Mattina d’inverno…




Mattina d’inverno con cadavere

Recensione di Laura  Salvadori


Autore: Lazslo Darvasi

Traduttore: Dora Varnai

Editore: Il Saggiatore

Genere: narrativa

Pagine: 328

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

Sinossi. “Mattina d’inverno” con cadavere è l’opera con cui Làszló Darvasi si presenta in Italia: una raccolta di racconti legati da fili invisibili eppure tenacissimi, in cui il realismo magico di Kafka e la melancolia di Krasznahorkai rinascono sorto l’infausta e sempiterna stella polare della putredine quotidiana. Darvasi fa sua la lezione dei maestri mitteleuropei e pone il lettore di fronte a un male che non ha forma né volto né contorno, a un orrore che non può essere separato dalla banalità di una giornata qualsiasi, a un ingranaggio di noia e odio dell’umanità verso se stessa che nessuno strumento può disinnescare. Un ragazzo uccide il fratellino spingendolo giù dal letto a castello. Un figlio vende il padre paralitico al mercato. Una signora uccide la donna delle pulizie perché porta lo stesso nome di sua madre. La donna delle pulizie di una chiesa la fa crollare sopra le teste dei compaesani riuniti per la messa. Una donna si impicca all’albero che il marito non ha voluto tagliare. Un uomo porta a spasso un cane impagliato che gli ricorda la moglie morta. Un uomo cerca per tutta la vita il suo colbacco; muore senza sapere che glielo nascondeva suo figlio. Nel cosmo di Làszló Darvasi tutti sono inservibili, tutto è inutile, come un pomeriggio vuoto quando sei adolescente, hai la vita davanti e non sai proprio che fartene. Nel cosmo di Làszló Darvasi ognuno è violento, vuole uccidere l’altro, e quanto più l’altro è simile a sé tanto più lo si vuole uccidere. Nel cosmo di Làszló Darvasi si vede al massimo fino all’alba del giorno dopo, è superfluo elaborare progetti grandiosi. Di questo cosmo Darvasi ci guida alla scoperta, illuminando con luce cruda e radente l’indifferenza della volta celeste, la vacuità delle aspirazioni; dimostrando, con giudizio impietoso, inappellabile, eppure così semplicemente vero, che la vita umana non è altro che una faccenda di sopportazione e sopravvivenza.

 

 

 

Recensione

Viene sempre il momento, per tutti, di svoltare. A volte capita che rimaniamo ancorati alle nostre certezze per comodo, oppure per paura. Per timore del nuovo, di ciò che può cambiare, delle certezze che può scardinare. Per paura di conoscere qualcosa o qualcuno che stravolgerà le nostre piatte e rassicuranti abitudini. Le nostre convinzioni. I nostri preconcetti.

La lettura del romanzo di Làszló ha rappresentato per me un po’ di tutto questo.

Rifiuto, in un primo momento. Perplessità, che poco dopo diventa curiosità e poi morbosità e infine fame.

“Mattina d’inverno con cadavere” è una lettura diversa. Non è un thriller, anche se la morte è onnipresente e inevitabile. Non è un noir, anche se non manca certo di atmosfere cupe e per certi versi spaventose. Non è un romanzo, perché sono tanti racconti, scardinati tra loro, senza un filo logico che li unisca, senza niente, a volte anche senza un senso apparente, o uno scopo, o una morale.

È un romanzo in cui il lettore viene attratto pericolosamente dalla poesia malinconica che trasuda dalle pagine e dove la missione è trovare un perché.

Non posso dire di averlo trovato, un perché. Ma non me ne è importato, alla fine. Perché ho capito quasi subito che qui la ragione, il raziocinio devono farsi da parte. E per un lettore di thriller questo rappresenta la grande sfida. Il lettore deve togliere le sue vesti e indossarne di nuove, senza pudore alcuno. Se non fa parlare il cuore, se non è capace di lasciarsi contaminare dalla poesia e anche dalla follia, se non può uscire dai suoi schemi, dunque allora ha perso in partenza.

Il consiglio che posso dare a chi si appresta alla lettura di questi racconti inquieti e folli è quello di ascoltare le parole. Di lasciarsi trasportare dalle trame zoppe e malinconiche di questi personaggi senza nome, senza tempo né luogo. Personaggi che non temono la morte, che a tratti la invocano e che certo l’hanno piegata ai loro fini. Personaggi che nuotano dentro storie per certi versi strampalate che parlano di solitudine e di rassegnazione.

Ognuno di loro ha un suo triste destino al quale non si ribella. Al massimo trova delle scorciatoie o delle strade alternative, ma la destinazione finale è sempre quella della rassegnazione a qualcosa che è capitato, che non si può evitare, che non si evita, mai. Ma a volte, capita che qualche personaggio trovi una sua personale rivincita; in un mare di mestizia, a volte troviamo inaspettatamente uno spiraglio al quale non avevamo pensato, meravigliandoci di tanto candore e ingenua speranza.

Questa, forse, è poesia. Oppure è un ricamo intessuto dalle parole per soggiogarci in silenzio.

 

 

 

László Darvasi


László Darvasi è nato nel 1962 a Törökszentmiklós, in Ungheria, ha pubblicato più di venti volumi, molti dei quali tradotti in francese, tedesco, olandese. Dopo essersi laureato in storia e letteratura ungherese, ha lavorato per alcuni anni come insegnante, quindi come collaboratore e redattore culturale del quotidiano Délmagyarország. Ha scritto poesia (la sua prima raccolta viene pubblicata nel 1991), testi drammaturgici, ed è attualmente collaboratore del settimanale culturale Élet és Irodalom (Vita e Letteratura). Premio “József Attila” (tra i più importanti per la letteratura ungherese), dal 2011 è membro dell’Accademia Letteraria Digitale, l’archivio online dei più importanti scrittori moderni e contemporanei ungheresi. Mattina d’inverno con cadavere è la raccolta di racconti con cui si presenta in Italia.