Lo chiamavano Gladiatore




(Recensione  di Francesco Ambrosio)


Autore: Andrea Frediani e Massimo Lugli

Editore: Newton Compton

Genere: romanzo storico

Pagine: 322

Data di pubblicazione: 22 febbraio 2018

 

 

SINOSSI. Roma, I secolo d.C., sotto l’imperatore Tito. Aurelio fa fallire l’impresa che gli ha lasciato il padre e, minacciato dagli usurai, è costretto a farsi schiavo per i troppi debiti. Finisce così in una scuola di gladiatori: ha talento nell’arena, ma deve fronteggiare la rivalità dei compagni. Un aiuto gli arriva da Clovia, una donna senza scrupoli che, grazie a una misteriosa pozione, ha trovato il modo per potenziare le doti atletiche dei combattenti su cui scommette…

Roma, giorni nostri. Valerio si è innamorato di una prostituta ed è determinato a liberarla dai suoi protettori. Da quando è finito sul lastrico, rovinato dal suo socio in affari, però, non ha più un soldo e l’unica sua fonte di guadagno sono i combattimenti clandestini di arti marziali. Per sopravvivere in quel mondo spietato, sarà costretto a ricorrere a soluzioni più estreme…
E questo, per quanto strano possa apparire, legherà il destino di Valerio a quello di Aurelio, vissuto duemila anni prima. Per entrambi i combattenti, dietro l’angolo si nasconde l’insidia che potrebbe distruggere le loro vite.

 

RECENSIONE. Questo libro parla di una doppia storia, un doppio fallimento da parte di due protagonisti, prima ricchi, che saranno costretti a una vita fatta di sofferenze e duri compromessi per ritrovare il loro posto nel mondo. I due sono Aurelio e Valerio: le vicende che riguardano il primo si svolgono nell’antica Roma, quelle del secondo nella Roma del presente.

Il libro sembra racchiudere al suo interno due romanzi in uno. È la prima volta che leggo qualcosa di Frediani, autore che ho sentito spesso accostare al genere del romanzo storico e posso dire che ne è valsa la pena leggerlo, per come, anche in modo semplice, riesce a catapultarti e farti immergere nell’antichità facendotela rivivere attraverso le sue parole e descrizioni, non pesanti, ma dettagliate nella loro semplicità.

La parte affidata all’altro autore, Massimo Lugli, ha forse qualche nota stonata, per come si passa dal passato al presente, ma è criticabile fino ad un certo punto, in quanto era chiaro sin dall’inizio che la scelta di un libro “a quattro mani” potesse portare a queste brusche variazioni temporali e di stile.

Infatti, mi sono informato sullo scrittore e giornalista, scoprendo che si occupa maggiormente di gialli e per questo è apprezzabile la scelta coraggiosa di cimentarsi in un romanzo storico come questo.

Lo stile è semplice, a tratti colloquiale. Frediani scrive al passato, come è giusto che sia, Massimo Lugi invece usa il presente, permettendo al lettore di vivere il suo personaggio e immedesimarsi anche nei suoi pensieri.

Nel romanzo c’è molta azione e i combattimenti sono ben descritti per entrambi i personaggi. Sono quindi pochi i passaggi stagnanti, ma è lo stile stesso, composto da periodi brevi, a ricalcare un ritmo veloce che ho gradito molto.

Tra gli altri personaggi ho apprezzato molto Clovia, moglie di un senatore, che trama alle spalle del marito; è una donna a cui piace molto giocare, soprattutto circondandosi di gladiatori come amanti.
Lo chiamavano Gladiatore è una lettura molto piacevole e scorrevole.

 

Massimo Lugli è un appassionato di arti marziali e ne cita davvero tante nel libro, ma attualmente fatico a ricordarne i nomi. Nella storia di Valerio non mancano riferimenti a film come Karate Kid e Rocky, e anche al regista iraniano Kiarostami.

 

 

 

ANDREA FREDIANI


Consulente scientifico della rivista «Focus Wars», ha collaborato con numerose riviste specializzate. Con la Newton Compton ha pubblicato, tra gli altri, i saggi “Le grandi battaglie di Roma antica”; “I grandi generali di Roma antica”; I” grandi condottieri che hanno cambiato la storia”; “Le grandi battaglie di Alessandro Magno”; “L’ultima battaglia dell’impero romano” e “Le grandi battaglie tra Greci e Romani. Ha scritto inoltre i libri 101 segreti che hanno fatto grande l’impero romano e 101 battaglie che hanno fatto l’Italia unita, e i romanzi storici 300 guerrieri”; “Jerusalem”; “Un eroe per l’impero romano”; la trilogia “Dictator” (“L’ombra di Cesare”, “Il nemico di Cesare” e “Il trionfo di Cesare”, quest’ultimo vincitore del Premio Selezione Bancarella 2011), “Marathon”; “La dinastia” e “Il tiranno di Roma. Gli Invincibili – Alla conquista del potere” è il primo volume di una quadrilogia dedicata al futuro imperatore Augusto. Le sue opere sono state tradotte in cinque lingue.

 

 

 

MASSIMO LUGLI


Dopo aver lavorato per anni a «Paese sera» è inviato speciale de «La Repubblica». Dal 1975 si occupa di cronaca nera e alterna la passione per il giornalismo e per la scrittura con quella per le arti marziali, che pratica fin da bambino e che appaiono sempre nei suoi romanzi. Ha pubblicato Roma maledetta (Donzelli, 1998) e, con la Newton Compton, La legge di Lupo solitario (2007), L’Istinto del Lupo (terzo classificato al Premio Strega 2009 e vincitore del “Controstregati”), Il Carezzevole (2010), L’adepto (2011), Il guardiano (2012), Gioco perverso (2012), Crimini imperfetti (raccolta di tutte le indagini di Marco Corvino, 2013), Ossessione proibita (2013), La strada dei delitti (2014). Nello stesso anno il suo racconto Spari di mezzanotte appare nell’antologia Delitti di Capodanno, sempre per Newton Compton. Nel 2015 esce Nel mondo di mezzo. Il romanzo di mafia capitale (Newton Compton).

A cura di Francesco Ambrosio

universoefterion.blogspot.it/



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