Nuvole barocche




La prima indagine del vicequestore aggiunto Paolo Nigra

Recensione di Sabrina De Bastiani


Autori: Antonio Paolacci, Paola Ronco

Editore: Piemme

Collana: Maestri del thriller

Genere: noir

Pagine: 335 p.

Anno di pubblicazione: 2019

 
 
 
 
 

Sinossi. È sabato mattina e Genova si sta risvegliando da una notte di tempesta gelida. La pioggia ha smesso di cadere e il ventoche soffia da est inizia a diradare le nubi lasciando intravedere i colori dell’aurora. Ma non è il cielo ad attirarel’attenzione di un uomo in tenuta da jogging, quanto piuttosto un cumulo di stracci che giace sulla passeggiata a qualchedecina di metri da lui.
Mezz’ora dopo, il Porto Antico è invaso da poliziotti e agenti della Scientifica. Il ragazzo è riversoa terra, il volto tumefatto, indosso un cappotto rosa shocking con cui, la sera prima, non era passato inosservato allafesta che si teneva vicino a sostegno delle unioni civili. Si tratta di Andrea Pittaluga, studente universitario dellaGenova bene e nipote di un famoso architetto. Quando arriva sul posto in sella alla sua Guzzi, il vicequestore aggiuntoPaolo Nigra ha già detto addio alla sua giornata di riposo e messo su la proverbiale faccia da poker che lo rendeimperscrutabile anche ai suoi più stretti collaboratori. Quarant’anni, gay dichiarato, nel constatare il feroce accanimentosulla vittima Nigra fatica a non pensare a un’aggressione omofoba. Negli ultimi tempi non sono mancati episodipreoccupanti, da questo punto di vista. I primi sospettati, però, hanno un alibi e la polizia arranca nel tentativo di trovarealtre piste. Nigra è a mani vuote, una condizione che non gli pace. Lo sa bene Rocco, il suo compagno, che ne scontail malumore, sentendosi rinfacciare per l’ennesima volta la scelta di tenere nascosta la loro relazione. Il rischio che, questa volta, la giustizia debba rimanere senza un colpevole è reale. A meno di sospendere il giudizio e accettare il fattoche a dominare il destino degli uomini non sia altro che il caos.

 

Recensione

Durrenmatt (…) è l’esempio perfetto (…). Il giallo, come genere narrativo, gli serve per esemplificare un grande, giganteso problema della mente umana, ovvero l’illusione di poter trovare risposte laddove non ce ne sono. (…) Nel  giallo, l’omicidio mette in moto la narrazione perché si presenta come un’anomalia, una falla da tappare, uno squilibrio da risolvere. Il che lascia intuire che prima dell’omicidio regnerebbe l’ordine. E che, dopo, occorre trovare l’assassino in modo da ripristinare l’ordine di partenza. (…)

“Il fatto è che la verità e la giustizia umana non vanno quasi mai di pari passo,e riuscire a risolvere o meno un caso è anche ein spiel des zufalls (…) un capriccio del caso.”

Muove attorno a questa cardinale e profonda riflessione sul giallo, ma anche sul (non) senso della vita,  l’irresistibile NuvoleBarocche, dalla penna di Antonio Paolacci e Paola Ronco che, per la prima volta, duettano, e lo fanno magistralmente, nelle pagine di un libro.

Certo è  che non sia un capriccio del caso, bensì il prodotto finito della somma di due talenti brillanti e genuini, questo noir corposo, da intendersi non nel senso di pesante, ma proprio dell’aver corpo (edanima aggiungerei), nervo e spina dorsale, nonchè audacia. Nell’affontare un tema, quello dell’omofobia, ma non solo, piùampiamente il concetto di diverso, scardinando chiavistelli pur radicati nell’immaginario ma ormai ossidati, con la chiave più semplicemente vera, sebbene più difficile da calibrare, che è il mostrare la realtà nei suoi lati prismatici.

Con una scrittura omogenea, fluida, sicura ed accattivante, con mano ferma e occhi aperti sul mondo, Paolacci e Ronco mettono in scena la vita e la danno, vita, a personaggi che si ritagliano immediatamente uno spazio dentro il cuore dei lettori, uno spazio di quelli fatti per restarci.

 La differenza, e ciò che fa la differenza, sono declinati nella pagine in ogni aspetto, nel bene e nel male, nella giustizia e nell’ingiustizia con la quale ci si confronta tutti i giorni, vivendo.

Differente è la squadra del protagonista assoluto, il vice questore aggiunto Paolo Nigra, un crogiuolo di peculiarità

Un ispettore ipocondriaco all’ultimo stadio e una romanaccia troppo sincera, che fuma la pipa come fosse un bong.

Differente è la resa della città, Genova, che pur nel tratto granitico e poco lezioso dei suoi abitanti

Il centro storico era pieno di vecchi palazzi senza ascensore, per quanto alti fossero; un’altra delle tante peculiarità che agli occhi di Nigra aiutavano a capire il carattere dei genovesi.

sa accogliere un melting pot di sfumature

Il centro storico è uno di quei posti in cui è possibile sentirsi veramente a casa, da qualunque parte si arrivi. E’ uno di quei posti in cui il tuo barista di riferimento, pur lavorando in zona turistica e non vedendoti molto spesso, si ricorda cosa prendi e te lo serve nella maniera che piace a te. E’ uno di quei posti in cui non c’è bisogno di nascondersi, perché qualcuno più strano di te salta sempre fuori.

La sfera dei sentimenti, pure, non viene indagata, ma mostrata per quello che ognuno di noi si trova a vivere, matrimoni, relazioni, amori e disamori.

Sessualità risolte, mature. Sì.

Dove ugualmente ci si può celare per situazioni legate alla carriera, ma viversi  appieno a e caratteri cubitali nel manifestare il proprio sentire.

Dove ugualmente, in faccia alla carriera, ci si può porre nella propria assoluta identità, faticando invece  nel privato ad esprimere a parole, quello che si prova, che è davvero tanto.

E questo ritrae proprio Paolo Nigra, il vice questore aggiunto, torinese, meravigliosamente uomo. Umano.

Domato dall’amore ma non domo, mai domo verso l’ingiustizia

(…) era un meccanismo così simile alla rabbia, quel grumo primitivo tenuto a freno e ammaestrato da un istinto più forte, quello che lo spingeva alla reazione, che gli faceva inventare sfide sempre più complesse, per il solo gusto di vincerle.

Omosessuale, dichiarato, consapevole, pronto ad indagare sul delitto di un giovane, omosessuale, massacrato di botte e di chissàche altro e perchè.

Un’indagine che non fa sconti, non accetta scorciatoie, mai pregiudiziale, mai condotta coi paraocchi.

Dove ognuno il proprio contributo, dove la sinergia e l’energia dei personaggi riesce anche a cavalcare il caso (e qui meno che mai stupisce che si usi lo stesso termine, caso per significare indagine e per significare destino) imbrigliarlo nella soluzione finale, che giunge inaspettata e sorprendente come un pugno al plesso solare, come

(…) il cielo che sopra Genova era magnifico; nuvole barocche si rincorrevano lontane, verso l’orizzonte, svelando un azzurro totale.

 

E non manca, in queste pagine, a tratti dure come una linea di grafite, a tratti arrotondate come punta morbida di pastello, il sorriso, l’ironia che comprende e lenisce

Il nostro è un mestiere difficile, signori miei. Abbiamo a che fare con il male, il dolore, la ferinità umana, e tutte queste cose rilasciano delle tossine che ci restano incollate addosso. Bisogna provare a staccarsene, ogni tanto.”

Un libro importante, Nuvole Barocche, che sazia gli amanti, anche i più esigenti, del noir, che si pone in maniera nuova, fresca e senza edulcoranti nel panorama letterario e che, a differenza di alcuni personaggi che nel romanzo raccontano

i dettagli, ma non l’essenziale 

punta all’essenziale, e mostra, senza doverlo spiegare, che sono le differenze ad armonizzare il caos, che non ha senso pensare in termini di diversità, perché rispetto a cosa lo si sarebbe è una variabile assoluta, mentre ha un grande senso, al contrario, pensare in termini di unicità. Questa concetto sì, una certezza, rispetto ad ognuno di noi.

 

 

 

Antonio Paolacci e Paola Ronco


Antonio Paolacci (Maratea, 1974) e Paola Ronco (Torino, 1976) vivono a Genova e sono compagni di vita. Entrambihanno già all’attivo diverse pubblicazioni, ma Nuvole barocche, che inaugura la serie di Paolo Nigra, è il loro primo romanzo scritto a quattro mani.