L’uomo che amava i libri




Recensione di Giulia Manna


Autore: George Pelecanos

Traduzione: Giovanni Zucca

Editore: SEM

Genere: narrativa, romanzo

Pagine: 224

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Michael Hudson trascorre le sue lunghe giornate in carcere divorando libri che gli sono stati dati dalla bibliotecaria della prigione, una giovane donna di nome Anna che sviluppa un debole per il suo miglior studente. In un luogo in cui è difficile trovare speranza, il potere dei libri può essere una luce nel buio. Ad alcuni detenuti come Michael il lavoro di Anna sta cambiando la vita. La bibliotecaria continua a passargli altri romanzi fino a quando il giovane viene improvvisamente rilasciato dopo che un detective privato ha manipolato un testimone nel suo processo. Il detective è Phil Ornazian, un uomo spregiudicato che, insieme a un poliziotto in pensione, ruba i soldi sporchi di papponi e criminali con azioni violente. Fuori dal carcere Michael trova la città di Washington D.C. profondamente cambiata. Le trasandate vetrine di un tempo ora ospitano birrerie all’aperto, caffè alla moda e negozi di fiori. Non è cambiata invece la tentazione del crimine. Michael deve scegliere tra chi è riuscito a farlo uscire di prigione e la donna gli ha mostrato una vita diversa. Cercando di bilanciare il suo nuovo lavoro da lavapiatti, l’amore per la lettura e il debito che deve all’uomo che lo ha liberato, Michael fatica a capire quale sia la sua strada, prima di perdere il controllo. Intelligente e frenetico, L’uomo che amava i libri, ventunesimo romanzo di Pelecanos, è una storia di scelte difficili, che parla di riscatto e del potere universale dei libri. Un’analisi profonda della mentalità criminale, scritta da un autore che ha dedicato molte ore ai programmi letterari per carcerati.

Recensione

Questo romanzo non è molto lungo, conta poco più di duecento pagine. Il suo punto di forza sono i temi che Pelecanos affronta.

Credete al potere dei libri?

I libri possono aiutare a cambiare vita?

George Pelecanos ci crede e ci trasmette la sua opinione tramite queste pagine. 

I protagonisti sono tre: Micheal, Phil, un investigatore privato, e Anna, la giovane bibliotecaria che lavora in carcere.

Quando Micheal esce di prigione deve riadattarsi al mondo esterno. Ed ecco il primo spunto di riflessione: una persona che esce dal sistema carcerario è come se dovesse nascere di nuovo e ricominciare a vivere.

La società spesso in questo non aiuta, perché se si sbaglia una volta si continuerà a sbagliare per sempre. E poi chi è già stato tentato dal crimine una volta, potrebbe essere ritentato una seconda volta.

Soprattutto se ci sono dei debiti in sospeso con il passato, questi non ti permetterà di cambiare, anzi tornerà a bussare alla porta con più forza di prima.

Quindi, come fare a riabilitarsi?

Possono i libri essere d’aiuto?

Crime fiction e letteratura si mescolano a una feroce rabbia per dar vita a un buon romanzo nero, ma venato di speranza.

Unica pecca, il finale. Mi è parso “strozzato”, incompiuto.

 

 

George P. Pelecanos


George P. Pelecanos è uno scrittore statunitense di romanzi polizieschi. Di origine greca, prima di approdare alla scrittura ha fatto innumerevoli lavori tra cui il barista, il cuoco, il venditore di scarpe ed elettrodomestici, mestieri che farà poi svolgere a molti protagonisti dei suoi romanzi.

 

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