Oscuri segreti




Recensione di Manuela Fontenova

Autore: Hans Rosenfeldt e Michael Hjorth

Genere: Thriller

Casa editrice: Einaudi

Pagine: 520

Anno di pubblicazione: 2011

 

 

 

 

 

 

A Vasteras, città sud orientale della Svezia, si indaga sull’omicidio di un giovane studente, ritrovato cadavere in uno stagno, pochi giorni dopo una denuncia di scomparsa. Ad occuparsi del caso è la Squadra omicidi di Stoccolma, composta da quattro elementi : Torkel il capo, Vanja il suo braccio destro, Ursula della polizia scientifica e Billy addetto alle ricerche informatiche. Le indagini partono a rilento, la prima ricostruzione dei fatti risulta lacunosa. Non si sa molto sulla vittima, Roger Eriksson, 16 anni, studente in un noto liceo della città, una vita anonima, pochi amici pochi svaghi. Mancano indizi,tracce di quella sera ma soprattutto manca il movente: chi avrebbe potuta avercela a tal punto con Roger per infierire così brutalmente sul suo corpo?

Bisogna indagare sulla famiglia? Cercare tra le sue poche amicizie o concentrarsi sulla scuola? Ogni ipotesi sembra non portare a nulla, la squadra omicidi sa che manca un tassello, o meglio manca qualcuno che li aiuti a far combaciare i vari tasselli.

Sebastian Bergmann si trova a Vasteras, sua città di origine, solo temporaneamente, in seguito alla morte della madre. Sebastian è uno psicologo, un profiler e un tempo lavorava con la polizia di Stoccolma, ma adesso è solo l’ombra di se stesso. Ha perso moglie e figlia in un evento catastrofico e da quel momento vive una vita solitaria, fatta solo di incubi e sesso occasionale. A Vasteras si trova a dover affrontare problemi irrisolti con un passato rimasto per troppo tempo chiuso in un cassetto, e l’incontro con Torkel, suo ex collega e amico, potrebbe essere l’occasione per rimettersi in gioco e soprattutto risolvere una questione che lo tormenta.

Sebastian entra a far parte della squadra come consulente esterno, e seppur accettato con molte rimostranze, tutti sanno che lui è proprio l’elemento decisivo per far luce sulla morte del giovane.
Il titolo del romanzo suggerisce che il protagonista sia uno, Sebastian, ma in realtà anche gli altri personaggi, i componenti della squadra omicidi sono importanti nella storia e niente affatto secondari, anzi in qualche modo la loro presenza serve proprio a giustificare il ruolo principale di Sebastian. Sebastian è un uomo molto difficile, conscio delle sue grandi abilità e della sua intelligenza, presuntuoso ed arrogante, tutti lati della sua personalità acuiti dalla perdita della famiglia, ma difatti conoscendolo nel corso della lettura, si intuisce che anche prima del lutto non dovesse essere una così gran brava persona. A mio avviso, e spero di ricredermi nei prossimi capitoli della serie, senza il supporto di altre figure, non sarebbe stato all’altezza del suo ruolo di protagonista.
Non vorrei sminuire il ruolo degli altri, anzi, ho apprezzato molto che gli autori abbiano dato una vita e uno spessore a tutti, non siamo di fronte a comparse, ma a figure importanti per la storia.

La narrazione è molto lineare, non ci sono flashback, o meglio non ci sono flashback che possano aiutare il lettore a farsi un’idea sul colpevole. Il vero fulcro del romanzo è la mera ricostruzione dei fatti, le indagini, i rilievi scientifici e gi interrogatori. Ogni componente ha un suo ruolo e una sua capacità. Il lettore è coinvolto nelle ricerche,viene messo a a parte di ogni singolo indizio ma non gli vengono mai fornite anticipazioni, così da venire a conoscenza della verità solo quando anche Sebastian e i suoi colleghi riescono a ricostruire la dinamica dell’omicidio. Questo espediente narrativo io lo considero un gran pregio in un romanzo del genere, cattura l’attenzione e va a sopperire quello che, se proprio dovessi trovarne uno, definirei l’unico neo, cioè la pochissima azione. Solo nella parte finale, al momento della cattura, si trova un po’ di “movimento”. Come dicevo prima, gli autori si sono concentrati sulla fase investigativa, sull’analisi dei fatti, puntando a fornire un’accurata analisi psicologica, di circostanze e persone, nonché delle dinamiche che possono condurre un uomo qualsiasi, in un determinato momento della sua vita, a commettere un efferato omicidio.

Ma chi è poi l’assassino?

Anche qui non è facile fare un’ipotesi, tutti sono sospettabili. Ci sono paragrafi dedicati ai suoi pensieri, ma sono “depersonalizzati”, non si riesce a dare un volto alle sue parole, ci viene presentato come “l’uomo che non era un assassino”.

“Gli assassini sono criminali. Persone cattive. L’oscurità ha inghiottito le loro anime, hanno abbracciato le tenebre voltando le spalle alla luce. Invece lui non era cattivo”.

Ottimo thiller, da leggere fino all’ultima pagina con i pensieri che si accavallano nella mente, con la voglia di chiamare Sebastian e chiedergli

“Allora? A che punto siamo?”.

Questo romanzo è il primo della serie delle Cronache di Sebastian Bergman, segue “Il discepolo” che leggerò a breve e poi almeno in Italia, ci fermiamo qui, sono stati scritti altri tre libri, ma ancora non sono stati tradotti. Peccato, speriamo di avere presto la possibilità di approfondire la conoscenza di questo complesso personaggio, che tra l’altro alla fine della storia ci lascia con un colpo di scena assolutamente imprevedibile.

 

 

 

 

Michael Hjort, Hans Rosenfeldt su thrillernord

M. Hjort – H. Rosenfeldt – Hans Rosenfeldt è un drammaturgo, attore e anchorman televisivo. Per Einaudi ha pubblicato Oscuri segreti (2011) e Il Discepolo (2013). Michael Hjorth è uno dei fondatori e proprietari della società di produzione Tre Vanner, specializzata in film per il grande e piccolo schermo.