Più lontano di così




Recensione di Francesca Marchesani


Autore: Lucrezia Lerro

Editore: La nave di Teseo

Genere: Narrativa

Pagine: 184 (brossura)

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Leda è ossessionata fin da bambina dalla fotografia di suo zio Luigi, morto prematuramente a diciannove anni. Ripercorrendo le tracce della fine del ragazzo, troverà una storia sommersa e affronterà le verità che la sua famiglia ha nascosto per tanti anni. Per placare i fantasmi che la perseguitano, Leda inizia un’indagine che la porterà a Francesca, la zia di Luigi, la donna che gli ha sparato. Perché la vicenda è stata occultata dalla sua famiglia? Le lettere dello zio, le fotografie, i diari, i proiettili, i verbali l’aiuteranno a capire. Così, nell’archivio di Rebibbia a Roma, scopre uno scenario inaspettato, le prove vive dell’omicidio. Con l’avanzare delle ricerche, la vita di Leda sembra intrecciarsi indissolubilmente a quella dello zio: sono due facce del Sud Italia, due giovani poveri e in cerca di fortuna. Una frase, letta sul diario dell’assassina, assilla Leda. Il giorno prima del delitto, Francesca aveva annotato: “Uccideresti un ragazzo di diciannove anni perché ti ama?” Un romanzo serrato sulle nostre radici e sul desiderio che ci muove, un’indagine sulla forza inestinguibile della scrittura, che porta all’unica verità possibile: tutte le famiglie hanno un segreto da nascondere.

 

 

 

Recensione

Più lontano di così è la storia di un’ossessione, quella di Leda per suo zio Luigi morto così giovane mentre non stava facendo altro che il suo lavoro. Era un ragazzo con dei sogni, degli obiettivi, una fidanzata che lo aspettava, ma è morto così, sul colpo ucciso da una donna che, a parte il grado di parentela, sembrava non avesse niente a che fare con lui.

Leda gira l’Italia con la fotografia del suo parente sempre stretta addosso.

Appesa in ogni monolocale e in qualsiasi stanza alloggi come un promemoria, una missione da compiere. Indagare su quel delitto sembra dare una parvenza di scopo alla sua vita, altrimenti così triste e solitaria.

Perché almeno i morti non ti abbandonano e te li puoi portare dietro sempre anche se questo significa vivere in un infinito tormento.

Si sente stupida quando le persone le chiedono se questo zio lo ha mai visto o conosciuto e lei non sa mai cosa rispondere. Perché, si può provare un’attrazione così forte e morbosa per qualcosa che non hai mai toccato?

La Lerro trascina il lettore con sé proprio come fa Leda con quella fotografia. Come un cane che si morde la coda, cercando di dare un senso a una vicenda che in realtà è già morta e sepolta ma che comunque le lascia l’amaro in bocca, perché è un finale che non le piace.

E se poi davvero dovesse giungere all’altro capo di questa indistricabile matassa, la sua vita avrebbe comunque senso di essere vissuta? Fra lavori precari, appartamenti miseri e materassi cenciosi?

Tutti abbiamo un segreto in famiglia. Qualcosa che tutti sanno ma che tutti tacciono.

Il marito adultero, la moglie alcolizzata, il figlio omosessuale. Segreti non tanto segreti che però rimangono sospesi, mai affrontati. Ma è poi quello il fascino.

Come disse Tolstoj in Anna Karenina: “Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”.
 

 

 

Lucrezia Lerro


Laureata in Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Firenze. Ha collaborato con diverse riviste letterarie e con il Centro Sperimentale di Cinematografia. Selezionata al Premio Strega (2006) con il suo primo romanzo Certi giorni sono felice (uscito nei tascabili Bompiani nel 2008), ed ha vinto il Premio Kriterion, (2006). Ha, inoltre, pubblicato il testo: Il rimedio perfetto, Bompiani (2007) (seconda classificata al Premio Rapallo, 2007 / Premio Fondazione Carical Grinzane Cavour per la Cultura Euromediterranea / Finalista premio Bigiaretti 2008); La più bella del mondo, Bompiani 2008 (Finalista Premio Stresa 2008). Sue poesie sono apparse su varie riviste, tra cui: “Poesia” (2001-2002-2003), “Palomar” (2003), “Nuovi Argomenti” (2004). Inoltre, è inclusa nell’antologia Nuovissima poesia italiana, Mondadori, (2004); e una sua silloge è apparsa su l’Almanacco dello specchio, Mondadori, (2007).

 

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