Il delitto del luogo. Montagna in giallo




MONTAGNA IN GIALLO

di

Enrico Camanni

Enrico Camanni, scrittore giornalista alpinista, fa della montagna la protagonista assoluta dei suoi “gialli alpini” e di quella sua totalizzante passione l’anima ispiratrice di ogni attività. Il suo investigatore, Nanni Settembrini, non è quindi un poliziotto ma una guida alpina che della montagna conosce molti segreti ma che si trova a indagare anche sui misteri degli uomini. Una montagna, quella di Camanni, che non ha bisogno di effetti speciali perché è già di per sé un palcoscenico dinamico, esplosivo a tratti, spesso infuriato, dove le valanghe sono in agguato e i seracchi urlano. Una montagna che “fabbrica inverno” in qualunque stagione e che in ogni istante può trasformarsi in una bara di ghiaccio.

 

Sono sempre stato piuttosto scettico nei confronti dei noir alpinistici che abbondano di corde tagliate, duelli verticali e piccozze letali. Per esempio Il castigo dell’Eiger di Trevanian (da cui è uscito il film con Clint Eastwood), oppure Angeli di luce di Jeff Long, cui è ispirato il fumettistico Cliffhanger di Renny Harlin con i muscoli di Sylvester Stallone in bella mostra. Spesso mi sono divertito a leggere quei libri o guardare quei film, ma ogni volta mi sono detto che con la montagna non c’entravano, perché nessun alpinista è così fesso da uccidere il compagno di cordata in parete. Se proprio non lo sopporti ci sono altri modi, e sono tutti migliori.

 

I luoghi di Nanni Settembrini

Omicidi a parte, il problema della montagna è che non regge i ritmi del poliziesco. In montagna, e soprattutto in alpinismo, i tempi sono lenti e dilatati; le montagne sono alte, faticose e poco sexy, apparentemente; in montagna vanno piano anche quelli che corrono, le azioni sono concentrate in piccoli spazi e le emozioni si perdono dentro scenari immensi. Un inseguimento in automobile su una strada di montagna non è molto diverso dallo stesso inseguimento in riva al mare, magari su una strada di scogliera, e una corsa a piedi in alta montagna sarà sempre più lenta e ridicola, quindi meno efficace, della stessa corsa in città, o sulla spiaggia, o in qualunque posto in piano. No, la montagna non ha bisogno di elementi scenici particolari, perché è una grande scena di suo, senza fronzoli. Il problema semmai è farla entrare nel racconto senza snaturarla, perché la pistola di Clint Eastwood, quella che il protagonista si tiene nella tasca dello zaino da scalatore per uccidere il sicario al termine del film, alla fine non uccide nessuno. Ci pensa la montagna stessa a far fuori i sospettati di Clint, scaraventandoli giù dalla parete nord dell’Eiger.

 

Dunque, amando spassionatamente il genere “giallo” ma rispettando altrettanto intensamente l’ambiente alpino e le sue atmosfere, ho pensato che la suspense non potesse nascere che da un’assenza, una perdita, una sparizione, perché quando qualcuno si smarrisce in alta montagna bisogna far presto a ritrovarlo, altrimenti è spacciato. Ecco il “giallo” di montagna ed ecco il mio personaggio Nanni Settembrini, che è una guida alpina e anche un responsabile del soccorso alpino del Monte Bianco, dunque un uomo che per mestiere cerca i dispersi e salva le persone in pericolo. Settembrini diventa investigatore per scelta, perché è uno che preferisce sporcarsi le mani piuttosto che lavarsele.

 

 

I casi di Nanni Settembrini

 

Ho scritto quattro storie di Settembrini. Nel primo romanzo il mio investigatore cerca una donna che è andata a sciare sul ghiacciaio della Vallée Blanche e non è rientrata in albergo; nel secondo due amanti clandestini sono rimasti bloccati su una cima delle Aiguilles di Chamonix; nel terzo due ragazzi restano intrappolati sulla parete nord del Monte Civetta, nelle Dolomiti, ma Settembrini è talmente coinvolto dalla loro passione che non si dà per vinto.

L’ultimo romanzo è appena uscito nei Gialli Mondadori, s’intitola Una coperta di neve  e comincia con una valanga e una donna sola che «vede arrivare il treno e non può fare niente per schivarlo. Gira la schiena e si butta a faccia bassa sulla neve».

È l’inizio di una storia misteriosa, perché la donna perde temporaneamente la memoria. Dietro il giallo che va letto fino all’ultima pagina per capire che cosa sia successo, e perché la donna fosse sola su un ghiacciaio del Monte Bianco, ho scritto una seconda storia che parla della memoria, cioè di chi siamo sulla base dei ricordi che abbiamo accumulato vivendo e di chi non siamo quando i ricordi vengono a mancare. Non siamo più niente, dice la protagonista, ma siamo anche il sortilegio di una memoria intonsa dentro un corpo che si riaffaccia incredulo alle esperienze, alle emozioni e all’amore.

A un certo punto la donna ferita si sente come la bambina che è stata quarant’anni prima, perché della sua vita ricorda gli odori dell’infanzia, e le musiche. Di tutta l’esistenza ha conservato solo profumi e note, come fossero le sole cose che contano.

Così Nanni Settembrini e la sua compagna per caso, una psichiatra genovese dagli occhi verdi, viaggiano dal Monte Bianco alle montagne del Sud Tirolo per svelare il segreto di una vita svanita. Per una settimana, cercando, indagando e cercando ancora, condividono ansie e speranze tra i grandi spazi delle Alpi.

 

 

 

Enrico Camanni


nato a Torino nel 1957, ha preso la maturità scientifica al liceo Gobetti e frequentato il corso di indirizzo storico alla facoltà di Scienze Politiche. Ha scalato molto su tutte le Alpi, aprendo una decina di vie nuove e ripetendo circa ottocento itinerari di roccia e ghiaccio. Membro del Gruppo Alta Montagna, ha insegnato alla Scuola nazionale di Alpinismo Giusto Gervasutti e alla Scuola nazionale di Scialpinismo della Sucai di Torino, diventandone a soli ventun anni direttore. Attraverso la passione per l’alpinismo è approdato al giornalismo di montagna, alternando lo studio con il lavoro di redazione: redattore capo della Rivista della Montagna dal 1977 al 1984; nel 1985 fondatore del mensile Alpi, che ha diretto per tredici anni; dal 1999 al 2008 direttore dell’edizione italiana della rivista internazionale L’Alpe, nata da un accordo di cooperazione con il Musée Dauphinois di Grenoble. Dal 1999 collabora con il quotidiano La Stampa, nelle pagine culturali e in cronaca. Dal 2008 al 2011 ha diretto il mensile Piemonte Parchi della Regione Piemonte. Ha scritto migliaia di articoli, commenti, recensioni e saggi sulla storia dell’alpinismo, l’ambiente e le tematiche alpine, collaborando con numerosi giornali quotidiani e periodici tra cui Airone, Il sole 24 ore, La Stampa, Panorama, L’Unità, Meridiani, Specchio, L’Indice, Il Giornale dell’Architettura e Il Manifesto. In quarant’anni di attività pubblicistica e di ricerca, ha gradualmente allargato i suoi interessi dall’alpinismo alla storia delle Alpi e alle problematiche dell’ambiente alpino e al contempo si è dedicato alla narrativa, pubblicando alcuni racconti e sei romanzi ambientati in diversi periodi storici, tra cui i quattro che hanno per protagonista Nanni Settembrini, guida alpina e investigatore per caso: La Sciatrice (CDA & Vivalda,  2005), L’ultima Camel Blu (CDA &Vivalda, 2008) Il ragazzo che era in lui (CDA & Vivalda, 2011) e Coperta di neve (Mondadori, 2020). Ha curato anche l’ultimo allestimento del Museo della Montagna di Torino (2005). Ha collaborato alla progettazione e alla realizzazione dell’esposizione permanente Montagna in movimento al Forte di Vinadio (Valle Stura, 2007). Ho diretto e curato l’edizione italiana del Grande Dizionario Enciclopedico delle Alpi (2007). Sono stato progettista e direttore culturale di Alpi 365 Expo, il rinnovato Salone della Montagna di Torino (2007). Nel giugno 2012 ha fondato con un gruppo di torinesi e l’appoggio esterno di Carlo Petrini la rivista Turin, storia e storie della città. Sempre nel 2012 ha ideato e condotto per la Fondation Grand-Paradis la tre giorni dei “Sentieri creativi” in Valsavarenche, un corso sperimentale di montagna e scrittura. Nel 2015, dopo l’uscita del libro “Il fuoco e il gelo” da Laterza, ha iniziato un’intensa rassegna di serate e incontri sul tema della Guerra Bianca e della sua dolorosa memoria. In questo contesto ha ricevuto il Premio SAT 2015 con la seguente motivazione: Nel 2016 h pubblicato con Laterza Alpi ribelli, un libro che a suo dire gli assomiglia molto. In seguito si è dedicato all’appassionante ricerca sulla vita di Giusto Gervasutti, uno dei suoi miti giovanili. Ne è uscito Il desiderio di infinito (Laterza, 2017).

 

A cura di Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.