Satyros




SATYROS

 

Autore: Giorgio Borroni

Editore: È scrivere – auto pubblicazione

Genere: Horror

Pagine: 89

Anno di pubblicazione: 2017

 

 

SINOSSI

Giorgio Borroni ci regala un romanzo breve dalle tinte cupe e le atmosfere retrò che piaceranno ai nostalgici degli anni Ottanta. A tratti dissacrante e con delle punte splatter, questo romanzo ricco di suspense vi terrà col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

 

“I ricordi, che erano un veleno in circolo nelle sue vene, gli gonfiarono il cuore fino a farglielo scoppiare.

In quel preciso istante la campana della chiesa suonò a morto. Bastiano sentì il sangue gelarglisi a poco a poco, rintocco dopo rintocco ebbe persino l’impressione che rallentasse il flusso, coagulandosi nelle vene. Una voce nella sua testa gli urlò di andare via da lì, di infilarsi nel bar e ordinare qualsiasi cosa pur di evitare quei due, ma quando si mosse gli parve di essere stato preso a bastonate alle gambe.”

 


 

RECENSIONE

Lo staff di È Scrivere ci presenta una nuova pubblicazione che va a inserirsi in una collana tutta da scoprire e che raccoglie racconti e romanzi brevi da scaricare gratis nei vari store online.

Oggi vi presento “Satyros” il nuovo romanzo breve di Giorgio Borroni. Un horror dalle tinte cupe da leggere in breve tempo.

Bastiano riceve la telefonata di un’amica di infanzia che gli chiede, in lacrime, di tornare al suo paese natale. Affronta un viaggio, che sembra più una discesa verso l’inferno, solo per aiutare la donna e il figlio. Ma qual è il segreto che aleggia su di loro? Bastiano dovrà affrontare il demone di un passato che pensava di essersi lasciato alle spalle e che invece è tornato a tormentarlo, per sfidarlo a un’ultima partita.

Risulta difficile staccare gli occhi dal romanzo, una volta iniziato. La narrazione scorre e avvolge il lettore in un’atmosfera torbida e carica di suspense. L’autore va a riprendere caratteristiche formali dell’horror classico per rielaborarle e inserire nuovi elementi che rendono l’opera forse non unica nel suo genere ma di certo interessante. A dispetto della brevità, la trama è coinvolgente, coerente in ogni minimo particolare, i personaggi risultano ben caratterizzati, tanto da permettere al lettore di parteggiare per il protagonista e rimanere con lui fino alla fine, a una conclusione inaspettata che si addice perfettamente alla storia.

Una lettura veloce e consigliata.

 

L’AUTORE

Giorgio Borroni (1977) ha conseguito il diploma in Fumetto e Scrittura Creativa alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze. Si è laureato in Lettere Moderne a Pisa, dove ha anche insegnato traduzione in un master universitario. Ha curato le edizioni di Dracula (Barbera) e Frankenstein (Feltrinelli), ha tradotto romanzi e fumetti per Giunti, Liberamente, J-pop e BD. Come illustratore ha collaborato con alcune webzine ed è editor, oltre che sceneggiatore, per Cagliostro E-press. Ha scritto racconti horror poi diventati audiolibri distribuiti da www.ilnarratore.com. È autore del saggio Le tre follie di Orlando per Tralerighe.

 


 

INTERVISTA

 

1) Ciao Giorgio, benvenuto a ThrillerNord. Traduttore, editor, grafico, autore… Quando è nata la passione per la letteratura?

Ciao a tutti e grazie per questa opportunità.

Non posso parlare di passione, in realtà ho scelto di laurearmi in Lettere Moderne e cercare di restare “tra i libri” perché credo che sia l’unica cosa che mi viene naturale.

 

 

2) C’è stata un’esperienza che più ti ha segnato, in positivo o in negativo, e che ti ha aiutato a crescere? Vorresti raccontarci qualcosa?

In ambito letterario ne ho avute di incredibilmente negative e incredibilmente positive, queste soprattutto nell’ultimo anno, tanto che a volte mi chiedo dove è piazzata la telecamera nascosta.

Ne racconto una positiva.

Vado a un festival dedicato ai libri e passo a trovare l’editore che ha pubblicato un mio saggio allo stand. Si avvicina un ragazzo sui sedici anni con il padre e noto subito che ha qualcosa che non va: trema, balbetta e si muove con difficoltà. Non può essere solo timido, è evidentemente a disagio. Io naturalmente non gli dico che sono l’autore del saggio che sta guardando perché credo sia più attratto dalla copertina raffigurante un cavaliere rinascimentale che dall’Ariosto: gli chiedo solo se è un tipo da Capitan America o da Iron Man. Lui mi guarda perplesso e gli rispondo che se non lo sa scelgo io, così mi faccio dare una penna e gli disegno un Iron Man velocemente su una busta di carta.

Suo padre attacca bottone con me, gli dico che insegno alle medie e nel frattempo faccio pure un Capitan America, scherzando sul fatto che a 40 anni so fare a memoria solo la versione del comics anni ’80. Dopo un po’ viene fuori che sono l’autore del saggio, e rispondo alle loro domande su come l’ho scritto e che ricerche ho fatto. Scopro che il giovane è un onnivoro di letteratura e saggistica e il padre gli acquista, fra altri, il mio libro: mentre scrivo la dedica vedo che il ragazzo trema ancora di più, è davvero emozionato e alla fine mi dice: “Io provo molto rispetto per quello che fa”, poi si allontana. Il padre mi stringe la mano e mi dice che il figlio sta passando un brutto periodo ed è depresso: averlo tirato un po’ su con un paio di super eroi scarabocchiati e un saggio su Ariosto con dedica credo che valga più di un Premio Strega.

 

 

3) Passiamo a “Satyros”. Come mai la scelta di pubblicarlo gratuitamente?

In realtà Satyros non doveva vedere la luce. Io scrivo molto malvolentieri perché farlo mi mette a disagio. Ho perso un sacco di occasioni letterarie, ma purtroppo vedo la scrittura come un match di MMA: ti infilano in una gabbia e devi menare ed essere preparato a prenderle. Lia di Escrivere mi ha “stalkerato” per tutta l’estate scorsa, provando a convincermi in ogni modo. Non sono uno che fa il prezioso, e quindi ho deciso di lavorarci. Avevo in mente solo una scena: un tizio è in un albergo di quart’ordine e deve fare… beh quello che farà nel racconto. Poi ho detto a Lia che le mie condizioni erano solo due: 1 nessun limite di pagine, perché se è vero che scrivo di rado tanto vale mirare in alto, 2 nessuna censura, perché ci sarebbe stata una scena in particolare piuttosto cattiva ma senza di essa non avrebbe avuto senso il racconto.

L’ho scritto in un mese circa, in uno stato d’animo molto combattuto: quando stavo buttando giù i primi capitoli è morto un mio collega che mi aveva sempre trattato come un figlio, ma allo stesso tempo mi sentivo “carico” per l’impresa che stavo per fare. Ci sono stati giorni in cui non riuscivo a scrivere più di cinque righe, ma ero certo che lo avrei finito. Alla fine gli editor di Escrivere mi hanno detto che una cosa così avrei potuto venderla, di pensarci, ma io ho rifiutato: è per merito di Escrivere che ha visto la luce, e se hanno creduto nel progetto è giusto che sia pubblicata sotto il loro marchio.

 

 

4) Leggendolo, mi è sembrato di ritrovare un piccolo paese siculo, non solo per l’ambientazione, ma anche per la mentalità dei personaggi che hai inserito. Invece, da cosa hai tratto ispirazione durante la stesura?

Il mio intento era fare in modo che i lettori del nord, del centro e del sud si ritrovassero in qualche località di provincia che conoscono, perché credo che la mentalità di provincia sia uguale in ogni parte di Italia… forse anche del mondo: come avrai capito io non amo molto certi ambienti: la mancanza di ambizioni come valore, la massificazione, i tanti “vorrei ma non posso” e logiche varie del “branco” non sono mai state mie e quando ho potuto ho cambiato aria, con conseguente miglioramento della qualità della mia vita. Quindi nel romanzo puoi trovare tipiche feste patronali del sud con le vie addobbate di luci così come frasi del tipo “Il caffé va bevuto sagramentando”, che è più o meno qualcosa che diceva mia nonna, sempre vissuta in Maremma.

Sulla sicilianità ci hai quasi preso: Verga quando ha scritto i Malavoglia ha “spalmato” l’italiano sulla sintassi del siciliano creando un ibrido. In certi dialoghi ho usato un po’ la stessa tecnica sporcandoli con un sentore di “dialetto non dialetto”, stando però attento a non rendere la parlata in questione riconoscibile geograficamente.

 

 

5) All’inizio appare come un romanzo sulle possessioni, per i riferimenti alla religione ad esempio, invece – senza fare spoiler – l’elemento negativo è connesso a qualcosa di diverso. E questa (a parte i vari flashback e ricordi sull’infanzia del protagonista) la componente che va a ricollegarsi agli anni Ottanta, in senso più stretto. Sono sempre più frequenti film e serie tv ambientati nel passato, sia come novità che come reboot o remake, e ciò si ripercuote un po’ anche nella letteratura. Pensi che un horror ambientato in un periodo come questo risulti più efficace e credibile, a dispetto di uno ambientato in epoca contemporanea, con tutta la tecnologia odierna a fare da contorno?

Sicuramente ambientare negli anni ’80 semplifica molto la questione cellulari e modernità, ma ricordiamoci che The Ring (o Ringu come si voglia chiamare) ha spaventato Occidente e Oriente con una innocente videocassetta, che era il supporto più usato allora. Credo che l’horror vada per archetipi rinnovabili all’infinito: la viralità di The Ring richiama la paura per le pestilenze, mentre persino gli uomini primitivi temevano i morti che tornano dall’oltretomba esattamente come oggi ci fanno ribrezzo o paura gli zombie, basta solo trovare la chiave giusta e tutto diventa efficace. Con Satyros ho voluto creare una sorta di atmosfera nostalgica che sicuramente strizza l’occhio a prodotti come Stranger Things, anche perché a me gli anni ’90 dicono poco, sono gli anni ’80 che hanno prodotto la musica e il cinema che mi piace. L’Esorcista faceva paura ai credenti, con Satyros ho voluto mettere in scena una possessione che affonda negli archetipi ma può spaventare anche gli atei, o almeno ci ho provato.

 

 

6) Ringraziandoti per averci concesso un po’ del tuo tempo, ti saluto con la domanda di rito: hai letto, di recente, autori di thriller del nord Europa? Se sì, quale romanzo hai preferito?

Ma sono io che ringrazio voi! Comunque, il Thriller lo assorbo soprattutto al cinema, e quindi non sono un grande lettore di questo genere, ma tengo sempre sotto occhio le nuove tendenze e di conseguenza anche il boom di Thriller nordeuropei. Ho visto la serie di Uomini che odiano le donne (non il remake americano) e l’ho trovata interessante, soprattutto il primo film per la costruzione degli intrighi e le atmosfere molto gelide, mentre L’Ipnotista l’ho trovato un po’ “telefonato” e lento, ma forse mi aspettavo troppo perché lo avevano sbandierato come un capolavoro.

Concludo salutando tutti i lettori di Thrillernord, un sito che mi sembra un validissimo punto di riferimento per gli amanti del Thriller.

 

Recensione a cura di Olga Gnecchi

Olga Gnecchi vive a Porto Empedocle. Si occupa di servizi editoriali. Tra le sue pubblicazioni, “Creature Oniriche” (2017). Con Gianluca Ingaramo scrive “Amore Antigas” (2016), “Giallo Antigas” (2017), “L’indifferente” contenuto nell’antologia “Jingle Bloody Bells 2” (2016 – Nero Press Edizioni) e “Un passo oltre” (previsto per settembre 2017 – Delos Digital).

 



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