Quel che sa la notte




Recensione di Laura Salvadori


Autore: Arnaldur Indriðason 

Editore: Ugo Guanda Editore

Traduzione: Alessandro Storti

Genere: thriller

Pagine: 283

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

Sinossi. Tra gli effetti del riscaldamento globale c’è anche lo scioglimento dei ghiacciai, come spiega una guida islandese a un gruppo di turisti tedeschi durante un’escursione sul gigantesco Langjökull. Tra la sorpresa e l’orrore, i turisti vedono emergere un corpo congelato e perfettamente conservato, che ben presto si scopre essere quello di un imprenditore scomparso misteriosamente trent’anni prima. Il medico legale che procede all’identificazione si ricorda ancora del caso, sul quale aveva investigato un poliziotto suo amico, Konrað, ora in pensione. All’epoca i sospetti erano ricaduti sul socio in affari dell’imprenditore, che però in mancanza di cadavere era stato rilasciato. Ora questo ritrovamento rimette tutto in discussione e Konrað, dopo un iniziale tentennamento, decide di riprendere il filo delle indagini. Il sospettato di un tempo potrebbe essere definitivamente inchiodato, ma l’intuito di Konrað punta in un’altra direzione e una nuova testimonianza sembra aprire scenari inattesi… Un romanzo sfaccettato e pieno di sorprese inaugura una nuova serie del re indiscusso del giallo islandese.

 

Recensione

L’esperienza di leggere romanzi ambientati in Islanda è quasi mistica, almeno per me.

La natura selvaggia che dà e che nega al tempo stesso, che è prodiga di magnificenza e di ricchezze, è la stessa che è avversa e ardua da vivere, buia, fredda, infida e sorprendente e non sempre in senso positivo.

Gli spazi immensi, i ghiacciai, i vulcani. Una terra giovane e straniera quanto basta per creare intorno a sé un’aurea di mistero e di costante interesse. Una terra piccola e lontana da tutto e da tutti che racchiude in sé un mondo intero di biodiversità e di ambienti estremi.

Leggere un’opera di un islandese presuppone queste consapevolezze. Direi che è necessario un esercizio propedeutico alla lettura che introduca il lettore nell’ambiente che lo attende durante la lettura.

Io tuttavia mi sono auto-dispensata da tutto questo perché l’Islanda la conosco. L’ho vissuta e l’ho respirata quando ancora il germe del turismo non aveva ancora attecchito rendendo improvvisamente l’Islanda alla portata di tutti, mentre è evidente che l’Islanda non è e non può essere per tutti, ma solo per chi non vuole cambiarla, bensì vuole preservarla com’è. L’ho vissuta sotto le ceneri del Eyjafjallajokull, che nel 2010 fece parlare il mondo intero di questa piccola terra incastonata nell’Oceano Nord Atlantico, quasi sconosciuta e tutta da scoprire.

“Quel che sa la notte” non esula da tutto questo. Siamo a Reykjavik, l’inverno è alle porte. Le giornate si accorciano e il termometro si prepara a precipitare sotto le zero. Konrað, il protagonista, trascina la sua esistenza monotona, intrappolato nel ricordo della moglie Erna, morta di cancro e nel rimpianto di aver lasciato il lavoro in Polizia troppo presto. La sua carriera non è stata tuttavia esemplare: una vicenda poco chiara l’ha macchiata irrimediabilmente portando Konrað ad un passo dal licenziamento mentre un caso irrisolto continua a tormentarlo e con quello il dubbio sempre più pregnante di aver coinvolto un innocente, che a causa sua ha trascorso la vita tra il carcere e l’onta della condanna e del sospetto.

Konrað vive in solitudine. Poche cose ormai alleviano la sua vita, che non è stata mai facile, anche a causa di un handicap fisico che da bambino lo ha reso vittima dei bulli.

Improvvisamente, il ritrovamento di un cadavere su un ghiacciaio lo riporta, in un balzo, indietro nel tempo e Konrað si ritrova a capofitto nell’indagine che parecchi anni prima aveva segnato la sua vita. Ma se da un lato sono gli eventi a tirarlo dentro, dall’altro è Konrað stesso che ci si infila con grande caparbietà. Con determinazione e metodo , senza tirarsi indietro e senza scoraggiarsi mai inizia la sua indagine personale che lo porterà a risolvere il caso.

Ed ecco che il lettore incontrerà tanti personaggi diversi, tutti accumunati da una certa dose di rassegnazione ad una vita di solitudine e di grandi avversità. I personaggi si muovono nell’immensità del paesaggio islandese, in una natura troppo grande per riempire il vuoto interiore che trasuda in questi personaggi. Nessun narcisismo, nessuna vanità, nessun orgoglio umano possono significare qualcosa di fronte a tale grandezza. In Islanda l’Uomo deve farsi da parte. In Islanda tutto ha dimensioni abnormi, anche la notte. E l’Uomo si deve fare piccolo e accontentarsi di un ruolo secondario. Perché in Islanda niente e nessuno basta a colmare il vuoto che l’uomo sente davanti all’enormità e alla spietatezza della Natura.

Ecco che la lettura si tinge di colori foschi e di suoni attutiti. Il piccolo Konrað però ha dentro di sé la forza necessaria e la caparbietà giusta per arrivare alla verità. Ed è questa sua incessante ricerca, questo suo incedere a passi piccolissimi ma instancabili che lo rendono grande.

Konrað è un personaggio davanti al quale inchinarsi: incarna alla perfezione lo spirito indomito dell’Uomo che affronta le avversità e l’ignoto per arrivare alla verità, quasi un moderno Ulisse in una terra di miscredenti.

La trama è ben congegnata ed il mistero davvero intricato. Ben scritto, con lo stile semplice e lento di Indridason che fa da contraltare, il romanzo scorre bene verso la soluzione. Il lettore scopre un Paese ben lontano dalla perfezione che noi latini attribuiamo a priori alle società nordiche. Una società intrisa nella solitudine e nella lotta strenua e impari contro gli elementi della Natura, che l’Uomo tenta di domare attraverso alleati poco generosi e infidi, quali l’alcol e le droghe. Del resto lo studio della società islandese e il continuo rimando ai suoi tarli caratterizzano tutti i romanzi di Indridason.

Insomma, Indriðason si conferma un grande maestro del thriller, per la sua non comune capacità di raccontare senza mai alzare la voce e di pompare adrenalina nel lettore senza ricorrere ad effetti speciali.

Un autore da scoprire per chi non lo conoscesse ancora e una conferma per chi già ha letto ed amato le sue opere.

 
 

 

Arnaldur Indriðason


Arnaldur Indriðason è nato nel 1961 a Reykjavík, dove ha sempre vissuto. Si è dedicato alla scrittura, sia di romanzi sia di sceneggiature, dopo aver lavorato come giornalista e critico cinematografico per la maggior testata islandese, il Morgunblaðið. Tradotto in quaranta lingue, nel corso della sua ventennale carriera di scrittore ha vinto numerosi premi, fra cui due Glasnyckeln e un Gold Dagger. Guanda ha pubblicato tutti i suoi romanzi: Sotto la città, La signora in verde, La voce, Un corpo nel lago, Un grande gelo, Un caso archiviato (inserito dal Publishers Weekly nella lista dei dieci migliori gialli di tutti i tempi), Un doppio sospetto, Cielo nero, Le abitudini delle volpi, Sfida cruciale, Le notti di Reykjavík, Una traccia nel buio, Un delitto da dimenticare, Il commesso viaggiatore e La ragazza della nave.

 

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