L’ altare dell’abisso






Autore: Patrich Antegiovanni

Editore:  Patrich Antegiovanni

Pagine: 376

Genere: Mistery Thriller


Anno Pubblicazione: 2017

 

SINOSSI

Bevagna, nella tranquillità apparente della piana umbra, dove il Lago Aiso si incastona tra i campi, la vita di Fedro Soli, un trentenne di Parma, proprio non va: il lavoro, l’aspirazione, i litigi con la moglie Amalia e la paternità non voluta.

Ma nulla è come crede.
In pochi giorni Fedro passerà attraverso una scomparsa, un omicidio, antichi tomi di alchimia, personaggi coloriti e una mescolanza di religioni fino ad affrontare l’Ordine degli Adepti e il suo scopo finale.

Invischiato, senza poter scegliere, in forze oniriche ed ermetiche, nella potenza dell’amore e del fascino esotico.

Ma disperazione infonderà coraggio e istintività provocandolo affinché concluda il percorso di metamorfosi e abbia la sua personale, al contempo dolorosa, rivelazione.

Anche per il lettore dell’Altare dell’Abisso nulla sarà come sembra, sballottato tra bugie e verità, colpi di scena e ribaltamenti, finta stasi e strappi improvvisi, archeologia indigena e futuro universale.

Il mix deflagrante che rende questo mystery thriller un romanzo d’assaporare fino all’ultima sillaba.



“Mutamento, fuoco che non brucia né distrugge, putrefarà, corromperà, genererà e perfezionerà. Nero tramuterà in bianco prima, in giallo poi e partorirà rosso. Fuoco umido di quattro colori, le fiamme che compiranno l’Opera.”

RECENSIONE

Umbria, Bevagna. Fedro Soli e la moglie Amalia vi si trasferiscono da Parma. Scrittore lui, architetto lei, contano di mettere su famiglia, avvolti dalla quiete della piana umbra. Ma ben presto, per entrambi, la vicenda si trasforma in un incubo.

Un mistery thriller ben congegnato, questo di Antegiovanni. Una trama che scorre bene, ricca di personaggi completi, ben caratterizzati, che si dirama in luoghi tratteggiati mediante una prosa inconsueta, in tutta la sua eleganza.

Notevole il lavoro di ricerca dell’autore per imprimere su carta al meglio le descrizioni che da una parte lasciano immaginare ogni scenario, dall’altra potrebbero infastidire appena il lettore meno propenso ai passaggi eccessivamente dettagliati.

Interessante anche il lato “esotico” della narrazione, che vede protagonista uno scorcio di India e cultura indiana, per concludersi con un epilogo tra il fantastico e l’avventuroso.

Un buon lavoro di cui ci parlerà meglio l’autore, cui abbiamo posto qualche domanda.

L’AUTORE
Patrich Antegiovanni, naturalista, consulente ambientale, ricercatore in ambito scientifico per privati ed enti pubblici, inoltre collabora nella gestione di uno studio bibliografico. Nato a Rho, Milano, dopo aver vissuto in varie zone dell’Umbria da qualche anno risiede nella campagna di Foligno.


 

INTERVISTA

1) Ciao Patrich, benvenuto a ThrillerNord! “L’altare dell’Abisso” è un mistery thriller cui vanno ad aggiungersi elementi tipici del fantastico e del romanzo d’avventura. Come nasce l’idea di quest’opera e quanto tempo hai impiegato a scriverlo?

Quando nel 2012 io, mia moglie e tre gatti ci siamo trasferiti a Bevagna spesso mi trovavo ad ammirare la campagna che mi circonda. Mi cullava l’armonia, l’equilibrio e l’attività nei campi, poi scoprii due luoghi singolari a pochi passi da casa, due risorgive sconosciute ai più, una è un lago profondo tredici metri. Il Lago Aiso, tristemente famoso nella zona e in internet per le leggende, è circondato da un alone di mistero, ma è anche un SIC, ovvero un Sito di Interesse Comunitario dal punto di vista naturalistico. Questo lago viene citato nella cartografia antica a volte con il toponimo Aso proveniente dall’Umbro e significa ara, altare, in altre carte come Abisso, come tutt’ora lo chiamano gli abitanti per la credenza che non avesse fondo. Per il titolo del romanzo ho preso spunto proprio dal gioco dei due toponimi. La mia curiosità intorno al piccolo lago fu accresciuta dalla particolare durezza delle acque rispetto a quelle circostanti e dalle strane forme di vita, a volte mitologiche, che nuotano o nuotavano al suo interno.
L’altro luogo è l’Aisillo Fanelli, una piccola risorgiva che sommerge un luogo di culto romano e forse Umbro lasciato al buon cuore del proprietario. Così fu che più mi informavo sulla zona in cui per caso vivo e più montava l’idea del romanzo. E poi ci sono i libri antichi con cui lavoriamo da anni e dallo studio dell’alchimia ha preso vita l’idea che una campagna bucolica e idilliaca diventasse l’ambientazione di un thriller.
Qualche anno fa volevo aprire una piccola casa editrice e pubblicare inizialmente romanzi dimenticati. Iniziai la ricerca e selezionai tra gli altri “La Tomba” della maestra del gotico Ann Radcliffe però non trovavo l’opera nella bibliografia dell’autrice. Contattai studiosi della scrittrice e notai che questo romanzo esisteva solo in francese e in italiano di cui ne era la diretta traduzione. Mi feci inviare da una biblioteca le foto di frontespizio e prefazione della prima traduzione italiana del 1817 per avere più informazioni, ma nulla, lessi digitalizzata la prima edizione francese del 1799 nel sito della Biblioteca Nazionale di Francia dove era indicato Ann Radcliffe come autrice e Chaussier e Bizet come traduttori della fantomatica versione inglese che proprio non trovavo. Una professoressa universitaria mi illuminò e scovai anche una controprova dell’accaduto in un dizionario bibliografico francese del 1827-1839. I fatti sono andati grosso modo così: la famiglia Radcliffe era molto riservata e dopo il 1797 scomparve mantenendo un silenzio profondo finché la scrittrice morì intorno al 1810. Alcuni per questo approfittarono del suo nome, “La Tomba” in realtà fu scritta da Chaussier e Bizet che vollero passare come traduttori della nuova opera attesissima dai fan francesi della Radcliffe. Una frode bella e buona. Non aprii mai la casa editrice, anche se avevo trascritto in un italiano moderno, comparato con la versione francese, gran parte del testo. Anni dopo quando stavo scrivendo “L’Altare dell’Abisso” volevo descrivere delle grotte, mi ricordai “La Tomba” e presi spunto da quelle caverne.
Nonostante tutto non so come questi elementi sono stati amalgamati nel libro visto che più che un processo voluto lo definirei un’evoluzione naturale di ciò che ho assorbito, di ciò che la mente ha sposato come una sorta di Opera Ermetica.
La prima stesura è stata affinata più volte e riscritta di continuo per arrivare all’essenza della storia per essere sottoposta al vaglio di un editor. Durante il processo creativo a volte mi sono dovuto allontanare per non rischiare di essere travolto dagli eventi e dai personaggi quando chiudevo gli occhi o mi affacciavo alla finestra di casa. Quindi come si può dedurre, di tempo ce n’è voluto, esattamente quasi due anni.

2) Luoghi e personaggi sono ben caratterizzati. Il tuo lavoro, gli studi, ti hanno sicuramente aiutato, per quanto riguarda le descrizioni degli ambienti. Invece, in quale personaggio c’è più di te? Mentre gli altri sono ispirati a persone che conosci o hai conosciuto?

Secondo me scrivere un romanzo è un matrimonio alchemico tra elementi, o come dicevano in passato tra il fisso e il volatile, la parte maschile e quella femminile. Quindi a partire da una scintilla iniziale, l’idea principe, è seguita una fase di ricerca e un lungo lavoro di progettazione che mi ha portato alla prima stesura e così via…
Nel romanzo sono confluite conoscenze, passioni e le persone incontrate nella vita. Come ha detto più volte Carlo Verdone nelle sue interviste, anche per i miei personaggi ho preso spunti qua e là da persone realmente conosciute accentuandone alcuni caratteri, mantenendo sempre l’equilibrio per farli sembrare reali e non cliché.
Con tutta sincerità c’è un po’ di me in molti di loro e costruendoli ho avuto attriti con tutti i personaggi principali e proprio per il fatto di essermi scontrato con ognuno di loro alla fine li ho apprezzati per diversi aspetti. Da Amalia a Kunda, da Sara ad Ada fino ad Adalgisa e alle mamme di Fedro ed Amalia. Proprio le donne del romanzo forse hanno avuto un filo più di attenzione, sarà stata cavalleria o difficoltà nell’entrare nei ragionamenti dell’altro sesso, chi lo sa?

3) Hai inserito parecchi riferimenti alla cultura indiana, elementi esoterici, simboli… Si tratta di semplici conoscenze oppure di studi più approfonditi?

Come detto in l’Altare dell’Abisso c’è uno studio minuzioso della simbologia, dell’alchimia e della storia locale sia romana che degli antichi Umbri, conoscenze che sono state approfondite attraverso la lettura di diversi saggi.
L’India invece è stata una scelta quasi casuale, fatta all’inizio della costruzione della trama, scelta che ha comportato uno studio geografico, sociale, culturale e religioso di quel paese che in realtà è un continente dalle mille sfaccettature. Una volta terminata la stesura del testo ho avuto l’occasione, insieme a mia moglie, di passarci 20 giorni “incredibili” come recita lo slogan dell’India.

4) Stai lavorando ad altri progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Progetti sempre molti. Oltre ad articoli vari e qualche saltuaria recensione, sto lavorando su tre romanzi diversi: il primo, a cui tengo molto, è per ora accantonato in attesa di più tempo e di una migliore introspezione (non voglio dire di più), il secondo è l’ammodernamento della traduzione Ottocentesca di un romanzo storico scomparso, ma molto interessante e il terzo è il seguito di “L’Altare dell’Abisso”.

5) Chiudo con la domanda di rito: hai letto di recente qualche thriller di scrittori del nord Europa? Ce n’è qualcuno che hai preferito o ti piacerebbe leggere?

Guarda, molto onestamente non ho letto molto di thriller del nord Europa. Sarà perché non ho preferenze, leggo di tutto, qualsiasi genere tranne il rosa, di autori di qualsiasi tempo, dagli antichi a quelli dei giorni nostri e data l’ampia forchetta non mi sono mai specializzato nei thrilleristi del nord Europa, tuttavia ho apprezzato veramente tanto Stieg Larsson e il suo Uomini che odiano le donne, mi sono riproposto di completare la trilogia e di saggiare anche Camilla Läckberg e Jo Nesbø. Ho una lista lunghissima di libri da leggere considerando pure che alterno un romanzo a un saggio (altra mia passione).

Grazie per averci concesso il tuo tempo. Ci salutiamo qui e ti auguriamo un grosso in bocca al lupo!

Non ti rispondo crepi il lupo perché da naturalista non lo voglio morto, i predatori in cima alle rispettive catene alimentari sono pochi e basilari per gli ecosistemi, mi basterà rispondere con una semplice indigestione. Ti ringrazio per la chiacchierata, mi ha fatto veramente piacere, un saluto speciale e mi auguro a presto.

Patrich Antegiovanni


Recensione e intervista a cura di Olga Gnecchi

Olga Gnecchi vive a Porto Empedocle. Si occupa di servizi editoriali. Tra le sue pubblicazioni, i due thriller “Sotto i suoi occhi” (2014) e “L’ultima cella” (2015). Con Gianluca Ingaramo scrive la parodia erotica “Amore Antigas” (2016) e il racconto “L’indifferente” contenuto nell’antologia “Jingle Bloody Bells 2” (2016) pubblicata da Nero Press Edizioni. Di recente ha pubblicato il dark fantasy “Creature Oniriche” (2017).