L’ora buca




Recensione di Giusy Giulianini


Autore: ​​Valerio Varesi

Editore:Edizioni Frassinelli

Pagine: 336

Genere:Noir distopico

Anno: 2020 (ottobre, 06)

 

 

 

 

 

Sinossi. Nell’aula professori di una non meglio identificata scuola superiore, con una regolarità dettata dagli orari di docenza e soprattutto dalle anelate ore buche, due insegnanti di scienze si incontrano, chiacchierano del più e del meno e disquisiscono di massimi sistemi sotto lo sguardo benevolo e forse moderatamente onnisciente dell’epicureo bidello Mario. Avendo formazione scientifica, i due uomini non possono evitare di valutare la loro condizione – umana, s’intende – precariamente associata a quella di un pianeta che assomiglia molto a un arancino (con una crosta fragile e un centro incandescente) vagante nell’universo infinito. Per uno dei due, d’ora in poi il Professore, è anche diventato difficile, se non impossibile, rispettare i dettami del programma: gli pare umiliante raccontare e vendere per certezza granitica qualche legge, confutabile per sua stessa natura, a quei ragazzi che di certezze ne hanno pochissime. È così che, per conquistare un posto nel mondo che sia all’altezza delle sue ambizioni, il Professore si imbatte nell’Agenzia. Che dopo una serie di workshop e di test, lo arruola nelle sue fila per una missione molto particolare: distruggere la reputazione di un uomo politico diffondendo fake news. Niente di più facile, e un trampolino di lancio per il Professore. Ma soddisfare le aspettative della inquietante e potentissima Agenzia, non basta. E il patto del Professore prevede un prezzo sempre più alto.

 

Recensione

“Nossignori, io sono colei che mi si crede” recitava la pirandelliana signora Frola in Così è, se vi pare, che oggi, in questa nostra era dell’apparenza, si aggiudicherebbe di diritto il ruolo di testimonial. Viviamo tutti, inutile negarlo, per emergere da uno scialbo anonimato, per bucare l’altrui indifferenza, per distinguerci da un brusio monocorde.  Vogliamo apparire sul proscenio, brillare al meglio di noi, anzi meglio di quel che siamo.A colpi di like su Facebook, di cuoricini su Instagram, di cinguettii su Twitter, di fotoritocchi con Photoshop. Pur di essere qualcuno, non importa a che prezzo, e neppure in che modo.

È quel che accade anche al tragico ed emblematico protagonista de L’ora buca (Edizioni Frassinelli, ottobre 2020), l’ultimo romanzo di Valerio Varesi.

Il Professore, docente di fisica in un istituto superiore, si sente ogni giorno più frustrato da una “scienza che assume la parvenza di verità, salvo poi svelare da sola le sue menzogne scodellandoci interpretazioni più convincenti”, deluso poi di non poter trasmettere certezze ai suoi studenti, pronti infatti, avvertendone la scarsa convinzione, a fuggire dalle sue lezioni verso “la rassicurante solidità delle cose fuori dalla finestra”.

Il Professore però, si badi l’unico personaggio del romanzo a non avere nome perché potrebbe essere chiunque di noi, non ci sta a quel ruolo di gregario, scalpita e sgomita per sfuggire alla qualunquità, finché non si imbatte nell’Agenzia, un po’ loggia massonica, un po’ società di servizi avveniristici, che gli promette le luci della ribalta se saprà indossare i panni sempre più ingrati che via via gli cuciono addosso.

Ed eccolo, prima, dietro lo schermo di un computer, nel ruolo del marito defunto dell’inconsolabile Gina che il Professore impersona con brillante credibilità, grazie alle sue inusuali doti mimetiche e ai sofisticati strumenti informatici dell’Agenzia, in grado di piegarne fattezze del volto e timbro di voce a quelle del defunto.  Ed eccolo poi a dare un contributo decisivo nella campagna diffamatoria contro un magistrato scomodo, lui attore determinante di quella rovina. E mentre le sue quotazioni all’interno dell’Agenzia salgono inesorabili, il Professore diviene il cavallo di razza su cui puntare. Ma, si sa, ogni ascesa cela in sé il germe della caduta e quella del Professore sarà ignominiosa e paradossale, eppure soddisfacente perché comunque sarà valsa a strapparlo all’anonimato.

Un noir distopico, L’ora buca, che tanto distopico non è perché una certa realtà, se la si vuol vedere, è sotto gli occhi di tutti e la deriva che potrebbe seguirne non è troppo lontana da quella che Varesi immagina tra le sue pagine. Giornalista e scrittore, è infattila cronaca – attuale o remota, quindi la storia, o anche futuribile – la sua costante fonte di ispirazione, che Varesi decodifica, ricostruisce nei moventi, denuncia e immagina.

L’ora buca è il romanzo dell’apparenza, della simulazione del vero che in ultima analisi è menzogna. Viviamo un’epoca in cui, dal privato al pubblico, l’arte dell’apparire spopola, imbellendo individui da poco, nulla più che “gusci vuoti”.  

Ciò accade anche in politica dove, si faccia avanti chi ha il coraggio di negarlo, pare sempre più spesso di guardare “un palcoscenico dove attori scelti per il bell’aspetto, per la spregiudicatezza con cui parlano al popolo, recitano una parte scritta da altri, per altri interessi”.  Vi pare così distopico tutto questo? A me, in tutta franchezza, no.

D’altronde Nietzsche stesso, già nelle ultime decadi del XIX secolo, aveva intuito che l’uomo moderno cela dietro una maschera l’assenza di valori o fugge la tragicità che non è in grado di affrontare. La maschera è dunque per l’individuo un mezzo ambiguo, dietro il quale da un lato la verità ama nascondersi per salvaguardare la propria profondità, ma che dall’altro lui utilizza per non vedere la realtà, per sfuggire da essa.

Come possiamo ignorare di essere tutti costretti a indossarne una, che nasconda la vergogna per quel che siamo, o peggio per quel che non riusciamo a essere?

Ne è ben consapevole Tomassoni, il cinico manager dell’Agenzia, che, alle prime battute della loro collaborazione così catechizza il Professore, asservendolo:

Ci è sempre utile indossare più panni. Lo facciamo inconsapevolmente ogni giorno, tanto vale prenderne coscienza. […] In un mondo cangiante a una velocità che supera il passo abitudinario del nostro cervello, occorre essere plurimi, anche noi cangianti”.

E pare di vederci, tutti in fila, istupiditi, mentre fatti e notizie ci colpiscono a una velocità così frenetica da non farci distinguere la sordida trama che si va disegnando. Così anche il Professore di Varesi che, abbagliato dal fatuo splendore della maschera di notorietà che a ogni costo vuole ottenere, si illude per tale via di colmare il proprio vuoto esistenziale.

E, mentre si compie la sua sciagurata discesa agli inferi, assistiamo anche, impietriti ma finalmente consapevoli, allo svelamento del volto più tragico della nostra attualità, quello dei dolosi processi mediatici e della surrettizia “macchina del fango”.

Nei nostri giorni di coscienze addormentate, nei quali “la gente prende i drammi della cronaca per sceneggiati” e l’indignazione resta al più confinata su tasti percossi da leoni da tastiera, come stupirsi che la nostra solitudine sia del tutto funzionale ai propositi di oscuri burattinai? Connessi col mondo ma soli. Questo è il grande prodigio.

Dà l’idea di una comunità, ma le persone non si incontrano mai. E se non sono una moltitudine fisica in una piazza in un corteo in una manifestazione mica faranno più paura”. Panem et circenses stigmatizzava Giovenale nel II secolo d.C., ma neppure le nostre aspirazioni sono poi così più elevate di quella sua plebe rabbonita da cibo e divertimenti: chiusi in una stanza a fissare uno schermo che ci illumina di luce fredda, ci convinciamo di aver conquistato un mondo senza confini, mentre invece siamo prigionieri di un gioco perverso di illusioni e menzogne, incapaci di comprendere una finzione servitaci sotto le false apparenze del vero.

Ne L’ora buca Varesi riprende la sua nobile missione di “entomologo sociale” dal punto in cui si era interrotto con Lo stato di ebbrezza. Lo fa attraverso una spietata dissezione, verosimile nelle conclusioni anche quando immagina una deriva non ancora compiutasi. Senza mai abbandonare quella passione sociale che da sempre colora la sua arte. Con una penna intinta di lucida sincerità, provocatoria e dissacrante ideale per scuotere coscienze intorpidite. Non dimenticando mai che il noir, secondo la lezione di Jean-Patrick Manchette, è il vero erede del romanzo sociale.

Lo fa da filosofo che non smette di interrogarsi sul senso di questo nostro esistere, e da uomo di seduttiva e profonda cultura che ben conosce Wilde, Poe, Pirandello, Schnitzler, Bellow, ecc., al punto da restituirceli in altrettanti fotogrammi di fulminea malia.

Non diversamente da quanto si dice in pittura per Primitivi e Macchiaioli: i secondi hanno amato i primi rendendo loro omaggio attraverso un’arte che, muovendo dall’antico, realizza nuovi e originali capolavori.  

   

A cura di Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.

 

 

 

 

Valerio Varesi


nato a Torino nel 1959, vive a Parma e lavora nella redazione bolognese del quotidiano La Repubblica. Laureato in filosofia a Bologna con una tesi su Soren Kierkegaard, è autore di quindici romanzi noir con protagonista il commissario Soneri della questura di Parma, interpretato da Luca Barbareschi in 14 puntate televisive della serie “Nebbie e delitti”, andate in onda su Rai2. Autore eclettico, ha scritto anche romanzi storico-politici riuniti nel volume Trilogia di una Repubblica. L’ultimo poliziesco con protagonista il commissario Franco Soneri è Gli invisibili (Frassinelli, 2019), mentre proprio ai primi di ottobre è uscito un noir distopico di forte suggestione, L’ora buca (Frassinelli, 2020). Varesi è tradotto anche in Francia, Gran Bretagna, Spagna, Germania, Olanda, Turchia, Polonia e Romania. Per l’elevata qualità della sua scrittura e la nobiltà del suo sentire sociale ha ottenuto prestigiosiriconoscimenti letterari, i più recenti dei quali sono il francese Prix Violeta negra e la bolognese Targa Volponi. www.valeriovaresi.net

 

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