Mille e più farfalle




Mille e più farfalle. Racconti di vita breve

Recensione di  Sabrina De Bastiani


Autore: Deborah Riccelli

Editore: ERGA

Genere: Narrativa

Pagine: 80 p.

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 


Sinossi. 

«…Deborah Riccelli ha introdotto un espediente narrativo che fa la differenza»Monica Bottino, Il Giornale

«…ritmo serrato, teatrale, emozionante»Silvia Neonato, Il Secolo XIX
«Ha ritratto i mille volti del dolore, che spesso crediamo uno e invece assume molte forme. Ci sorprende, ci paralizza, ci sfida, ci cambia, ci denuda. E’ un ritratto senza sconti, senza ipocrisie, senza scuse. E’ vero che tramortisce, nudo e contorto come una radice ma ciò che radica dentro, fuori s’innalza e a volte fa fiori e addirittura può dare frutti. L’eccezionalità sta nell’aver detto tutto ciò che andava detto facendolo con poesia essenziale, dunque viva.»Antonella Grandicelli, scrittrice

 

Con questi racconti che ci parlano di quattro brevi vite proprio come quelle delle farfalle evocate dal titolo ci si addentra in vari tipi di trauma psicologico, sindrome del sopravissuto, violenza assistita, aborto terapeutico, pedofilia e malattia.

Ogni racconto ha una post-fazione scritta da noti psicologi professionisti, Annalisa Cardone psicologa e coordinatrice dell’area di prevenzione e salute donna di Ancona, Margherita Carlini psicologa, psicoterapeuta e criminologa forense, Roberta Manfredini psicologa ipnotista e sessuologa, Bruno Morchio psicologo e noto scrittore di noir mediterraneo.

 

 

Recensione

Mi sono interrogata a lungo su quanto fosse opportuno o meno da parte mia recensire questo libro.

Ne sono molto coinvolta, non lo nego, sia emotivamente che in prima persona, avendomi l’Autrice, Deborah Riccelli, fatto la gioia e l’onore di chiedermi di scriverne l’introduzione.

Ho anche fatto passare un paio di mesi, intensi, prima di parlarne, per trovare la giusta obiettiva, distanza.

Il fatto è che Mille e più farfalle l’ho letto d’un fiato. E poi l’ho riletto, e riletto ancora. Prendendomi delle pause. Dall’inizio alla fine o scegliendo uno dei quattro racconti che lo compongono.

E ogni volta vi ho trovato qualcosa di diverso, di nuovo. Questo libro ci parla, e lo fa in una chiave differente a seconda del momento emotivo nel quale lo si legge, addirittura a seconda del momento della giornata. Trova il modo di insinuarsi nei nostri cuori, di sollevarli se sono gonfi e pesanti, di farli battere più forte, di dargli ali e una mano a spiegarle.

Mille e più farfalle è un omaggio alla vita, un omaggio alle emozioni, è il modo con cui Deborah Riccelli ha saputo prendere per mano i suoi lettori, non per portarli in un mondo di favole e di lieti fine, non per negare o mascherare il lutto, il dolore, da altro che sia meno disturbante, che sia più facile. Ma per dare strumenti utili ad affrontare le pieghe della vita, anche e soprattutto quando sono piaghe che sanguinano. E riesce, l’Autrice, grazie a un’empatia fuori dal comune, a una sensibilità partecipe ed evocativa, a rendere umano ciò che appare disumano, il dolore, che quando ci colpisce lo fa sempre alle spalle.

E meravigliosamente umani ne usciamo noi, da queste pagine, umani nella sofferenza, ma anche e soprattutto nel respiro che ci porta ad amarla, così fortemente, la vita, accettandone anche le pareti impervie.

Ci parla, questo libro.

Attraverso i quattro racconti, che compiono il volo di Mille e più farfalle, ci parla di piccole, grandi vite, brevi nella durata, eterne nella luce che si lasciano alle spalle. Sono le storie di Sylvia, Allegra, Hagere, Emma.

Lascio a chi vorrà leggere il piacere di conoscerle, di incontrarle, nelle righe ispirate di Deborah Riccelli, affinché si possa scoprire il talento pieno e forte di questa Autrice e della sua scrittura che è immagine a colori, nitida, tagliente, sincera.

Scelgo quindi di presentarle qui, queste bellissime bambine, attraverso le parole degli esperti, chiamati a un commento che segue ciascun racconto.

Nascita e morte punteggiano da sempre la pagina bianca della vita di ognuno di noi in un susseguirsi di momenti che la natura stessa ci mostra ogni giorno attraverso l’alba e il tramonto (…) per insegnarci a vivere nel giardino della vita e di cui, ognuno di noi, dovrebbe prendersi cura.

Dall’intervento di Roberta Manfredini, psicologa, psicoterapeuta, ipnotista, sessuologa clinica su Sylvia

Allegra è una bimba speciale, che ha compreso e addirittura trovato un modo per aiutare la sua mamma, facendole capire che si deve salvare e soprattutto riuscendo a darle la forza per farlo.

Dall’intervento di Margherita Carlini, psicologa, psicoterapeuta, criminologa forense su Allegra

Hagere, un’immagine già diafana, forse fatta della consistenza di chi sta già lasciando la dimensione terrena. Ancora sulle labbra l’innocenza dei giochi e dei desideri di bambina. Ancora un futuro da sognare.

Dall’intervento di Annalisa Cardone, psicologa, psicoterapeuta coordinatrice Area Prevenzione e Tutela Salute Donna AV2 ASUR Marche su Hagere, Solo dieci passi

Così Emma può permettersi di essere quello che è, una bimba di tre anni che piange quando le fanno un’iniezione, e infine di andare, per sempre.

Dall’intervento di Bruno Morchio, psicologo, scrittore, su Emma, Il libretto di istruzioni

Che queste bambine possano guardare il mondo attraverso i vostri occhi, esorta Riccelli.

Perché se è vero, e Allegra ce lo insegna, che certe porte bisogna chiuderle per sempre, il cuore, quello no.

Solo se aperto può continuare a battere, anche per chi non è più. Qui. Ma altrove.

Mi sono interrogata a lungo su quanto fosse opportuno o meno da parte mia recensire questo libro.

Poi ho smesso di farlo e ho iniziato a scrivere.

E la risposta è questa. Qui.

 

 

 

Deborah Riccelli


Deborah Riccelli è nata e cresciuta a Genova, dove vive e lavora come formatrice esperta in stereotipi del linguaggio, violenza di genere e crimine famigliare. Da sempre impegnata nel sociale, è socia fondatrice di una onlus che si occupa del supporto psicologico e legale delle vittime di violenza e dell’elaborazione del lutto dei famigliari delle vittime di femminicidio. La scrittrice, i cui testi risultano vincitori di numerosi premi letterari nazionali, è anche sceneggiatrice e regista teatrale. Tra gli altri, il suo spettacolo teatrale Nessuno mai potrà + udire la mia voce – tratto dall’omonimo romanzo – ha ottenuto il sold-out in teatri come il Carlo Felice di Genova e il Teatro del Casinò di Sanremo.

 

 



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