L’ombra degli Havilland




(Recensione di Sebastiano Cappello)


Autore: Joyce Maynard

Editore: Harper Collins Italia

Traduttore: M. Faimali

Pagine: 435 p.

Genere: Fiction

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

SINOSSI

Reduce da una condanna per guida in stato d’ebbrezza che potrebbe costarle l’affidamento del figlio Ollie, Helen sta attraversando un momento difficile, e l’amicizia di Ava e Swift Havilland sembra l’unica ancora di salvezza. In breve tempo quella coppia di ricchi filantropi diventa il centro della sua vita: li aiuta con l’associazione non profit che hanno fondato, partecipa alla brillante vita sociale che conducono, condivide con loro pasti e confidenze.

Abbagliata dal fascino dei nuovi amici, che le fanno balenare davanti agli occhi la possibilità di sfruttare la loro influenza per vincere la battaglia legale per l’affidamento, inizia persino a sognare un futuro in cui lei e Ollie saranno di nuovo insieme.

E quando incontra Elliot, un simpatico commercialista di cui potrebbe innamorarsi e che però loro disapprovano, non esita a mettere in discussione se stessa e la propria capacità di giudizio. Ma nel momento in cui Ollie diventa il testimone scomodo di un incidente che coinvolge Swift, quella facciata scintillante inizia a sgretolarsi.

 

RECENSIONE

Cosa succede se incontriamo una persona con la quale leghiamo così tanto da farci influenzare a tal punto da condizionare totalmente la nostra vita?

Questo romanzo, che tratta di tematiche quotidiane della nostra vita, parla proprio di questo: la facilità con cui certe persone si lasciano influenzare dalle altre; il titolo originale dell’opera è “Under the Influence”, ed è questa la condizione nella quale si ritrova Helen, che approfitta di una coppia di suoi anziani amici, Ava e Swift, molto ricchi e influenti, affinché le venga riaffidato il figlio perduto.

La situazione però degenererà, ed Helen diventerà una sottomessa di questa coppia, prenderà delle decisioni, guidata da Ava, e invece di ritrovare un nuovo equilibrio, perderà se stessa.

Ciò che mi ha colpito di questo romanzo è come i temi dell’alcolismo e della maternità vengano affrontati con schiettezza, senza molti particolari, perché la scrittura della Maynard è scorrevolissima, non pretende nulla, non ha orpelli.

Nonostante questo, ho trovato un po’ banale e scontato il modo in cui è stata trattata la tematica amorosa, e un po’ debole il finale, che non dà tutte le risposte e, allo stesso tempo, risulta prevedibile.

Un punto di forza è però sicuramente la coppia di anziani, gli Havilland, con i loro pregi, ma soprattutto le loro ombre.

Morale della favola?

Non si finisce mai di conoscere le persone.

 

 

Daphne Joyce Maynard


(5 novembre 1953). É una romanziera e giornalista americana. Ha iniziato la sua carriera nel giornalismo negli anni ’70, scrivendo per diverse pubblicazioni, tra i quali il New York Times. Negli anni ’80 iniziò anche la sua cxarriera da romanziera, pubblicando il suo esordio nel 1981 “Baby Love”. Alcuni dei suoi romanzi sono stati adattati a film, come ad esempio “Labor Day” (2013). Maynard ha ricevuto un’attenzione mediatica significativa nel 1998 con la pubblicazione del suo memoriale “At Home in the World”, che tratta della sua relazione con JD Salinger.

A cura di Sebastiano Cappello

 

 



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