L'ultima cella






(recensione di Kate Ducci)


 

 

Autore: Olga Gnecchi
Pagine: 367
Anno Pubblicazione: 2015
SINOSSI

Oscuri segreti si celano tra le rovine di un’antica Torre.
1880. Samuel è il guardiano notturno di una piccola prigione circondata dal mare di Borgo Vecchio.
Una notte, i detenuti scompaiono misteriosamente nel nulla lasciando la prigione in balia di ombre e di un oscuro segreto.
Samuel si troverà a dover fare i conti con il sottile confine tra realtà e immaginazione.
In un futuro distante quasi cento anni, nel 1980, Olivia si ritrova a vivere un’esistenza schiva e introversa, dopo essere stata rapita, stuprata, ferita e abbandonata nuda e morente sul ciglio della strada dal suo aggressore.
La vita di Olivia cambierà quando conoscerà Sam, un detective privato dal passato misterioso che indaga sul rapimento di altre donne e sulla loro morte.

RECENSIONE

Un ottimo thriller psicologico capace di tenere viva la tensione dalla prima all’ultima pagina. Da amante del genere, so quanto sia complicato umanizzare un killer, descriverlo nella sua spietatezza ma al tempo stesso suscitare compassione per le sue fragilità, far percepire quanto sia difficile nascere crudeli, ma molto facile diventarlo, se non ti è mai stato regalato un sentimento positivo. Questo aspetto, l’essere in grado di far detestare un personaggio, ma al tempo stesso far provare compassione per la sua condizione, è una delle cose più complicate da realizzare, che più apprezzo nei romanzi di questo genere e che è indispensabile per non renderli banali. La stessa abilità si riscontra nella descrizione della protagonista, della difficoltà che prova a superare un trauma che le ha lasciato cicatrici visibili sul corpo ma ancora più profonde nell’anima. La trama si sviluppa benissimo, così come i dialoghi, tanto che ho terminato il romanzo in soli due giorni. Avevo già letto altro di questa autrice e rinnovo la mia stima per le sue innegabili capacità.

ESTRATTO

“Siamo mostri. Perché è questo che ci hanno reso. Non sono le nostre mostruosità la parte sbagliata: sono le loro. Noi ne siamo divenuti soltanto il riflesso. […] Chi sono i veri mostri? Amare è lecito, come nascere e morire. Amare non è una colpa. Se per farlo si deve soffrire, a che serve nascere sapendo di dover morire?”


L’AUTRICE – Olga Gnecchi vive a Porto Empedocle. Ha studiato Lingue e letterature straniere e Lettere moderne. “Sotto i suoi occhi” è il suo libro d’esordio, disponibile sul Kindle Store di Amazon insieme a “L’ultima cella”, il suo secondo thriller. Scritto a quattro mani con Gianluca Ingaramo, la parodia erotica “Amore Antigas”. Ha partecipato all’antologia “Strenne d’inchiostro” (AAVV) con il racconto “La sorella”. Ha ricevuto una menzione d’onore da “Il Cartello” per il racconto “Passi”.

INTERVISTA
1) Ciao Olga e benvenuta su Thriller Nord. Qua ti conoscono già in molti, ma racconta un po’ di te a chi ti legge per la prima volta. Da cosa nasce la tua passione per i thriller e quali sono i tuoi autori preferiti?

Ciao Kate! Per chi non mi conoscesse, sono Olga Gnecchi, autrice dei due thriller “Sotto i suoi occhi” e “L’ultima cella”. Sono anche coautrice di “Amore Antigas” un racconto lungo scritto a quattro mani con Gianluca Ingaramo (bravissimo autore!), che è una parodia del genere erotico. La mia passione per i thriller è piuttosto recente e credo sia nata proprio dalla stesura dei miei due romanzi. Quando ho iniziato a scrivere il primo, non avevo idea di come si sarebbe evoluta la trama: me ne sono resa conto soltanto dopo i primi capitoli e ho continuato per quella strada. Anche le mie letture, prima di tutto ciò, erano più incentrate sui classici della letteratura, finché non hanno subito un drastico cambio di rotta verso thriller e horror. I miei autori preferiti sono Ken Follett, Haruki Murakami e John Connolly. Ma un’attenzione particolare la riservo a Pirandello, Shakespeare e Dickens, mostri sacri!

2) Quando leggo un bel thriller (e ne ho letti due dei tuoi davvero degni di nota), tra le mille cose, mi pongo due domande apparentemente marginali, ma che mi incuriosiscono: come scegli i titoli dei tuoi romanzi e i nomi dei tuoi protagonisti? Si ispirano a qualcuno che conosci e, se sì, preferisci parlare di persone che ti hanno colpita in positivo o in negativo?

Per quanto riguarda i titoli, quelli dei romanzi li avevo già in mente quando ho iniziato a scriverli, invece molti altri lavori sono denominati “Nuovo” finché non arriva il titolo giusto. I nomi dei personaggi, invece, mi si presentano per caso, oppure uso un Name Generator, anche se alla fine è probabile che li cambi, in base alle connotazioni fisiche e caratteriali che immagino abbiano assunto durante lo sviluppo della storia. Nel caratterizzare i protagonisti dei miei romanzi non mi sono ispirata a nessuno in particolare, mentre spesso nei racconti appaiono persone che rientrano nella mia sfera affettiva, anche se storpio parecchio il loro modo di essere e apparire. In certi casi mi capita di non dare alcun nome ai personaggi: significherebbe vincolarli in un limite e porli su un piano reale di cui non fanno parte. Contorto, eh?

3) Inoltre, sei una bravissima editor, anche se non ti fai la pubblicità che meriti, e vorrei sapere qualcosa di più sul lavoro dell’editor, su quanta differenza ci sia tra correggere un romanzo scritto in prima persona e uno scritto da terzi.

Sto ancora studiando per diventare editor, il percorso è lungo (e non mi piace farmi pubblicità, essendo introversa e timida). Correggere me stessa è arduo, mi sfugge sempre qualcosa. Dai piccoli refusi che scappano allo sguardo più attento, a frasi contorte che la mia mente vede come sensate, e credo che gli altri autori sanno bene a cosa mi riferisco. Raramente si può essere editor di se stessi, è sempre meglio affidarsi a qualcun altro per evitare di combinare casini. In compenso, mi piace sistemare quelli degli altri, “casini” (in senso buono, ovviamente); spesso il rapporto che si crea tra editor e autore è fantastico e aiutare un autore meritevole a far sì che un testo possa presentarsi al meglio ai lettori o alle case editrici trovo sia qualcosa di meraviglioso. Una grande soddisfazione. E poi, amo questo lavoro perché amo imparare, scoprire, raccogliere informazioni e… leggere!

4) Quando scrivi i tuoi romanzi da cosa trai ispirazione? Hai già tutta la storia scritta in mente o parti da un’idea di base per scoprire dove andrà a finire?

Dipende da come mi sento, da quello che provo. Spesso e volentieri mi basta prendere una penna e un foglio di carta, buttare giù una frase e lasciarmi andare per far sì che il resto arrivi da sé. Non so mai (o quasi) come si svilupperà la storia né chi ne farà parte, tanto meno come finirà. Inoltre, scrivo ogni giorno, qualsiasi cosa. Mi impongo di “concepire” un determinato numero di battute, perché prendo molto seriamente la scrittura, per me è un lavoro e come qualsiasi altro impiego necessita di impegno e disciplina. Se ho del talento (e spero di averne almeno un po’), credo sia giusto coltivarlo.

5) Qual è il tuo autore preferito tra quelli del Nord Europa e perché?

Ho apprezzato tantissimo Samuel Bjork. “La stagione degli innocenti” e “La stagione del sangue” sono davvero dei bei thriller: storie interessanti e personaggi ben definiti.

6) Concludo ringraziandoti per la tua disponibilità e invitando tutti a leggere i tuoi romanzi, che sono ottimi thriller psicologici, ben scritti e mai banali.

Grazie a te, Kate, e grazie a tutti i lettori che hanno deciso di leggere questa intervista. Vi auguro ottime letture! Se scegliete uno dei miei romanzi, spero sia di vostro gradimento.

Olga Gnecchi

Recensione e intervista a cura di Kate Ducci (Radix)

Kate Radix è autrice dei thriller “Le apparenze” e “Le identità” e dell’antologia “La verità è una bugia”, una raccolta di quattro racconti di generi che spaziano dal thriller al fantastico.