Nella pancia del mostro




(Recensione di Leonardo Di Lascia)


Autore: Dario Stefano Villasanta

Editore: Lettere Animate

Pagine: 210

Genere: Noir

Anno di pubblicazione: 2016

 

 

SINOSSI: Uno sconosciuto si ritrova legato a un letto di contenzione, in una cella d’isolamento dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. Di nuovo lì, perché? Domenico e Giulia, appena redenti da un passato ai limiti della legalità, apprendono la notizia dai giornali e credono si tratti di Dax, l’ambiguo amico di un’estate che ha cambiato le loro vite, tirandoli fuori dal fango, tra mezzi legali e scorciatoie da strada. Tra tentativi di mettersi in contatto con quel misterioso internato per scoprirne l’identità, e forse salvarlo da lì, e il tormento dei protagonisti per esorcizzare il loro passato recente, la storia percorre spietata la realtà italiana degli OPG, i vecchi manicomi criminali. Sullo sfondo, dentro e fuori la nefanda struttura sanitaria, si muove una schiera di personaggi minori, ugualmente protagonisti di una personale disperazione che incontra quella di Domenico e Giulia ma che non può lasciare indifferente nessuno di noi.

 

 

RECENSIONE:

Nella pancia del mostro è in teoria il seguito di Angeli e folli, un romanzo con cui l’autore, da esordiente autoprodotto, vinse nel 2015 uno dei premi di maggior spicco ai Pegasus Literary Awards di Cattolica.

Gli attori principali sono gli stessi: da un lato, il misterioso Dax, dal fosco passato speso tra piccola criminalità e instabilità psichica; dall’altro, Giulia e Domenico, restituiti a una vita normale proprio dall’aiuto morale ed economico di Dax, oggi prostituta redenta lei e imprenditore di discreto successo lui. Li avevamo lasciati, al termine di Angeli e Folli, annichiliti dalla misteriosa scomparsa di Dax, li ritroviamo qui incuriositi da una notizia di cronaca: l’arresto del pregiudicato Davide Villari, nella medesima località in cui si erano perse le tracce di Dax, e la sua traduzione all’ospedale psichiatrico giudiziario (O.P.G.) di Castiglione delle Stiviere. Domenico prima e Giulia poi, per una serie di coincidenze che qui non sveleremo, sono portati a pensare che si tratti proprio del loro amico Dax. Inizia così una caccia all’uomo, o meglio una caccia alla possibilità di incontrarlo per svelarne l’identità, resa ardua da quel particolare luogo di detenzione. Giulia e Domenico non risparmieranno risorse per riuscire nell’impresa e nemmeno rischiose alleanze, finendo per incontrare sulla loro strada pazzi veri o presunti, fuggitivi pericolosi, delinquenti incalliti.

Giocando in modo sistematico su un duplice binario narrativo – la vita ‘deviata’ di Davide Villari tra le pareti dell’O.P.G. e quella normale di Giulia e Domenico nel mondo esterno – Dario Villasanta scrive pagine toccanti nella descrizione di solidarietà, amicizie o amori nati in quei luoghi di segregazione. Di minor effetto appaiono al confronto i capitoli dedicati all’indagine di Giulia e Domenico, anche se ciò non deve sorprendere visto che fungono da ‘spalla’ all’impatto drammatico del racconto del recluso.

Il romanzo non è attribuibile a un genere specifico ed è comunque una storia nera, più per la disperazione dei protagonisti che per i crimini di cui si sono macchiati.

Una storia in cui non esistono vittime che siano soltanto tali, e neppure colpevoli, che l’autore non vuole giudicare in alcun modo. A lui preme piuttosto mostrarci quanto poco basti per precipitare, in ragione di piccoli reati e accanimento di famiglie e servizi sociali, da una vita normale, seppure al limite, in un gorgo infernale. Dove le pene più insopportabili finiscono per essere la perdita di dignità, la terapia coatta con psicofarmaci spersonalizzanti e soprattutto il dolore, proprio e altrui, che impregna le pareti del manicomio criminale come un fetido miasma.

Una scrittura dura, come si conviene ai temi trattati, a sprazzi illanguidita da malinconiche osservazioni di paesaggio urbano o di una monocorde campagna mantovana, sufficienti però a evocare con suggestione precisa la Milano dell’autore e la pianura di grano e pioppi attorno a Castiglione delle Stiviere.

Un linguaggio scarno ma di non comune originalità appare funzionale alla caratterizzazione dei personaggi e a una storia che appartiene alla strada e a una spietata realtà di piccoli crimini e di colpe aberranti. Il tono privo di enfasi con cui l’autore descrive le vicende all’interno dell’O.P.G., anziché sottrarre vigore al messaggio di denuncia, finisce per suscitare invece un’empatia profonda non solo verso chi è finito tra quelle mura quasi per caso, ma anche nei confronti di chi pagherà con un ergastolo una follia transitoria con conseguenze irreparabili.

Lo stile è del tutto particolare, una scrittura che somiglia alla musica jazz, e si concretizza nell’anticipazione ricorrente del verbo rispetto al soggetto e nel raro ricorso agli articoli determinativi. Ne risulta un ritmo diverso, a tratti quasi un singhiozzo, molto adatto a una storia in bilico tra il dolore di una normalità impossibile e quella di una follia che non può dimenticare la sua colpa.

 

 

Dario Stefano Villasanta


Dario Stefano Villasanta, nato a Monza 46 anni fa, è cresciuto sul lago Maggiore nella zona dell’alto ‘varesotto’. Si diploma e inizia a frequentare l’università a Milano, facoltà di Filosofia. Lo fa per due anni ma, dopo aver ricevuto la cartolina del servizio militare, si sposta in Toscana e da lì inizia una lunga serie di trasferimenti che gli consentiranno di crescere e di arricchirsi, ma anche di incorrere in gravi incidenti di percorso. Scrive da sempre, fin dagli anni di scuola. È autore di Angeli e Folli, auto pubblicato nel 2014, con cui ha vinto il prestigioso premio Emotion ai Pegasus Literary Awards di Cattolica nel 2015, poi ripubblicato da Lettere animate con il titolo Il prezzo. Oltre a Nella pancia del mostro (Lettere animate, 2016) ha scritto un romanzo di formazione Il migliore, un fantasy esoterico Il gioco del castello e due raccolte di racconti, Strade sporche e Dalla cenere. Attualmente sta lavorando a un romanzo che completerà la trilogia iniziata con Angeli e folli.

 



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