NUOVE PENNE: LA FABBRICA DI FARFALLE






Autore: Samuele Fabbrizzi
Editore: Lettere Animate Editore
Genere: Horror
Pagine: 191
Anno Pubblicazione: 2016

 

 

SINOSSI

Charlie è uno scrittore fallito e alcolizzato, Ronald un orfano affetto da psicosi religiosa, David un pugile alle prese con una delusione amorosa e Cornelius un pedofilo ossessionato dalla figlia dei vicini. Ormai prossimi al collasso delle proprie esistenze, decidono di rispondere a un annuncio che offre la possibilità di un soggiorno gratuito su un’isola paradisiaca in cui riscoprire se stessi. Sul luogo dell’appuntamento incontrano altre cinque persone disperate tanto quanto loro. Ognuna di esse ha qualcosa di strano, un’ossessione, un segreto, qualcosa di terribile da non poter rivelare. Una prigione interiore nemica dell’armonia e della crescita personale. Dopo un lungo viaggio approdano sull’isola. Ad attenderli in un hotel cinque stelle c’è un simpatico vecchietto desideroso di conoscerli da vicino. Durante il pranzo di benvenuto accenna loro di un progetto al quale sta lavorando da una vita: il Progetto Farfalla. È l’inizio di un’esperienza da incubo, fra torture psicofisiche, umiliazioni e riprogrammazione psicologica. Non più esseri umani, ma cavie. Non più esseri impuri, ma bruchi in attesa di evolversi in farfalle.

 

 

RECENSIONE

Samuele Fabbrizzi ci presenta il suo “La Fabbrica di Farfalle”, un horror gore, crudo e disturbante, per stomaci forti o per chi sa “chiudere un occhio” di fronte a certi passaggi carichi di violenza, d’altronde caratteristica di questo genere.
Nove personaggi – tra cui spiccano uno scrittore (al quale è stato assegnato il ruolo di protagonista), un pedofilo, una tossicodipendente e degli assassini – si ritrovano con un misterioso invito per partecipare a una vacanza gratuita, ottimo espediente per sfuggire alle loro vite e liberarsi delle colpe.
È un anziano signore ad accoglierli a destinazione, e ben presto si accorgeranno che la vacanza non è esattamente come si aspettavano.
Nove protagonisti per nove peccati capitali. Ai sette più “famosi” se ne aggiungono altri, a dimostrazione del fatto che i mali antichi si evolvono, col tempo, e il numero di vizi cresce con il progredire delle società. Perché questo romanzo ne è decisamente una critica, farcito di considerazioni esistenzialistiche e carico di riferimenti alla filosofia o alla teologia. Fino all’epilogo apocalittico che non lascia indifferenti e induce alla riflessione.
Scene forti, splatter, per un’opera forse più consigliata ai cultori del genere. Si rivela comunque un buon lavoro per stile, tecnica e linguaggio, nonostante si basi su una trama non originalissima, se accostato a film o romanzi di genere.
Per saperne di più noi di ThrillerNord abbiamo intervistato l’autore.

 

 

L’AUTORE

Samuele Fabbrizzi è nato a Pontedera (PI) il 12 Marzo del 1986. Ha pubblicato Il cacciatore di angeli (2009), Il ragazzo di porcellana (2011), Il collezionista di memorie (2014), Scappa coniglietto, scappa (2015), Il Braccio Mutante della Legge (2015 – Dunwich Edizioni) e La Fabbrica di Farfalle (2016). Alcuni dei suoi racconti sono presenti nelle antologie Ritorno a Dunwich, Schegge per un Natale Horror, La Serra Trema, La Serra Trema 2 e Zomb – Libro Uno.
Nel 2017 è prevista l’uscita della sua settima opera: Per un Pugno di Demoni.

 


 

INTERVISTA

1) Ciao Samuele, benvenuto a ThrillerNord. Come nasce “La Fabbrica di Farfalle”?

Innanzitutto grazie a voi per l’opportunità.
“La Fabbrica di Farfalle” è un romanzo nato quasi per caso. Stavo leggendo il libro di filosofia del liceo e, senza alcun motivo specifico, iniziai a sottolineare i concetti base di Schopenhauer, Nietzsche e del materialismo positivista. Ecco credo sia iniziato tutto da lì, poiché le nozioni acquisite si sono immediatamente legate alla mia frustrazione da “scrittore emergente” e alla mia passione per il cinema horror, in particolare i prodotti firmati Roth, Wan e Zombie.
L’opera vuole essere una critica alla società attuale e in particolar modo all’essere umano, la cui natura egoista è il vero male del pianeta. Per questo motivo ho voluto affrontare argomenti scomodi come il vegetarianesimo, l’ambientalismo, l’ipocrisia delle religioni, le dipendenze e l’arte, santa e puttana, Inferno e Paradiso, il mezzo per la vera eternità.

 

 

2) Charlie, il protagonista, è un aspirante scrittore con tutti i difetti possibili che un personaggio del genere potrebbe avere. Tralasciando l’esagerazione dell’aspetto narrativo, oggi ne esistono molti di autori così. Si farebbe di tutto per emergere. Mi è parso quindi di cogliere una critica verso il mondo editoriale contemporaneo. È così? Cosa pensi dell’editoria?

Io stesso sono un Charlie. L’arte è una via di fuga, un angolo dove nascondersi e sperare in qualcosa di meglio. Spesso gli scrittori (emergenti o meno) sono persone timide, introverse e molto insicure e lasciano che siano le opere a parlare per loro, poiché nella dimensione cartacea nessuno può contrariarli o denigrarli. Il lettore è costretto a ingoiare le loro pillole. Certo, può sempre chiudere il libro e usare le pagine come carta igienica, ma “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”.
Sia chiaro, la scrittura deve essere una ragione di vita, non un hobby domenicale. Se non si ha l’anima in fiamme è inutile battere sui tasti.
In quanto al mondo editoriale credo fermamente che abbia perso qualità. I prodotti che occupano le mensole delle librerie sono spesso di una banalità disarmante, non restano, non mancherebbero a nessuno se non fossero mai stati scritti. E alle Case Editrici (sia chiaro, non a tutte) va bene così.
Io stesso non mi considero un lettore accanito. È difficile trovare qualcosa che mi piaccia, un autore che mi colpisca. Vedo libri scritti bene, descrizioni impeccabili, ma non basta, per lo meno non a me. Preferisco un’opera scritta male (nei limiti) ma con qualcosa da dire. Voglio vivere attraverso i romanzi che leggo. Voglio ridere, piangere, incuriosirmi e impaurirmi. Voglio viaggiare insieme ai personaggi protagonisti. Meno apparenza e più sostanza, insomma. Altrimenti tantovale iscriversi in palestra.

 

 

3) Parliamo delle figure femminili presenti nel testo. A differenza degli uomini, le tue protagoniste sembrano quasi patire meno, e capita, durante la lettura, di provare più empatia verso di loro. Alcune appaiono come personaggi positivi che semplicemente si ritrovano a fare delle scelte forzate, sentimentali, diverse da quelle maschili causate più da impulsi “animaleschi” o primordiali. È stata una scelta voluta?

A dir la verità no. Anzi, la tortura subita da una di loro è probabilmente una delle peggiori previste dalla “riabilitazione”. Personalmente non ho notato differenze fra uomini e donne. Ogni bruco doveva essere uguale agli occhi del riprogrammatore.

 

 

4) In definitiva, senza fare spoiler, qual è il messaggio che volevi lanciare con “La Fabbrica di Farfalle”?

– Quando scrivo non penso al messaggio. Ogni personaggio, perfino il più squallido, ha dentro un pezzo di me. È ai lettori che spetta l’autopsia delle mie opere. Succede che mi contattino per parlarmi del loro punto di vista, delle loro interpretazioni, e io resto confuso e mi domando: «Davvero, Samu, hai scritto queste cose?»

 

 

5) Quali sono le tue letture abituali? E, infine, la domanda di rito: hai letto thriller nordici di recente? Se sì, ne hai apprezzato uno in particolar modo?

Come ho detto prima non sono un lettore accanito. Il mio genere preferito resta l’horror, naturalmente, anche se gli autori che più stimo hanno poco a che vedere con il suddetto genere.
La mia guida spirituale è Charles Bukowski. Nei periodi più neri leggo un suo racconto o una sua poesia. Credo fermamente sia il miglior scrittore di tutti i tempi.
Altri autori che ammiro tantissimo sono Joe Lansdale, Chuck Palahniuk, Irvine Welsh, Bret Easton Ellis e Clive Barker. Per assurdo trovo Stephen King troppo logorroico.
In quanto agli autori nordici, mi è piaciuto tantissimo “Lasciami Entrare” di Lindqvist.

Samuele Fabbrizzi


Recensione e intervista a cura di Olga Gnecchi

Olga Gnecchi vive a Porto Empedocle. Si occupa di servizi editoriali. Tra le sue pubblicazioni, i due thriller “Sotto i suoi occhi” (2014) e “L’ultima cella” (2015). Con Gianluca Ingaramo scrive la parodia erotica “Amore Antigas” (2016) e il racconto “L’indifferente” contenuto nell’antologia “Jingle Bloody Bells 2” (2016) pubblicata da Nero Press Edizioni. Di recente ha pubblicato il dark fantasy “Creature Oniriche” (2017).

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