L’informatore




Recensione di Patrizia Argenziano

Autore: John Grisham

Editore: Mondadori

Genere: Legal thriller

Pagine: 310

Anno pubblicazione: 2016

 

 
 
 
 
 
 

Lacy Stoltz sapeva bene che il suo lavoro di avvocato non era un lavoro pericoloso, non era una poliziotta, faceva semplicemente parte della Commissione Disciplinare Giudiziaria della Florida e investigava sulla cattiva condotta dei giudici.
C’erano stati diversi tagli al personale ma la correttezza dei mille giudici che operavano nello stato rendeva, fortunatamente, il lavoro della Commissione tranquillo e abitudinario.
Il nuovo incarico però si poneva in modo diverso dal solito. Era stata contattata da Greg Myers, avvocato appena riammesso all’Albo dopo esserne stato radiato per aver partecipato a loschi traffici immobiliari, con l’intento di coinvolgerla in una questione decisamente spinosa.
Myers, infatti, aveva intenzione di sporgere denuncia nei confronti di una giudice molto in vista che, a parere del suo unico cliente, si arricchiva in maniera illecita e con la velocità della luce, appoggiando, in primis, l’attività della mafia locale con a capo Vonn Dubose.Claudia McDover era una giudice arrivista che, a quanto pare, con ogni mezzo, dava il benestare alle attività dell’organizzazione ricavando denaro e non solo. La collaborazione con la mafia nasceva con la costruzione di un casinò sulla terra dei nativi indiani e si era allargata a macchia d’olio, inglobando tutto e tutti.
Myers, in realtà, conosceva il suo cliente solo attraverso un mediatore che riportava esattamente date, numeri, spostamenti, fatti e le dovute documentazioni. Tutti gli scambi di notizie avvenivano tramite cellulari dai numeri usa e getta o attraverso incontri praticamente clandestini.

Lo scopo di portare avanti una causa dalle dimensioni non indifferenti era quello di dividersi una bella fetta di torta di denaro, dato che lo stato della Florida proteggeva da sempre, anche economicamente, i collaboratori di giustizia.
Per Lacy significava accettare un lavoro, chiaramente in coppia con l’amico e collega Hatch Hugo, un po’ a scatola chiusa: l’unico contatto era Myers, gli altri rimanevano nell’ombra e soprattutto l’informatore non era minimamente immaginabile, non era lecito conoscerne nemmeno il sesso proprio per non mettere a repentaglio la sua posizione e la sua incolumità.
Questi erano i patti.

Lacy lo reputava lavoro adatto all’FBI ma Myers sapeva bene, data la sua esperienza, che per così poco l’organizzazione non avrebbe messo certo in moto i suoi ingranaggi. L’FBI sarebbe stata l’ultima eventuale mossa.
Lacy, Hutch e il loro capo Geismar avevano così iniziato questa insolita indagine che sapeva di bruciato, che li metteva alla prova, che li infastidiva anche solo per non poter parlare liberamente nemmeno con Myers… ma era pur sempre un lavoro e tutto era ancora da dimostrare.

Questo era il prima, prima che il caso si trasformasse in maniera evidente in pericolo, anzi, più di un pericolo.

Lacy è ancora nel suo letto d’ospedale e riflette, non è ancora del tutto lucida e la presenza del suo fratellone le fa davvero piacere ma contemporaneamente la stordisce.
Tutto quello che è successo le ha dato però una certezza, questa indagine ha scoperchiato un pentolone che scotta e tutto quello che può fare è andare avanti, adesso più che mai sa che Myers, il mediatore e l’informatore non hanno mentito e che soprattutto, sono in serio pericolo.
Lacy lo sa, adesso ci sono fatti concreti e non parole, l’FBI non può più tirarsi indietro perché sono tutti nel mirino ed è diventata, in un istante, una corsa contro il tempo, contro la paura, contro il pericolo e contro il braccio della morte.
È arrivato il momento in cui, per sopravvivere, tutti hanno bisogno di tutti.

Siamo di fronte a un romanzo denuncia.
L’autore, ricco della sua esperienza di avvocato, mette in luce alcune, tra le tante, piaghe presenti nella società di oggi. Con precisione, racconta di mafia locale, razzismo, riciclaggio di denaro e corruzione, alimentando tutte le nostre incertezze nei confronti della giustizia, della correttezza e dell’uguaglianza che abbiamo sempre creduto essere presenti in coloro che le rappresentano: il sistema giudiziario.

Nelle prime pagine si fatica un po’, nonostante una narrazione impeccabile, scatta il terrore di leggere un caso dalla facile risoluzione e, nell’insieme, monocolore, poi finalmente una svolta: i ritmi cambiano, i personaggi si animano, la paura diventa più palpabile e si è costretti a continuare la lettura perché la salvezza dei giusti non è più così scontata e noi non possiamo abbandonarli.

Ai futuri lettori… mi piace pensare che, in questo romanzo, al di là del caso e delle denunce, la protagonista assoluta sia la donna; emergono, infatti, figure femminili con ruoli importanti dalle diverse e interessanti personalità.
Io non posso anticipare nulla… ma mi piacerebbe conoscere poi le Vostre opinioni in merito.

Buona lettura!
 
 
 

John Grisham


John Grisham nasce a Jonesboro (Arkansas, USA) l’8 febbraio 1955. Fervido lettore, consegue la laurea in legge e diventa avvocato penalista. A tempo perso si cimenta nella scrittura, nel 1988 pubblica il suo primo romanzo “Il momento di uccidere”, punto di partenza di una lunga carriera.