L’isola delle anime




Piergiorgio Pulixi, vincitore del Premio Giorgio Scerbanenco 2019!

Recensione di Sara Ferri


Autore: Piergiorgio Pulixi

Editore: Rizzoli, Nero Rizzoli

Genere: Thriller e gialli

Pagine: 445

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Li chiamano cold case. Sono le inchieste senza soluzione, il veleno che corrompe il cuore e offusca la mente dei migliori detective. Quando vengono confinate alla sezione Delitti insoluti della questura di Cagliari, le ispettrici Mara Rais ed Eva Croce ancora non lo sanno quanto può essere crudele un’ossessione. In compenso hanno imparato quant’è dura la vita. Mara non dimentica l’ingiustizia subita, che le è costata il trasferimento punitivo. Eva, invece, vuole solo dimenticare la tragedia che l’ha spinta a lasciare Milano e a imbarcarsi per la Sardegna con un biglietto di sola andata. Separate dal muro della reciproca diffidenza, le sbirre formano una miscela esplosiva, in cui l’irruenza e il ruvido istinto di Rais cozzano con l’acume e il dolente riserbo di Croce. Relegate in archivio, le due finiscono in bilico sul filo del tempo, sospese tra un presente claustrofobico e i crimini di un passato lontano. Così iniziano a indagare sui misteriosi omicidi di giovani donne, commessi parecchi anni prima in alcuni antichi siti nuragici dell’isola. Ma la pista fredda diventa all’improvviso rovente. Il killer è tornato a colpire. Eva e Mara dovranno misurarsi con i rituali di una remota, selvaggia religione e ingaggiare un duello mortale con i propri demoni.Interrogando il silenzio inscalfibile che avvolge la sua Sardegna, Piergiorgio Pulixi spinge il noir oltre se stesso, svela le debolezze della ragione inquirente in un mondo irredimibile, in cui perfino la ricerca della verità si trasforma in una colpa.

 

 

Recensione

In Sardegna il silenzio è quasi una religione. L’isola è composta da infinite distanze e silenzi ancestrali che hanno qualcosa di sacro.

È con questa frase, proprio all’inizio del libro, che l’autore ci regala un’immagine della sua Sardegna. Tra le pagine del romanzo infatti, trapela un amore viscerale per questa terra, che l’autore trasferisce ai protagonisti, e alla storia. Durante la lettura mi sono potuta calare nella tipicità di un territorio aspro, ma allo stesso tempo capace di regalare sensazioni magnifiche.

Ho potuto sentire gli odori delle pietanze tipiche, i profumi dei fiori autoctoni, sentire il maestrale scivolarmi tra i capelli. La Sardegna è conosciuta per il suo mare cristallino. Spiagge di infinita bellezza, dove la sabbia è bianca e calda. Dove il mare crea uno spettacolo di colori tali da confondersi con il cielo.

Ma Sardegna è anche sinonimo di lusso, località da “Very Important People”, gettonatissime in estate, porti colmi di ricchezza, yacht di lusso, locali alla moda e turisti che ostentano agiatezza. Ma la parte più vera di questa isola, separata dal resto dell’Italia, che gli isolani chiamano “il continente”, quella parte di cui si parla in questo romanzo, nasconde luoghi dove si respira l’aria del passato.

Non di un passato recente, ma di quel passato antico di millenni, che porta con sé tradizioni, usi e costumi che provengono da un’era in cui la terra era l’unica cosa in cui credere.

La terra è la nostra eterna madre e donna, e come ogni donna fa, anch’essa dona qualcosa alla nostra ricchezza.

Questo passo di Jünger racchiude una grande verità che gli isolani fanno propria.

Questo è il mantra che una piccola parte di popolazione, riservata, chiusa, e schiva porta dentro di sé. Un legame indissolubile che li tiene vincolati ai ritmi della natura, ai cicli delle stagioni, a quelli lunari.

Dimenticate i serial killer… non ci sono omicidi seriali, non ci sono profili psicologici da analizzare.

Le parole del Commissario ci lasciano intendere che dietro a quanto accade in queste pagine c’è qualcosa di più arcano del raptus di un folle omicida. Non è nella pazzia di un singolo individuo che va ricercata la soluzione al caso. Bensì è nella natura stessa di quest’isola, nel suo legame profondo che la tiene avvinta al suo popolo, che potrebbe trovarsi il motivo di tanta crudeltà.

È necessario studiare e ripercorrere la storia della cultura sarda per comprendere la verità che si cela dietro ai due omicidi. Sono due “Cold Case” come amano definirli gli americani. In realtà, nei delitti, non c’è nulla di freddo. La sensazione di angoscia che le immagini delle due giovani donne trasmettono è un fiume caldo che ti scivola addosso.

C’è una ritualità che trapela all’istante osservando gli omicidi. Qualcosa che li lega, nonostante ci siamo decenni a dividerli. Indizi inconfutabili che lega un assassinio all’altro. E poi un terzo, nuovo, caso… ancora una giovane donna, di nuovo le stesse identiche similitudini. O forse no?

E sul caso Pulixi, mette insieme una coppia di Poliziotte. Due donne diverse, sole, sofferenti…ma per questo così simili. Ho conosciuto Rosa Lopez, protagonista femminile de “Lo stupore della notte”, precedente romanzo dello stesso autore. E se è vero che ho adorato questa donna androgina, forte e indomita, ho profondamente amato Eva, una della due protagoniste de “L’isola della anime”.

Troppi spettri, troppe recriminazioni. E chi dice che i fantasmi col passare del tempo impallidiscono, si rassegnano e spariscono mente. I miei sono più vividi che mai.

Questa è Eva. Questi sono gli spettri che le tengono compagnia. Ho amato ogni suo piccolo dettaglio. Caratteriale, fisico, psicologico. Tutto in lei è meraviglia.

Come lo è del resto il personaggio di Moreno, uomo malato, ma disposto a portare avanti una lotta senza fine. Disposto a mettere in gioco tutto per trovare la soluzione a ciò che lo affligge… anche se stesso. È così che un trio strambo e malandato indaga sugli omicidi, quelli di un tempo ma anche su quello di oggi. Mettendo a nudo verità di una Sardegna ancora da scoprire. Ma forse la verità va ricercata altrove. Forse ciò che si scorge è solo una menzogna, solo un sotterfugio per nascondere il vero “movente” e il vero assassino. Ma qui non ci sono né vincitori né vinti. Le vittime sono tutti coloro i cui nomi sono menzionati nel romanzo.

Le vittime siamo anche noi, nel mondo odierno. Un mondo sporco, viziato, fasullo e sofferente. Dove solo chi crede ancora che sia possibile fare qualcosa per la nostra salvezza, e agisce di conseguenza forse, si salverà davvero. Come per il precedente libro dello stesso autore, ho divorato “L’isola delle anime” in poche notti insonni.

Ogni volta meravigliandomi del mondo che l’autore è in grado di costruire all’interno di pagine scritte. Vivendo con i personaggi. Ridendo e soffrendo con loro. Scorrendo le pagine fino all’ultima, che mi lascia tra le dita una sensazione di abbandono.

Perché questo libro è già finito, e sarà necessario attendere per poter avere un suo nuovo romanzo da leggere.

 

 

 

 

Piergiorgio Pulixi


Nato a Cagliari nel 1982, ha compiuto gli studi classici e, dopo un periodo trascorso a Londra, vive a Milano. Fa parte del collettivo di scrittura Mama Sabot creato da Massimo Carlotto, di cui è allievo. Insieme allo stesso Carlotto e ai Sabot ha pubblicato diversi titoli a partire da Perdas de Fogu (edizioni E/O 2008), per poi proseguire con L’albero di microchip (Edizioni Ambiente 2009), Un amore sporco (nel trittico Donne a perdere, Edizioni E/O 2010) e Padre nostro(Rizzoli, 2014). Nel 2009 inizia la saga poliziesca di Biagio Mazzeo con il noir Una brutta storia (2012) che proseguita con La notte delle pantere (2014) e Per sempre (2015). L’ultimo romanzo della quadrilogia è Prima di dirti addio (2016). La serie di Biagio Mazzeo è stata pubblicata da E/O e ha ricevuto diversi riconoscimenti. Del 2014 è il noir psicologico L’appuntamento (sempre per E/O), che viene salutato come «una piacevole conferma da parte di uno degli autori più interessanti in circolazione», anche per via della sfida narrativa dovuta al fatto di essere ambientato intorno a un tavolo di un ristorante e avere solo due personaggi. Il romanzo, tra l’altro, si aggiudica il Premio Prunola 2016. Nel 2015, sempre per i tipi di E/O, inizia la serie thriller I canti del male con il romanzo Il canto degli innocenti (Premio Franco Fedeli 2015 e Premio Grotte della Gurfa 2016) a cui segue, nel 2017, La scelta del buio. Protagonista di questa nuova serie è il commissario Vito Strega e nel progetto editoriale sono tredici i titoli previsti. Nel 2016 si è aggiudicato il Premio Serravalle Noir. Sempre nel 2016 scrive, con Massimo Carlotto, Lovers Hotel, la prima audioserie italiana diffusa sulla piattaforma Audible. Nel 2017 pubblica la sua prima antologia intitolata L’ira di Venere (CentoAutori Edizioni), una raccolta di racconti noir calati nella dimensione femminile per puntare il dito contro la piaga del femminicidio, un tema che Pulixi aveva già affrontato con il racconto Non sarà mai l’ultima pubblicato nell’antologia Nessuna più (2014), curata da Marilù Oliva per Elliot Edizioni. Nel 2018 pubblica per Rizzoli il thriller Lo stupore della notte, romanzo che sonda le paure di molti immaginando attacchi terroristici a Milano. Nel 2019, sempre per Rizzoli, pubblica il thriller L’isola delle anime, questa volta ambientato nella sua terra: la Sardegna. Piergiorgio Pulixi collabora con riviste e blog di settore come recensore; alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su il manifesto, Left, Micromega, Narcomafie, come anche in diverse antologie. È stato scelto per rappresentare l’Italia al Crime Writers Festival 2016 a Nuova Delhi in India e al Deal Noir Festival 2016 nel Kent, in Inghilterra. È stato presidente, nonché uno dei fondatori, del Festival letterario Giallo al Centro di Rieti

 

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