Morire per sopravvivere




Morire per sopravvivere. Una storia vera all’85%

Recensione di Francesca Mogavero


Autore: Chuck Klosterman

Traduzione: Maurizio Bartocci

Editore: Minimum Fax

Pagine: 272

Genere: Narrativa musicale/Autobiografia

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

Sinossi. Chuck Klosterman nasce nel Minnesota, cresce in una fattoria del North Dakota, diventa giornalistae nel 2002 compie il grande salto: si trasferisce a New York. , a quasi trent’anni, la sua carriera dicritico musicale decolla, scrive per riviste famose e raggiunge lo status di autorevole esperto di cultura pop. Spin gli affida progetti speciali come un reportage sui morti illustri del rock’n’roll.Questa la realtà dei fatti. Poi c’è questo libro, che è realtà vera all’85%: il frutto di unarielaborazione personale della lezione di David Foster Wallace, e di un cammino originale di scrittore. In Morire per sopravvivere Chuck viaggia per ventuno giorni e diecimila chilometri dentrol’America delle grandi metropoli e dentro l’America profonda. Visita il Chelsea Hotel e i campi digrano, Seattle e le paludi: cerca Duane Allman, Sid Vicious e John Lennon, cerca i Lynyrd Skynyrde Kurt Cobain. Ma il suo non è un lugubre pellegrinaggio, una descrizione morbosa dei luoghi dove sono morte le rockstar. Perché le tombe gli interessano molto meno delle storie e dei miti. Questo romanzo dal vero e sulla strada narra così la leggenda della musica rock, e come questa leggendaviva e continui a rinnovarsi da decenni, in ogni ragazzino pronto a giurare sui Led Zeppelin o i Nirvana; ma Morire per sopravvivere ci racconta anche la storia di Chuck: la sua infanzia rurale, le sue teorie geniali sui Kiss e soprattutto i suoi amori complicati che irrompono ovunque e sirifiutano di lasciare incontaminato il lavoro del critico musicale.

 

 

 

Recensione

Un viaggio (quasi) in solitaria per l’America a bordo di un’auto a noleggio, in compagnia di seicento cd… alla ricerca della morte. O meglio, alla ricerca dei luoghi in cui si sono verificati celebri decessi: squallidi hotel, rovine di locali carbonizzati, terreni su cui strisciano serpenti e affiorano rottami di aerei, anonimi appartamenti dove cantanti e musicisti – già in vetta alle classifiche o ancora alle prime note – sono usciti dal portone della vita per entrare nella stretta porta della leggenda, in cui la selezione all’ingresso è davvero spietata.

Sì, perché “dicono che devi proprio farti fuori se vuoi fare il rock in qualche modo”, per citare un Ligabue particolarmente cinico, e se possibile farti fuori in modo spettacolare, secondo Chuck Klosterman. E se dei comuni mortali morti non si può che dir bene, dei rockettari defunti si parla fin troppo, rasentando l’idolatria. Questo, più o meno, è ciò che osserva il nostro autore prima che la sua esperienza on the road cominci.

Ma il punto è: perché? Come mai il frontman, il chitarrista, il bassista o l’intero gruppo che perisce in un incidente automobilistico, per un abuso di sostanze o per un disperato gesto estremo viene ricordato con più intensità, celebrato come un’icona, forse proprio in virtù della morte stessa, anziché per la sua sperimentazione musicale, per un particolare talento nell’arpeggio o un acuto da record?

Magari perché bruciare subito, anche se all’attivo si ha solo una manciata di canzoni che le radio hanno sempre snobbato, è più spettacolare di spegnersi lentamente, pur avendo collezionato dischi di platino o concerti sold out? Perché chi muor giovane (e tragicamente) è caro al cielo e alle folle? Perché lasciare questo piano di esistenza all’improvviso, in modo repentino e inatteso, è il segreto dell’immortalità, e poco importa che nessuno, prima, ascoltasse le tue canzoni o tutti ti augurassero il peggio?

Chuck, incaricato dalla rivista Spin, parte con un mucchio di domande, tanti album (e un po’ di erba) con cui tenersi più o meno allegro e tre donne in testa: ventun giorni e diecimila chilometri, paesaggi che cambiano, cibo spazzatura che resta, incontri al limite dell’assurdo, elucubrazioni, ricordi di un’infanzia tra i campi… Tutto vero? Il sottotitolo ce lo garantisce all’85%: il restante 15% è esagerazione, orpello, gioco narrativo o, al contrario, non-detto… cosa che renderebbe questa avventura ancora più bizzarra. Ma anche questo poco importa.

Il nodo fondamentale è:

Chuck troverà ciò che cerca?

Risolverà il mistero del trapasso e i suoi problemi personali con l’altro sesso?

Ovviamente non posso rivelarvelo, ma posso lasciarvi un indizio: amore, morte e rock’n’roll sono, in fondo, tre facce della stessa medaglia, e indagare la morte altrui (o la nostra paura di sentirci già morti) può forse regalarci un nuovo, più consapevole e scanzonato alito di vita.

 

 

 

Chuck Klosterman 


Chuck Klosterman, nato nel 1972, è scrittore e giornalista. I suoi libri sono entrati nella classifica dei bestseller del New York Times e suoi articoli sono apparsi su GQ, Esquire, Washington Post e Guardian. In America è particolarmente apprezzato come acutissimo critico della musica e della cultura pop.

A cura di Francesca Mogavero 

www.buendiabooks.it

 

 



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