa ultramoderna, costruita secondo i principi della teoarchitettura, su due livelli, altamente tecnologica, un luogo ideale per elevare la propria spiritualità in ogni modo e con ogni mezzo. Questo luogo è il centro della vicenda, dove Ludovica accetta di recarsi, senza sapere cosa l’aspetta, dove le viene dato un primo approccio citando una frase del poeta rap Tupak Shakur:

“Se non hai qualcosa per cui vivere, dovresti trovare qualcosa per cui morire”.

Una storia che mi ha profondamente turbata ed angosciata. Uno stile di scrittura molto diverso dai consueti, vagamente somigliante a quello di “Riparare i viventi” di Maylis de Kerangal, quasi un brainstorming letterario. Una staticità mista ad ansia che ho trovato nel film “Circle”, visto recentemente in streaming, e in “Animali notturni” di Tom Ford (stilista/regista citato in questo libro).
Mi è piaciuta parecchio, soprattutto per la sua originalità, per lo stile, per la capacità di provocarmi sensazioni forti. Non so spiegare il motivo, ma spesso, durante la lettura, ho pensato che l’autore non potesse essere un uomo, ma una donna. E non solo perché “automobile = estensione del pene”! Le sfumature delle menti dei personaggi femminili principali e secondari emergono in modo eccezionale. L’autore di certo ha una conoscenza viscerale della donna.

Siamo materiale umano, messo in vetrina. È la frase che, secondo me, costituisce il senso di quest’opera d’arte. Sì, mi sento di definire così questo libro. Un’opera d’arte, un misto di parole e immagini che ben si creano e fondono nella mente del lettore. Un romanzo, e spero un film, che potranno anche essere “di nicchia”, ma con una qualità e uno spessore che i libri commerciali e i cinepanettoni non sfiorano nemmeno lontanamente, la cui lettura o visione è da considerarsi un privilegio.

 

 

 

 

L’AUTORE – Umorista, scrittore, docente di tecniche della narrazione, inizia la sua      attività collaborando con la rivista Comix e il sito di satira online Giuda, e partecipando al Maurizio Costanzo show. Dal 2003 si dedica a una carriera parallela come romanziere noir. Oltre alle raccolte di racconti Storie d’amore, di morte e di follia (Arpanet 2005), e Anni zero (Arpanet 2012), è autore dei romanzi Io non sono come voi (Pendragon, 2007), Cattivo (Perdisa Pop , 2009), Non fare la cosa giusta (Perdisa Pop, 2010). Il metodo Crudele (Pendragon, 2013) e Anche le scimmie cadono dagli alberi sanciscono il suo ritorno all’umorismo caustico e corrosivo degli esordi.