Nàccheras




Recensione di Fiorella Carta


Autore: Ilenia Zedda

Genere: Narrativa

Pagine: 240

Editore: DeA Planeta

Anno: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. Cala dei Mori è un posto speciale. Sul fondo del mare, raggiungibili soltanto con una lunga apnea, enormi conchiglie custodiscono un dono: è il bisso, la seta color oro che ha vestito i grandi re dell’antichità, e che oggi una sola donna al mondo è in grado di raccogliere e di tessere. Quella donna è il Maestro – ma molti, avendone paura, preferiscono chiamarla “strega” – e sta insegnando i suoi segreti alla nipote Caterina che, a dispetto dei suoi tredici anni e di un corpo che sta per sbocciare, ogni giorno al calar del sole si tuffa nella Cala e insegue la perfezione spirituale che quel compito richiede. Sa di non essere ancora pronta, ma sa anche di avere il mare nell’anima e nel destino. Nascosto dietro gli scogli, Francesco la osserva e la ama a modo suo, in silenzio, ammirando la grazia dei suoi gesti. È uno scapestrato, Francesco, appartiene a un popolo di minatori, devoto alla terra, nero di carbone, testardo come la roccia e come il dolore che si agita nel suo sangue. Forse è per questo che non è mai riuscito a rivolgerle neanche una parola? Ma soprattutto, come si diventa qualcosa di diverso da ciò che tutti si aspettano? Ambientato in una Sardegna arcaica, suggestiva e piena di mistero, questo romanzo è spinto da una magia implacabile e ritmica come un’onda increspata dal maestrale. E sa raccontare con delicatezza un’età di incontri imprevisti, di responsabilità indesiderate, di scelte che possono determinare una vita intera.

 

Recensione

 “Quando nasci e vivi dentro l’arte quello che diventi è arte, ma arte intesa come maestria, tu non sei un artigiano, non sei artista sei un maestro e ciò vuol dire che conservi per chi verrà quello che già è. E se si intreccia con l’acqua, da lì non puoi proprio uscirne. Ma capirai che questa è la libertà”

Caterina è acqua, fluidità, tradizione. Francesco è terra, sotto i suoi piedi, arida calda e pungente.

Due elementi che si incontrano, che nella loro diversità trovano il complemento di unione.

Un romanzo ambientato in una Sardegna ancora selvaggia, raccontata negli anfratti di un paesino fatto per pochi, occhi e orecchie attenti.

Mentre l’adolescenza corre nelle vene dei due protagonisti e ribolle nei loro cuori, la vita tediosa di quell’estate è animata dalla presenza di uno straniero che arriva, scompare dentro la Chiesa e non si fa più vedere. L’incipit per una trama ricamata alla grande da tutti i paesani.

E mentre gli adulti sono indaffarati a fare gli investigatori indispettiti, Caterina e Francesco si ritrovano nella loro terra di mezzo.

Lei non è una semplice bambina pronta a sbocciare. È nipote del maestro del bisso, donna temuta, riverita, che tramanda una tradizione antica come il suo popolo.

Caterina è il braccio teso verso il futuro di un’arte persa nel tempo, ha paura di non essere in grado di sentire l’anima del mare e diventare una cosa sola con esso. Francesco, inaspettatamente, sarà il suo coraggio, il pensiero salvifico che le farà comprendere l’amore, universale e unico, delicato e dedicato.

Una stagione di passaggio, un romanzo intenso, caldo come le nostre giornate di luglio, fresco come l’acqua cristallina che abbraccia la nostra isola e ne conserva ancora la storia nelle sue pietre e nei suoi fondali.

Un omaggio a ciò che la natura dona e che, come dice Chiara Vigo, l’unico maestro di bisso rimasto al mondo, appartiene a tutti.

E come quella seta dorata che nasce da un lavoro di sapienza e musica dell’anima, questo romanzo incanta, una nenia che soffia come il Maestrale, scompiglia la testa e il cuore e ricorda a tutti che le radici riportano sempre alla nostra vera essenza.

 

A cura di Fiorella Carta

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Ilenia Zedda


Ilenia Zedda è nata in provincia di Sassari nel 1990 e lavora come copywriter a Torino, dove ha frequentato la Scuola Holden. Nàccheras è il suo primo romanzo.

 

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