L’uomo che giocava




L’uomo che giocava con le bambole

 

Recensione di Loredana Cescutti


Autore: Magnus Jonsson

Traduzione: Francesco Peri

Editore: Piemme

Genere: Thriller Nordico

Serie: Trilogia dell’odio # 1

Pagine: 416 p., R

Anno di pubblicazione: 2021

Sinossi. Linn Stahl, esperta di crittografia informatica, è ancora una studentessa quando i detective Stenlander e Svensson chiedono il suo aiuto per indagare su un macabro omicidio. Una giovane donna è stata trovata morta in un appartamento; sul corpo, una patina di lacca che le dà l’aspetto di una bambola di porcellana. In passato, Linn è stata un’attivista dell’AFA, un’organizzazione antifascista inserita nella lista nera delle forze dell’ordine svedesi, e ha una condanna per crimini contro la sicurezza nazionale. È quindi molto scettica quando inizia a lavorare con la polizia. Tuttavia, si rende conto che nel caso potrebbero essere coinvolti i suoi nemici di sempre, ossia il movimento di estrema destra, e capisce che è un’occasione unica per iniziare un’indagine privata con l’aiuto dell’AFA. Ciò che Linn non ha previsto è che il suo coinvolgimento la rende un bersaglio dei nazisti. Mentre altre donne vengono ritrovate prive di vita, Linn dovrà guardarsi le spalle se non vorrà finire lei stessa in quella lugubre collezione di bambole.

La morte non ha fretta. Presto o tardi si porta sempre via la sua preda.!

Recensione

Anno nuovo, personaggi nuovi, libri nuovi, autori nuovi e, lettrice vecchia e inguaiata.

Insomma, questo per dire che leggendo “L’uomo che giocava con le bambole mi sono cacciata in un bel pasticcio, poiché non appena l’ho concluso, non mi sarebbe dispiaciuto avere subito a disposizione il seguito per proseguire la storia e, tenete conto, che questa sarà minimo minimo una trilogia.

In poche parole, qui si continua ad aprire serie nuove che finiscono per chiamare nuovi libri e via dicendo, finendo per lasciare serie vecchie indietro, con la sensazione di non vedere più la luce in fondo al tunnel.

Questi però, potreste dirmi, sono solo problemi miei. Obiettivamente, però, avevo bisogno di sfogarmi e poi, era un modo come un altro per farvi capire quanto mi fosse piaciuto il libro.

“L’uomo che giocava con le bambole” contiene al suo interno un’interessante componente thriller, sapientemente amalgamata a quella che purtroppo, oramai, è una parte della realtà sociale della Svezia moderna, ossia le organizzazioni fasciste.

Jonsson, con questo libro avvince per la scrittura, per la trama, per la sensazione di ultimo respiro che non sparisce mai, nemmeno quando si riuscirà ad arrivare ad una conclusione o per lo meno, a un qualcosa che le assomigli.

La macabra scoperta di alcuni cadaveri, sistemati in modo inquietante, come le bambole di ceramica che si vedevano una volta, quelle dallo sguardo fisso, immobile, grave che ti scrutano in una posa rigida e impenetrabile, che non lasciano trasparire nulla e danno l’idea di oltrepassarti con gli occhi. Senza contare poi, quell’odore raccapricciante che si avverte entrando nelle stanze, composto di smalto e formalina, oltre alla candeggina utilizzata al fine di detergere ogni cosa per non lasciare la minima traccia.

Leggendo mi sembrava di avvertire questo miscuglio chimico nell’aria, a casa mia.

Da qui avrà inizio il tutto… o forse l’inizio c’era già ma noi siamo stati abilmente distratti da altro.

Un serial killer.

L’indagine che inizia, ed è portata avanti da Rickard assieme ad Erick, quest’ultimo di pelle nera ma nato e cresciuto in Svezia.

Il coinvolgimento di Linn, la solitaria e diffidente ragazza che ha cambiato vita, ora, ma con qualche guaio con la legge nel passato per la sua militanza.

La macchina del Fronte Patriottico che si mette in moto.

Ma, tutto ciò, avrà un collegamento?

Scoprirlo, sarà compito vostro, cari lettori. Posso solo rassicurarvi, dicendovi di non preoccuparvi, perché la scrittura e la storia stessa si sono dimostrate talmente scorrevoli da non presentare alcuna fatica in lettura, se non quella di staccare gli occhi dal libro, ogni tanto.

Una nuova fotografia della Svezia moderna, dopo quella scattata a suo tempo da Stieg Larsson con la trilogia Millenium che, se da un lato ci mostra uno spaccato multiculturale molto ampio, composto da svedesi, arabi, africani e vi dicendo che cercano di trovare i punti in comune di una civile convivenza e integrazione, dall’altro punta l’attenzione su ciò che non si vorrebbe mostrare.

Diseguaglianze, preconcetti e ancora peggio, ci mostra come gruppi estremisti vedano in queste persone, null’altro se non nemici da combattere ed eliminare.

L’autore, con il progredire dell’indagine ci mostra come la Svezia abbia in qualche modo tentato di coprire la parte più nera di sé e, abbia altrettanto fatto vedere come oramai, vi sia fin troppo da nascondere sotto il tappeto e di come, molti non siano più disposti, altresì, a farlo. E meno male.

Sarebbero bastati un pizzico di amore e tolleranza in più. Ma il mondo non sembrava progredire in quel senso.

Linn, la protagonista, affronterà un percorso interiore, vivendo in modo molto combattuto questo grande cambiamento della sua vita e, nel corso dell’indagine, facendo una conoscenza più approfondita dei due detective incaricati del caso, inizierà a rendersi conto che forse ciò che faceva era giusto sul fronte morale, ma sbagliato sul versante dei metodi. Però, è sempre difficile cambiare veramente.

Una collaborazione proficua, che anche nei detective porterà ad una rivalutazione della stessa studentessa, trasformandola ai loro occhi, da “pena inflitta” da subire, a preziosa risorsa da seguire e proteggere.

Era come se il passato fosse tornato a tormentarla. Storie che credeva sepolte, che appartenevano a un’altra vita.”

Jonsson è andato a segno, a mio parere, avendo aperto un nuovo varco orientato verso il nord Europa, riuscendo nel tentativo di far “convivere” un thriller popolato da un serial killer terribilmente malato e, al contempo, intessendo una trama ben più ampia che assolutamente non si chiuderà qui.

In un romanzo dai toni forti, ma dove non viene mai a mancare l’imprevisto che fa rallentare il ritmo, l’autore riporta sotto i riflettori la società scandinava dove il multiculturalismo, appare ancora come anche in altri stati Italia compresa, di difficile “digestione” per molti e dove, gruppi estremamente organizzati tentano ancora oggi di far cadere tutti i tentativi di integrazione.

Un libro dalla trama ben costruita, una storia di intrecci inseriti ad arte e un contenuto di forte impatto emotivo per ciò che concerne ideologie e riflessioni davanti a cui ci pone.

Una bomba.

Un grande esordio, che spero si traduca nel seguito che io fin da quando ho esaurito le pagine del libro, sto aspettando con impazienza.

Buona lettura!

  

 

Magnus Jonsson


Vive a Stoccolma, lavora come insegnante di liceo e ama lo skateboard nel tempo libero. L’uomo che giocava con le bambole” (Piemme – 2021) è il suo romanzo d’esordio, il primo de La trilogia dell’odio, che ha venduto solo in Svezia più di 100.000 copie.

 

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