L’invenzione degli animali




Recensione di Cristina Bruno


Autore: Paolo Zardi

Editore: Chiarelettere

Genere: Narrativa contemporanea

Pagine: 240

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

Sinossi. In un’Europa dilaniata dagli scontri e tagliata in due, in una società in cui la democrazia è stata svuotata di ogni significato e ogni cosa è decisa dagli imperativi dell’economia, l’azienda più grande del mondo ha riunito le migliori giovani menti del continente e ha affidato loro il compito di inventare un nuovo futuro. Tra questi promettenti scienziati c’è Lucia Franti che a Parigi lavora su un progetto di ibridazione genetica: l’obiettivo è porre le basi per un allevamento su larga scala di animali donatori di organi. La morte di una delle cavie, tuttavia, svelerà una realtà che nessuno vuole riconoscere e Lucia, suo malgrado, si troverà costretta a prendere decisioni che, in un drammatico crescendo di eventi, metteranno in pericolo la sua stessa vita. Ambientato in un futuro imminente, “L’invenzione degli animali” ruota attorno ai temi della coscienza degli esseri umani, la relazione tra genetica e mente, la diversità rifiutata, la responsabilità morale dei singoli individui e i rischi legati alla perdita di un’idea etica del mondo.

 

Recensione

Lucia e Patrick sono una giovane coppia che vive e lavora a Klagenfurt per la Kikowy, una multinazionale che ha come obiettivo la progettazione del futuro in tutti i suoi aspetti: economico, etico, filosofico, genetico.

La vita scorre veloce tra frenetici ritmi di lavoro e amicizie, in particolare i due si legano a un’altra coppia, Marianne e Tibor, che vive proprio sopra di loro e lavora nella stessa azienda. I criteri di selezione della Kikowy sono molto restrittivi: i giovani devono essere di significativo talento, disposti a muoversi in giro per il mondo, ambiziosi.

Dopo un breve periodo a Klagenfurt i quattro vengono destinati a luoghi diversi, Lucia e Patrick sono inviati a Parigi dove si occuperanno rispettivamente di ingegneria genetica e di ricerche economiche. Il lavoro che aspetta Lucia è stimolante e i suoi superiori si aspettano da lei risultati importanti. Nel suo laboratorio è stato ricreato un habitat naturale dove vivono delle strane creature che contengono parte di DNA umano, infatti il loro utilizzo sarà nell’ambito della donazione di organi.

Chi le ha progettate vuole creare un serbatoio infinito di organi per i trapianti. Non tutto però procede linearmente, la Natura infatti ha la bizzarra abitudine di fare scherzi inaspettati. E così giorno dopo giorno, a causa di una serie di eventi all’interno di quell’habitat artificiale, le creature iniziano a manifestare un embrione di coscienza e di organizzazione sociale. La scoperta sconvolgerà la vita di Lucia e la porterà a scelte che cambieranno il suo destino e quello di tutto il mondo.

Il romanzo si svolge in un futuro prossimo, in un’Europa divisa drasticamente in due classi sociali: i ricchi e i poveri. È una società che erge muri di difesa per tenere lontani gli emarginati, una società che premia solo la spregiudicatezza negli affari, dominata dall’economia, senza bisogno di nessuna sovrastruttura politica che ne mascheri l’operato.

Quello che l’autore descrive è un mondo che sembra non avere vie d’uscita, destinato all’autodistruzione, senza più valori etici, solo egoismi creati da un inseguire il profitto a tutti i costi, con unidea di progresso funzionale solo al miglioramento della vita del ceto benestante.

Se Orwell vedeva il pericolo nel controllo totale e Zamjatin nell’annullamento dell’identità individuale, Zardi avverte il rischio di inseguire la ricchezza e il benessere materiale senza nessun controllo etico.

La Kikowy diventa così il paradigma di una società che ha sostituito ai valori umani i valori di mercato e che in nome del progresso e del bene dei pochi considera tutto lecito. La scelta di Lucia, il singolo che sfugge al meccanismo grazie al risveglio della coscienza, è il simbolo di una speranza che non muore mai, la scintilla che permette all’Uomo di restare tale e di sopravvivere a qualsiasi regime.

 

A cura di Cristina Bruno

fabulaeintreccio.blogspot.com

 

Paolo Zardi


(1970), di professione ingegnere, ha pubblicato tre raccolte di racconti: Antropometria (Neo 2010), Il giorno che diventammo umani (Neo 2013) e La gente non esiste (Neo 2019); tre romanzi brevi: Il signor Bovary (Intermezzi 2014), Il principe piccolo (Feltrinelli Zoom 2015) e La nuova bellezza (Feltrinelli Zoom 2016); e quattro romanzi: La felicità non esiste (Alet 2012), XXI secolo (Neo 2015), tra i dodici finalisti del Premio Strega 2015, La Passione secondo Matteo (Neo 2017) e Tutto male finché dura (Feltrinelli 2018).

 

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