Non c’ero mai stato




Recensione di Viviana Trifari


Autore: Vladimiro Bottone

Editore: Neri Pozza 

Collana: Bloom

Genere: Narrativa contemporanea

Pagine: 399

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. Ernesto Aloja è un ex editor: ha passato l’intera vita professionale a correggere i romanzi degli altri, dopo aver rinunciato a scriverne uno proprio. Da poco è tornato a Napoli, il luogo dei suoi traumi giovanili. Ernesto ne censura il ricordo con gli psicofarmaci e frequentando, stancamente, due amanti che non gli procureranno mai fastidi. Questa routine è spezzata all’arrivo di un dattiloscritto. Si tratta di un romanzo chiaramente autobiografico, il racconto di esperienze disordinate e promiscue. D’istinto Ernesto si sbarazzerebbe di un testo che ha la capacità di turbarlo profondamente. Non può, però, evitare di incontrarne l’autrice. Lena Di Nardo è una trentenne magnetica e disturbante. Una giovane donna che vive nell’hinterland napoletano, dove condivide l’esistenza precaria e senza prospettive della propria generazione. Ernesto, che ha sempre seguito la nascita di romanzi, stavolta ha l’impulso di far sbocciare una romanziera. Hanno così inizio i loro incontri settimanali, nella casa panoramica dove l’editor abita da solo. Quella di Ernesto e Lena si rivelerà, da subito. come un apprendistato reciproco: di Lena alle tecniche della scrittura, di Ernesto a un mondo per lui inedito. Sia con le proprie pagine, sia facendosi accompagnare nelle sue scorribande notturne, Lena conduce l’editor in un mondo per lui estraneo. Un mondo dove la fa da padrona la sessualità usa-e-getta dei coetanei di Lena, consumata durante notti in discoteca per il senso del limite che ha improntato tutta la vita di Aloja. La destabilizzazione psicologica dell’editor, poi, è accentuata da strani episodi di cui lei è vittima. Alcuni pedinamenti; lo speronamento notturno dell’auto di Lena; un diverbio di lei con una misteriosa ragazza nel parcheggio della discoteca; alcune aggressioni verbali sul suo profilo Facebook. Il tutto mentre le notti di Alojainiziano a venire disturbate da uno stillicidio di telefonate anonime. Troppo tardi Ernesto ha la sensazione di essersi avventurato in territori dove non era mai stato. Territori che riguardano il passato di Lena, ma anche quello personale dell’editor. Al fondo di questa discesa agli Inferi, una doppia rivelazione, spietata come ogni verità rimossa. Ernesto Aloja non potrà che scriverne, finalmente in prima persona.

 

 

 

Recensione

Vladimiro Bottone e la sua penna ci consegnano un romanzo spigoloso, difficile, morboso, scritto con una ricercatezza e un’eleganza stilistica ineccepibili che rendono il lettore avido di mettere a punto il meccanismo del “turning page” che tanto decanta Aloja, l’editor protagonista del romanzo.

Il “turning page” è la legge di mercato per gli editori, il pollice alzato nella scelta di una  pubblicazione, la capacità di incuriosire il lettore e fargli proseguire la lettura, Vladimiro Bottone però non si serve di nessun espediente a basso costo, ma della sua forza di sapiente scrittore che in un crescendo di situazioni che si accavallano riesce a legare il lettore a sé e a stregarlo.

La forza di questo romanzo è nella sua cruda veridicità, nel dubbio insito che instilla rigo dopo rigo nel lettore: “Ma è una storia vera?” 

 Vladimiro Bottone si confonde con la figura di Ernesto Aloja, così come Lena di Nardo con Gilda Ninno, protagonista del romanzo che Lena sta scrivendo, mentre il lettore si smarrisce in un gioco di specchi ipnotico che lo porta a non discernere più romanzo e vita, fantasia e realtà.

Come in un caleidoscopio si susseguono, si contrappongono, sfumano e svaniscono azioni, situazioni, luoghi e personaggi.

Napoli è ariosa ma anche terribilmente asfissiante, aristocratica e mediocre, così come  le donne che Ernesto incontra, vittime e carnefici nella stessa misura, madri e puttane allo stesso tempo, bambine e adulte per necessità e contesto.

La sua “Macchia” viene a galla nonostante i colpi di gomma, nonostante le pagine voltate e si confonde con le macchie altrui, alla scrittura non resta che fungere da “memoria di scorta”, “la vita ha precedenza su tutto”, come afferma Aloja colto da un’illuminazione nel testo: “Questa non è letteratura: è vita”. 

Della bravura di questo scrittore si potrebbe parlare e scrivere in abbondanza, il suo uso preciso e chirurgico della parola, la sua capacità di portare il lettore in ogni luogo e  tempo, la forza descrittiva nel raffigurare qualsiasi contesto e situazione, ma meglio leggerlo, meglio gustarlo dal proprio calice, con lentezza, come il buon vino che lascia sulle labbra la voglia di assaporarlo ancora e ancora.

Prosit! 

A cura di Viviana Trifari

https://www.instagram.com/librialvolo

 

 

Vladimiro Bottone


Vladimiro Bottone, nato a Napoli nel 1957, vive e lavora a Torino. Ha pubblicato i romanzi L’ospite della vita (1999, selezionato al Premio Strega 2000), Rebis(2002), giunto alla seconda edizione, Mozart in viaggio per Napoli (2003), Vicaria (2015) pubblicato da Rizzoli e Non c’ero mai stato (Neri Pozza, 2020). Collabora alle pagine culturali de “Il Corriere del Mezzogiorno” e de “L’Indice dei libri del mese”.

 

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