L’uovo di Salaì




Recensione di Marianna Di Felice


Autore: Rita Monaldi, Francesco Sorti

Editore: Baldini+Castoldi

Genere: Giallo storico

Pagine: 234

Anno di pubblicazione: 2018

 

 
 

 
 

Sinossi. Roma, 1508. Il giovane Salaì, apprendista pittore e figlio adottivo di Leonardo da Vinci, è appena giunto da Firenze nella Città Eterna su incarico del suo celebre patrigno. Deve trovare a tutti i costi un libro appena stampato nella lontana Alsazia, in cui è contenuta la prima carta geografica dell’America. Ma nessuno lo deve sapere. Leonardo infatti, invidiosissimo di Colombo, Vespucci e degli altri grandi esploratori, vuole plagiare la carta dell’America e darla alle stampe a suo nome, per fare bella figura con gli amici fiorentini. La missione si rivela subito piena di pericoli. Salaì riceve prima oscure minacce di morte, e poi viene rapito da un commando di agitatori politici, che possiedono una copia del prezioso libro, ma sono convinti che faccia parte di una colossale congiura. Il figlioccio di Leonardo dovrà usare tutto il suo straordinario acume per districarsi tra librai traditori, feroci usurai, prostitute d’alto bordo e spericolati sovversivi. In più il bel Salaì, gran sciupafemmine, dovrà fare i conti, con i suoi antichi amori, che hanno lasciato alcuni strascichi inattesi. Come in ogni buon intrigo, alla fine verrà incastrato e finirà in catene davanti a un giudice, e solo all’ultima pagina sapremo se riuscirà a scampare alla forca.

 

 

Recensione

Molti sono, ancora oggi, i punti interrogativi su scelte e azioni del grande Leonardo da Vinci e molte sono le voci su di lui. Voci segrete, voci di popolo o di studiosi che, per una grande burla di Leonardo e del suo essere schivo, non si assomigliano.

Possiamo seguire garzoni che erano al seguito di Leonardo e che, forse non avevano la medesima scaltrezza nel fuggire ai chiarimenti. In questo libro si seguono le sorti di Gian Giacomo Caprotti, chiamato Salaì dal suo padre adottivo, Leonardo da Vinci per l’appunto. Per come viveva quest’ultimo era improbabile che sapesse fare il genitore e infatti Salaì svolgeva le funzioni di garzone di bottega più che di figlio che segue le orme del padre.

Anche perché non poteva essere più diverso da Leonardo, visto che odiava lo studio, la lettura e tutto ciò che aveva a che fare con i libri. Grazie a Salaì, mandato a Roma per comprare un libro che contiene una mappa del mondo, scritto da due cartografi tedeschi, si scoprono degli altarini che riguardano il Maestro da Vinci a causa del fatto che Salaì, oltre a non amare la cultura, non è proprio un ragazzo probo, ma è uno di quelli che non ha mai le mani a posto, né vicino agli oggetti, né vicino alle donne, e che ama ricamare dei ghirigori sulle sue storie.

Per questo si ritrova nel mezzo di una baraonda causata dalla ricerca del libro succitato e dagli interessi che altri nutrivano nei confronti della storia. Ma Salaì non sta a badare alle conseguenze delle sue azioni, perché lui ha un compito preciso nei confronti del suo patrigno.

Il libro contiene le memorie di Salaì, scritte in modo profano, visto che era un illetterato, e la sentenza emessa dal Giudice Criminale di Firenze che per ordine del Papa aveva rinchiuso Salaì.

È divertente il modo in cui si leggono le sue avventure, dalla sua stessa penna e con l’aria canzonatoria di chi è sicuro di uscire perché non ha fatto nulla. Al lettore viene spontaneo domandarsi se fosse totale ingenuità o furbizia.

I libri danno istruzione, ma la strada, soprattutto se si ha a che fare con persone del popolo, fornisce ulteriori spunti di comportamento utili davanti a certi soggetti, e il figlioccio di Leonardo lo sapeva bene.

L’uovo di Salaì è uno scritto storico, perché riporta fatti accaduti, con postille verificate e alcune notizie che non tutti conoscono; un giallo a cui non si può dare una soluzione definitiva perché c’è molta nebbia intorno al dibattito, creata di proposito all’origine.

Un testo piacevole grazie ai modi burleschi di Salaì. Forse l’evidenza è mascherata in modo da esser derisa e non ragionata…buona lettura!

 

 

 

Rita Monaldi e Francesco Sorti (Scheda Autore)


Rita Monaldi (1966) e Francesco Sorti (1964) sono una coppia di scrittori italiani di romanzi gialli storici, marito e moglie nella vita. Protagonista dei loro romanzi è l’abate Atto Melani, vissuto tra il 1626 e 1714, che fu cantante castrato, diplomatico e spia (era uno degli agenti segreti preferiti del Re Sole), amico di papi, principi e re. Nel2002 il loro primo romanzo, Imprimatur, inizialmente pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore, fu dichiarato fuori catalogo dopo aver venduto 8-10 mila copie in Italia.

A cura di Marianna Di Felice 

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