Mazzo e rubamazzo




Recensione di Giusy Giulianini


Autore: Roberto Centazzo

Editore: TEA.

Collana: Narrativa

Pagine: 304

Genere: giallo comedy 

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

Sinossi. Per un tragico errore della Prefettura, i bonifici della meritata pensione di Ferruccio Pammattone, Eugenio Mignogna e Luc Santoro, alias Semolino, Kukident e Maalox, sono saltati, scaraventando i tre ex poliziotti in un mondo a loro sconosciuto, quello di chi si arrabatta per mettere insieme il pranzo con la cena. La temporanea indigenza, però, permette loro di guardare con occhio più comprensivo certi «stratagemmi» per tirare a campare, che nella «pancia» più povera di Genova pare siano all’ordine del giorno. Negli ultimi tempi, poi, in quei quartieri dai fragili equilibri sociali si notano strani movimenti di speculatori, costruttori, uomini d’affari ed esponenti politici. I nostri tre eroi vengono così a conoscenza, per caso, di uno squallido piano dei famigerati «poteri forti» per appropriarsi di un pezzo significativo del centro storico. Tra l’altro, chi ha provato a denunciarli ci ha rimesso la vita…Sembra uno scontro impari, una partita persa in partenza: tre poliziotti in pensione contro una banda di giganti ricchi e potenti. Ma Semolino, Kukident e Maalox non si arrenderanno e sapranno mettere in campo vecchie esperienze e nuove competenze per riscattare quella fetta di popolazione senza voce.

 

 

Recensione

Alla quarta indagine, la Squadra speciale Minestrina in brodo non perde smalto. Anzi, se possibile, migliora con il passare del tempo, come un buon vino d’annata.

I tre poliziotti in pensione di Roberto Centazzo – nomi in codice Semolino, Kukident e Maalox – conservano intatta l’empatia verso i più deboli, la verve investigativa e quel sorridente cinismo che permette loro di non arretrare davanti a nessuno. Nemmeno di fronte ai poteri forti di Genova – la curia vescovile, le banche e una società immobiliare in odore di ‘ndrangheta – con cui si scontrano in Mazzo & Rubamazzo, mettendo a segno un attaccod’irresistibile scaltrezza e ristabilendo la giustizia per chi ha dovuto subire inerme la loro sopraffazione.

I protagonisti di Centazzo, ben disegnati con convincente realismoe affettuosa ironia, spiccano per freschezza e originalità in un panorama crime italiano forse troppo conformato all’archetipo del commissario afflitto e dissonante. Semolino, Kukident e Maalox ci somigliano: vivono con pienezza malinconie, acciacchi dell’età, affanni per nuovi amori, riuscendo però a inventarsi slanci sempre nuovi e conservando l’energia per cimentarsi in altre sfide.

Il loro sguardo si posa sulla realtà circostante fresco e disincantato, allenato dall’esperienza eppure sensibile ai guai dei più deboli. I tre ex poliziotti vibrano di un genio tutto italico, quello di riuscire a sbarcare il lunario e superare gli ostacoli con brillante inventiva ma non eccessivo ossequio alle regole. In questa quarta indagine soprattutto, in cui un disguido informatico li priva all’improvviso della pensione catapultandoli nella realtà dei disagiati, di quelli al cui fianco sempre si schierano. E mentre da un lato si affannano a inventare nuove fonti di reddito riciclandosi nelle attività più inconsuete – ciabattino, venditore ambulante di porchetta, guardiano notturno – dall’altro si aprono sempre più alle disgrazie altrui e al risarcimento dei torti inflitti dai prepotenti.

E’ una Genova variopinta e multietnica quella in cui si muovono i nostri tre, i carruggi del centro che somigliano sempre più ai bassi napoletani, i mariuoli di ieri che cedono il passo ai nuovi ras di quartiere – il Cinese, l’Arabo, il Pakistano – dando vita a una casba di certo più mediorientale che ligure.

Una Genovabrulicante di vita e di traffici, dove però non entra la luce dorata che invece si spande sui palazzi del centro e del lungomare”, “una zona preclusa alle Forze dell’Ordine, una sorta di città nella città” dove a rimetterci sono sempre gli ultimi, non importa se i loro aguzzini vengono da lontano o dai quartieri alti della città.

Pur egli stesso rappresentante delle Forse dell’Ordine, Centazzo non risparmia strali a inefficienze e disfunzioni del sistema giustizia, di uno Stato che a volte “ricorda un mostro con mille teste, ognuna occupata a ragionare su un solo settore, ognuno impegnata a curare il suo orticello”.

La scrittura di Roberto Centazzo è agile e attenta a ogni aspetto del nostro quotidiano, mai però censoria o didascalica, umana sempre e affettuosa per quel nostro essere piccoli, in equilibrio instabile tra i marosi della vita.

Mai compiaciuta, ma precisa e attenta a restituire attendibilità e colore a una narrazione vivace sempre, ma che nel finale acquista il ritmo trascinante di un inarrestabile carosello napoletano.

Voglio chiudere proprio su questa nota partenopea, presente e dominante nel romanzo, in molti personaggi – l’istrionico attore Ciro Forcella e il travolgente Peppe Gargiulo con il suo clan tentacolare -, nella dominante figura di Pulcinella che svetta tra opere autentiche e falsi ad arte, nel vociare squillante che rimbalza tra i carruggi.

Un omaggio, Centazzo me lo ha confessato in una recente intervista, a Maurizio de Giovanni, che lui considera maestro di scrittura e di umanità.

 

 

Roberto Centazzo (Scheda Autore)


Roberto Centazzo in giovane età, attorno ai sette anni, decide che da grande avrebbe fatto lo scrittore. Di polizieschi. Non sapendo come fare a pubblicare un romanzo, inizia a spe-cializzarsi: si laurea in giurisprudenza col mas-simo dei voti, esercita la pratica forense, con-segue l’abilitazione al-l’insegnamento e poi, per conoscere da vicino le tecniche investigative, si arruola in Polizia (ora, è ispettore capo).  Dopo una lunghissima gavetta come autore, durante la quale sforna una decina di romanzi, nel 2013 pubblica con la casa editrice TEA il romanzo Signor Giudice, basta un pareggio, scritto a quattro mani con il giornalista Fabio Pozzo. Nel 2016 esce, sempre per TEA, Squadra speciale Minestrina in brodo, che arriva alla quarta edizione in pochi mesi, entra nella classifica dei gialli più venduti e viene riproposto anche nella prestigiosa collana Italia Noir allegata a Repubblica /l’Espresso della quale risulta in assoluto il più venduto. Ad esso fa seguito nel 2017 Squadra speciale Minestrina in brodo: Operazione Portofino, accolto dai lettori col medesimo entusiasmo e presentato anche a RAI radio 2 nel programma Radio due come voi con Tiberio Timperi. A gennaio del 2018 è uscito il terzo romanzo della serie, Operazione Sale e Pepe, seguito a gennaio 2019 da Mazzo & Rubamazzo. Apprezzato autore di short stories, i suoi racconti brevi sono stati pubblicati per diverse settimane sul quotidiano Il Secolo XIX. Ha curato l’antologia Genova Criminale, (Novecento editore) in cui è contenuto il suo racconto La ragazza al centro della foto. Altri racconti figurano in prestigiose antologie. Nel 2015 ha vinto il Premio internazionale Firenze Capitale d’Europa per la qualità dell’opera letteraria. Ha vinto inoltre il premio letterario Il libro parlante e il Premio editoria Indipendente di qualità. Nel 2017 l’Accademia Res Aulica gli ha assegnato il Premio Scrittori con Gusto. 

 

 

A cura di Giusy Giulianini 

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.