Il delitto del luogo. Piernicola Silvis e la Puglia




 A cura di Giusy Giulianini

Piernicola Silvis, ex questore e scrittore, ci regala un ritratto inconsueto e spietato della sua Foggia e di quella perla turistica che è il Gargano. Accanto alle spiagge di uno dei più importanti parchi naturalistici d’Europa, ai locali della movida e ai negozi esclusivi vive agguerrita una folla minacciosa di scippatori, ladri, rapinatori, killer professionisti e boss mafiosi cui i media non danno l’opportuno risalto ma che intanto si arricchisce a suon di ricatti e di crimini efferati.

 

 

LA FOGGIA E LA PUGLIA DI FORMICAE E LA LUPA

Me lo ricordo bene, quel giorno. Era il 2015, era inverno ed ero appena rientrato a casa dall’ufficio. Dopo cena mi misi al computer e aprii il file dell’ultimo romanzo che avevo scritto. Era la storia di Renzo Bruni, un funzionario del Servizio Centrale Operativo della Polizia. Un poliziotto, uno sbirro. Un collega. La storia era ambientata a Casal di Principe, e per il protagonista avevo previsto un’origine bergamasca. Mi intrigava il contrasto fra la mentalità di un settentrionale puro come Bruni e la sfavillante meridionalità della provincia di Caserta.

Quella sera però mi venne un dubbio. Di Casal di Principe ormai in Italia si sapeva tutto. Ci aveva pensato Saviano con Gomorra, e pubblicizzare la situazione del casertano è stato utile perché ha fatto conoscere al Paese il dramma di quella terra. Di conseguenza poi sono arrivate le operazioni di polizia che hanno decimato il clan dei casalesi. Ma al tempo ero il questore di Foggia, e la criminalità organizzata di Foggia non era, e non è, meno violenta di quella casertana. Solo che nessuno lo sapeva, perché per vari motivi i media nazionali l’hanno sempre ignorata.

Perciò mi dissi: “E se cambiassi il romanzo e al posto di Casal di Principe ci infilassi la Puglia e la provincia di Foggia?”

Sarebbe stata una grande fatica, come potete immaginare. Modificare completamente un romanzo corposo a scrittura finita non è facile, ma sono un ambizioso, e se la mia finalità era di pubblicare un romanzo importante, be’, allora era necessario fare tutti gli sforzi utili per raggiungerla. Cambiai perciò l’ambientazione, e Casal di Principe diventò la provincia di Foggia, e le cose andarono come dovevano andare.

Foggia

Il romanzo si intitolò “Formicae” e credo che, a questo punto, su quel libro ci sia poco da dire. Invece c’è molto da dire di Foggia e della sua provincia. Qui agiscono tre organizzazioni criminali. I Cerignolani, dediti per tradizione a eclatanti rapine a blindati portavalori e allo spaccio di stupefacenti.

La mafia del Gargano – Vieste, Monte Sant’Angelo, Mattinata, Peschici, San Giovanni Rotondo, Manfredonia – che controlla la gestione delle estorsioni alle centinaia di siti turistici che d’estate ospitano mucchi di gente in costume da bagno e macchina fotografica a tracolla. Ma è la Società Foggiana la più pericolosa.

 

San Severo

È la mafia di Foggia e San Severo, due centri urbani che insieme fanno circa duecentoventimila abitanti: centosessantamila Foggia, sessantamila San Severo. Una mafia agguerrita, nata alla fine degli anni Settanta come costola della Camorra, dalla quale si è poi subito distaccata. I gruppi che compongono la Società, qui in zona li chiamano “batterie”. Sono clan che gestiscono estorsioni e traffico di cocaina, e hanno fra le loro fila killer professionisti pronti a uccidere, se ricevono l’ordine del boss. È una città complessa, Foggia. Ampi viali a doppia e tripla corsia e vecchi quartieri dove si vive come una volta. È una città in cui a zone verdi, come la Villa comunale, si alternano chilometri di colate di cemento dell’edilizia popolare.

 

Foggia -movida

È una città che respira nelle multisala e nei locali trendy delle zone della movida dietro la Cattedrale, nei negozi eleganti di corso Cairoli e corso Vittorio Emanuele II. È una città dove trovi, fianco a fianco, una borghesia colta e onesti contadini che un tempo chiamavano “terrazzani”, lavoratori della terra. Ed è una città sfregiata da rapinatori, ladri, scippatori. Mafiosi. Le notti spesso sono scosse dai boati degli ordigni che esplodono davanti ai negozi di chi non paga il pizzo. E nel Paese, fino a poco fa, se ne sapeva poco o niente. Perché Foggia è padre Pio, è il Gargano.

Deve essere questo. Nient’altro. Delle decine di omicidi commessi negli ultimi anni, nessuna traccia nei media, al di fuori dei confini della Daunia. Né si sa nulla degli uomini uccisi per non essersi piegati alle intimidazioni mafiose. Perché qui non c’è un padrino che parla di “offerte che non si possono rifiutare”, non ci sono boss casalesi o reggini o palermitani che, con la coppola in testa, affiliano nuovi picciotti con rituali mistici. I boss foggiani usano solo il kalashnikov e la Skorpion. Gargano, Foggia, Cerignola, San Severo.

Spiagge straordinarie, ristoranti tipici, turisti, chiese antiche, pizzerie, centri storici pittoreschi. E, secondo le stime della Procura Nazionale Antimafia, ventisei clan e novecento affiliati che tengono sotto sequestro questo enorme patrimonio. Tempo fa ho visto per strada un manifesto su cui c’era scritto: non pensare a quello che non fanno gli altri, pensa a quello che non fai tu. Una sintesi di quello che dovrebbe essere il principio ispiratore di ognuno di noi. È la brava gente che, in questa terra, deve rovesciare il piatto. E, prima o poi, il coraggio di farlo lo troverà.

 

 

 

 

A cura di Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.