L’ultima casa a sinistra




Recensione di Francesca Giovannetti


Autore: Unni Lindell

Editore : Newton Compton

Traduttore : Irene Peroni

Genere : Thriller

Pagine: 392

Anno di pubblicazione : 2012

 

 
 
 
 
 
 
 

Britt Else Buberg, una donna sola e apparentemente senza legami, in un giorno di luglio cade dal sesto piano di un palazzo alla periferia di Oslo. Non si tratta di suicidio, le prove indicano tutte che è stata scaraventata al di là della balaustra del suo terrazzo.
Poco tempo dopo, da un camping alle porte della città scompare la giovane Lilly Rudeck, una lavoratrice stagionale di nazionalità polacca, che viveva in una baracca sulla spiaggia.

Gli investigatori sanno che a gestire il campeggio è un vicino di Britt. Qual è il collegamento fra Lilly e Britt? Per Cato Isaksen e la collega Marian Dahle l’esito delle indagini non può essere così scontato. E infatti la faccenda si complica quando si scoprirà che nello stesso camping è stata violentata e uccisa un’altra ragazza, stranamente somigliante a Lilly. Ma quel delitto è avvenuto molti anni prima, nel 1972…

La coppia Isaksen /Dahle non è affiatata né complice sul lavoro, ma dal punto di vista letterario funziona a meraviglia. Con caratteri e maniere completamente differenti i due personaggi uniscono, spesso punzecchiandosi, i loro punti di vista, riuscendo a cogliere tutte le sfaccettature del caso e rimontandolo pezzo per pezzo. L’autrice qui collega fatti lontani nel tempo, svelando con sapienza il filo conduttore, per niente scontato.

Gioca con il lettore indicandogli una direzione per poi cambiare bruscamente rotta e lasciarlo stupito e affascinato, soprattutto dal finale.

Si incontrano personaggi ambigui e oscuri, una sorta di discesa nei peggiori lati dell’animo umano. Ma diversamente non può essere, trattandosi di delitti e violenze che continuano negli anni.

Ricorre la tematica, che pare stare a cuore all’autrice, dello sfruttamento dell’immigrazione, che con un colpo di coda inaspettato, troverà questa volta una sorta di riscatto.

Il libro si svolge alla fine dell’estate, con il caldo che ancora resiste e la prima aria frizzante che fa capolino alla sera. Si mescolano l’aria calda e fredda come i metodi di Cato e Marian, diversi e complementari. I due investigatori principali sono circondati dai personaggi che compongono un’intera squadra, ognuno riconoscibile da un gesto, da un modo di parlare, da una caratteristica fisica. L’unione fa la forza e in questo frangente, risolve il caso.

La penna della Lindell non delude: sicura, precisa, intelligente e originale. Un ritmo costante che non lascia zone oscure o punti morti. Assolutamente da leggere.

 

 

 

Unni Lindell