Mai dimenticare




Mai dimenticare (N’oublier jamais)

(Recensione di Marina Morassut)


 

Autore: Michel Bussi

Editore: Edizioni E/O

Traduttore: Alberto Bracci Testasecca

Pagine: 464

Genere: Narrativa gialla

Anno di pubblicazione: 2017

 

 

 

SINOSSI:

Con Mai dimenticare, Michel Bussi torna in Normandia, nelle favolose falaises che fanno di questa regione affacciata sulla Manica un luogo unico al mondo. E come sempre nei romanzi del giallista francese, luoghi e siti naturali di magica bellezza possono trasformarsi in miraggi, trappole micidiali, inganni. Il giovane protagonista, che è in Normandia per allenarsi per i Giochi paraolimpici (ha una gamba artificiale in seguito a un misterioso incidente), assiste alla drammatica e tragica caduta di una ragazza dall’alto di una falaise e tenta inutilmente di soccorrerla sulla spiaggia sottostante. Da quel momento un succedersi vorticoso di fatti incalzanti rischia di trasformarlo da testimone a colpevole. Emergono dal passato, suo e della vittima, personaggi e storie che confondono le acque. Altri testimoni svaniscono, mentre un’altra ragazza sembra volerlo aiutare. Ma nei libri di Bussi tutto è illusione, e solo il coraggio, l’ostinazione e la sottigliezza investigatrice del protagonista riusciranno, forse, a salvarlo da questa trappola mortale.

 

RECENSIONE:

Se scrivere dei best-sellers è relativamente “semplice”, continuare a restare sulla cresta dell’onda romanzo dopo romanzo è ancor più complicato. Soprattutto se il genere che si è scelto resta sempre invariato: la narrativa gialla.

I lettori si abituano ad un certo standard qualitativo, pretendono i colpi di scena – e soprattutto si aspettano delle storie completamente diverse dalle precedenti narrazioni, salvo restando lo stile, la qualità, la trama e l’ansia in cui un romanzo giallo può – e deve – precipitarci.

Michel Bussi a questo ennesimo appuntamento non delude e, se possibile,  regala ai suoi estimatori e ai lettori dell’ultimo minuto delle chicche, fermo restando tutto quanto già preteso sopra: cambi di registro nella narrazione, scambi davanti allo specchio, ottime ambientazioni nella sua ed oramai nostra Normandia, accenni all’odioso tema del razzismo (azzeccati nel modo in cui, quasi con nonchalance, li lascia cadere come pioggerella sottile), matriosche che si aprono e chiudono quasi in simultanea, spiazzando i suoi lettori e non dando tregua fino alle ultimissime pagine, dove alla curiosità, all’ansia, alla trepidazione, alla rabbia si sostituirà un sentimento di tristezza struggente ed orgogliosa.

Insomma, un giallo a tutto tondo per degli estimatori del genere, ma che attrae e lascia senza parole anche chi ama altri generi narrativi.

Vi è mai capitato di voler aiutare qualcuno e rimpiangere poi il Vs istinto da buon samaritano?

Ebbene, date retta a Jamal Salaoui: Vi dovesse mai capitare di vederVi tendere la mano da una bellissima donna in difficoltà, giratevi dall’altra parte e scappate più velocemente possibile, soprattutto se siete un atleta che si sta preparando per una gara olimpica.

Jamal purtroppo non fa tesoro di questo consiglio che ora potrebbe darci a posteriori e si ritrova invischiato in un suicidio, che all’improvviso, nonostante ci siano altri due testimoni oltre a lui, gli si ritorce contro.

Da qui in poi è un susseguirsi di storie, la prima delle quali risalente a dieci anni prima e che dá il via a tutte le scatole che si incastrano le una nelle altre, portando come risultato finale all’accusa di omicidio per Jamal.

Tra preziose sciarpe di cachemire rosso Burberry, piedi in carbonio, pacchi postali misteriosamente recapitati e strizzatine d’occhio a scene sexy, il romanzo procede a rotta di collo senza lasciare al lettore la possibilità di riposarsi, come se rotolasse giù da una falesia senza potersi fermare.

Un romanzo che dura lo spazio di sei rutilanti giorni, raccontato come da buona tradizione in prima persona dal protagonista di ciò che sta avvenendo, in tempo reale, intervallato dalle voci dei protagonisti delle altre storie

Ad un certo punto si arresterà bruscamente per lasciarci di fronte alla soluzione finale, che non saremo riusciti ad indovinare, nemmeno usando la fantasia più sfrenata insieme alle briciole di informazioni che l’autore francese dissemina lungo tutto il romanzo, come fossero i sassolini che la bella Mona Salinas sta analizzando per una multinazionale indo-americana specializzata in componenti elettronici per l’informatica.

Ma perché i testimoni che potrebbero scagionare Jamal spariscono?

E chi avrebbe interesse a che Jamal venga incolpato di questo “suicidio”?

“Pensandoci bene, in effetti, non è molto più facile credere alla versione della polizia e degli esperti anziché a quella di un arabo handicappato che lavora in un manicomio”?

E voi, a cosa sareste disposti a credere?

Del resto, come disse il grande Kurt Vonnegut …

da’ al lettore almeno un personaggio per cui fare il tifo; sii sadico – non importa quanto dolci ed innocenti siano i tuoi personaggi principali, fa che accadano loro cose tremende così che il lettore possa vedere di che stoffa sono fatti; inizia il più vicino possibile alla fine”.

E voi, come me, una volta letta l’ultima parola, tornerete alle prime pagine per rileggere quando Vi aveva detto inizialmente il protagonista.  Parola di Jamal.

 

 

Scheda Autore

Michel Bussi è l’autore francese di gialli attualmente più venduto oltralpe. È nato in Normandia, dove sono ambientati diversi suoi romanzi e dove insegna geografia all’Università di Rouen. Ninfee nere (Edizioni E/O 2016) è stato il romanzo giallo che nel 2011, anno della sua pubblicazione in Francia, ha avuto il maggior numero di premi: Prix Polar Michel Lebrun, Grand Prix Gustave Flaubert, Prix polar méditerranéen, Prix des lecteurs du festival Polar de Cognac, Prix Goutte de Sang d’encre de Vienne. Nel 2016 le Edizioni E/O hanno pubblicato Tempo assassino e Non lasciare la mia mano.

A cura di Marina Morassut

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