L’ultimo rintocco




Recensione di Salvatore Argiolas


Autore: Diego Pitea

Editore: goWare

Genere: Thriller

Pagine: 424

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. “L’essenza del male ha preso forma umana”. È questo che pensa Richard Dale, psicologo e criminologo, entrando nella camera da letto di un appartamento alla periferia di Roma. A terra giace una donna incinta con un taglio sopra il pube. Del feto nessuna traccia e sulla parete una scritta enigmatica: “Rosso”. A interpellarlo è Marani, il capo dell’Unità Analisi Crimini Violenti, per indagare sull'”Escissore”, un serial killer edonista, crudele e geniale, con il vezzo di lasciare sulla scena del crimine degli indizi che, opportunamente decifrati, permettono di risalire all’identità della prossima vittima. Coadiuvato dalla profiler Doriana Guerrera, Dale analizzerà, come in una macabra caccia al tesoro, le tracce lasciate dall’assassino, ma quando tutto sembra aver fine avrà inizio il vero incubo, che lo porterà a scontrarsi con le sue paure più profonde e con un nuovo rompicapo all’apparenza insolubile… fino allo scoccare dell’ultimo rintocco.

 

 

 

Recensione

E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te” è un famoso aforisma di Friedrich Nietzsche che esemplifica alla perfezione il tema alla base de “L’ultimo rintocco”, primo romanzo edito di Diego Pitea, cioè la stretta interdipendenza tra il cacciatore, Richard Dale e il cacciato, lo spietato serial killer chiamato l’Escissore.

Questo assassino uccide donne in gravidanza per estrarre il feto e lascia nei luoghi dei delitti alcuni riferimenti alle prossime uccisioni, instaurando con lo psicologo Richard Dale dell’Unità Analisi Crimini Violenti, un rapporto anomalo, caratterizzato da un atteggiamento di sfida, ma anche dalla volontà inconscia di far conoscere la sua complessa personalità.

Cercando di analizzare la psicologia dell’assassino Dale definisce e delinea anche la sua esistenza, segnata dalla sindrome di Asperger.

Ambientato in una Roma metafisica, spiazzante e tenebrosa, “L’ultimo rintocco” è un thriller costruito con abilità, mostrando colpi di scena, ritmo frenetico e diversi enigmi da risolvere che mettono a dura prova la squadra investigativa composta da Richard Dale, dalla combattiva profiler Doriana Guerrera e dall’impaziente commissario Marani.

Quando tutto sembra finito e Dale riesce a scoprire e uccidere il serial killer, tutto precipita perché sua moglie Monica scompare drammaticamente.
Un anno dopo lo psicologo in piena crisi viene richiamato dall’amica Doriana per indagare sull’omicidio di una ragazza trovata pugnalata in un ufficio.

Durante questa inchiesta, che richiama alla mente il famoso caso di via Poma, rimasto insoluto, Richard Dale ritrova l’istinto della caccia ma alcuni indizi fanno pensare che ci sia un emulo dell’escissore.

Le due indagini si sovrappongono e si intersecano mettendo alla prova la capacità di tenuta emotiva dell’intera squadra di detective che in breve tempo deve seguire tracce diversissime e talora fuorvianti.

“L’ultimo rintocco” ci costringe ad entrare in un labirinto in cui ci troviamo continuamente di fronte a false piste, vicoli ciechi, cul de sac, accelerazioni e retromarce investigative che rendono la lettura un’intrigante altalena tra speranze e delusioni, accentuate dal doloroso coinvolgimento emotivo di

Richard Dale nell’indagine che porterà ad un finale a sorpresa molto intenso.
Sono tanti i punti di forza de “L’ultimo rintocco”, libro che non lascia respiro, scritto con un grande senso del ritmo e con tutti gli ingredienti fondanti del genere, dalla trama serrata all’ambientazione notturna e incombente sino alle motivazioni del killer che, seppure aberranti, hanno una spiegazione valida e convincente.

Il thriller psicologico è concepito con bravura, alternando schemi narrativi diversi ma coerenti uniti dal ritmo frenetico e dalla tensione emotiva nella caccia al killer e inoltre la brevità dei capitoli aumenta il senso d’angoscia, amplificato anche dalla trovata del contaore che segna quanto manca al fatale “ultimo rintocco”.

 

 

 

Diego Pitea


ha 45 anni e vive a Reggio Calabria, nella punta dello Stivale. Ha iniziato a scrivere a causa di un giuramento, dopo un evento doloroso: la malattia di sua madre. Il tentativo è andato bene perché il suo primo romanzo Rebus per un delitto è risultato finalista al premio “Tedeschi” della Mondadori, affermazione ribadita due anni dopo con il secondo romanzo: Qualcuno mi uccida. È sposato con Monica – quella del libro – e ha tre figli meravigliosi: Nano, Mollusco e Belva.

 

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