L’ultimo volo del corvo






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(Recensione di Alberto Carta)


Autore: Damien Boyde
Editore: AmazonCrossing
Traduzione: Cristina Dei Agnoli
Pagine: 172
Genere: Poliziesco
Anno di Pubblicazione: 2017

 

Chiunque viva fuori da un grosso centro urbano sa bene quanto possa essere suggestiva la vita rurale, la quale nella sua bellezza cela una certa tensione, tensione che è stata ampiamente rappresentata in vari ambiti narrativi relativi al mistero: che si parli, infatti, della presenza di antichi orrori nelle comunità isolate del New England nelle pagine di Howard Philip Lovecraft o delle atmosfere inquietanti e allucinate del Nord America nella serie televisiva Twin Peaks di David Lynch, queste suggestioni hanno sempre attirato un vasto pubblico.

Tutto questo lo sa bene anche Damien Boyde, che ha deciso di ambientare nella sua cittadina natale, Burnham-on-Sea, nella contea di Somerset nel sud-ovest dell’Inghilterra, questo suo primo libro, che ha fatto da apripista ad una serie che attualmente conta ben 7 libri.

Protagonista della vicenda è Nick Dixon, poliziotto che, non a caso, ha scelto il trasferimento dalla prestigiosa polizia metropolitana londinese a quella del dipartimento di Avon and Somerset per amore, appunto, della vita rurale.
La storia si apre con la morte di Jack Fayter, vecchio compagno di arrampicata del protagonista, in quello che sembra essere stato un incidente durante una scalata particolarmente complicata ma che dà adito a dubbi, tanto da far aprire un’indagine che rivelerà i dettagli di una ragnatela di rapporti criminosi nella altrimenti tranquilla cittadina.

La narrazione è abbastanza archetipica ma, tenendo conto che si tratta della prima fatica dell’autore, lo stile è gradevole e la storia scorre senza intoppi, complice anche la brevità del testo.

Il libro non è consigliato a chi predilige profonde caratterizzazioni dei personaggi, dato che, per stessa ammissione dell’autore (che nel suo sito scrive “Le sue battaglie personali [di Nick Dixon, nda] non sono il focus delle storie e certamente non dovrebbero distrarre il lettore dalla trama”), esse vanno in secondo piano rispetto ai casi e all’ambientazione. Quest’ultima, in particolare, ricopre un ruolo molto importante, dato che, grazie all’escamotage della passione per l’arrampicata di vittima e investigatore, sono frequenti le descrizioni delle scogliere sulla bellissima costa del mar Celtico e delle famigerate piane tidali della zona.

Fondamentale è poi proprio la disciplina dell’arrampicata (descritta in termini tecnici e minuziosi nei suoi particolari, dall’attrezzatura alle classificazioni ufficiali di difficoltà di una parete), il cui ruolo centrale nella narrazione aiuta ad inquadrare l’atmosfera, vista la notoria fama dei praticanti, e a filtrarla attraverso quelli che sono palesemente riferimenti autobiografici dell’autore, fatti di ricordi di una gioventù nella natura inglese.

 


Damien Boyd, originario di Burnham-On-Sea ma attualmente residente nel Devon, è stato procuratore legale fino a quando ha esordito nella scrittura nel 2014 con “L’ultimo volo del corvo” (“As the crow flies”) al quale sono seguiti altri 5 libri che condividono ambientazione e protagonista, con il quale ha in comune la passione per l’arrampicata. L’uscita del suo nuovo libro, “Heads or tails” è prevista per il settembre 2017