Maggio selvaggio






(Recensione di Giuliana Pollastro)


Autore: Albinati Edoardo

Editore: Mondadori

Collana: Piccola biblioteca oscar

Pagine: 406

Genere: Narrativa

Prima pubblicazione: 1999 (nuova edizione Mondadori 25 luglio 2017)

 

 

È solo quando ti viene tolta la libertà che capisci quanto essa vale.

Raccontare e cercare di capire la vita degli uomini in carcere non è impresa facile, ma se ne può comprendere la difficoltà se a raccontarla è un uomo libero.

L’autore ci fornisce una riflessione lucida sulla condizione dell’uomo recluso, sulla giustizia e sui delitti.

Albinati racconta così la sua esperienza di docente all’interno del carcere Rebibbia, a Roma.

Sceglie di scrivere un diario personale, raccontando un intero anno fuori e dentro le mura, un fuori e dentro che si fonde, si unisce e si confonde.

È un diario, ma quasi potrebbe essere definito un reportage, per come viene raccontato nel dettaglio il contatto quotidiano con il dolore e come ciò costringa a fare i conti con se stessi. Per questo motivo spesso può risultare forte, troppo sincero a tratti cinico.

L’autore però racconta le sue giornate, tutto il dolore che ne emerge, senza mai dare valutazioni sociologiche, più che altro si cimenta in riflessioni quasi filosofiche.

Questo libro è un vortice di emozioni, violenza, umorismo, crudeltà, ma anche gratuita gentilezza, e da qui emerge l’impossibilità di raccontare in modo sequenziale la vita quotidiana che si svolge all’interno del carcere.

La scrittura è affrettata, fatta di annotazioni, a tratti nervosa; non vi è un ordine cronologico chiaro, ma si sa, o quanto meno si può immaginare soprattutto dopo aver letto questo libro, che il carcere è un luogo dove il caos regna sovrano.

 

 

 

Edoardo Albinati scrittore romano classe 1956. Lavora da oltre vent’anni come insegnante nel penitenziario di Rebibbia , ha pubblicato libri di narrativa e poesia tra cui Il polacco lavatore di vetri (Longanesi 1989), Orti di guerra (Fazi 1997), 19 (Mondadori 2000), Sintassi italiana (Guanda 2001), Il ritorno (Mondadori 2002), Svenimenti (Einaudi, 2004), Tuttalpiù muoio (Fandango, 2006), Guerra alla tristezza (Fandango, 2009), Vita e morte di un ingegnere (Mondadori, 2012), Suoi reportage dall’Afghanistan e dal Ciad sono usciti sul “Corriere della Sera”, “la Repubblica”, “The Washington Post”. Ha scritto film per il cinema di Matteo Garrone e Marco Bellocchio.