Quello che non uccide




(Recensione di Anna Parisi)


 

 

Autore: David Lagercrantz
Editore: Marsilio
Pagine: 503
Genere: Thriller
Anno Pubblicazione: 2015

 

 

«L’intelligenza di Balder è tutt’altro che artificiale. Com’è messa la tua ultimamente? E cosa succede, Blomkvist, se creiamo una macchina un po’ più intelligente di noi?»

 

Il Professor Frans Balder, vera e propria autorità nel campo dell’intelligenza artificiale, torna in Svezia dopo aver trascorso molti anni negli Stati Uniti.
La sua vita è inaspettatamente in pericolo. Nonostante le misure di sicurezza prese con la collaborazione dell’agenzia di sicurezza Milton Security, Balder muore.
Mentre Millennium naviga come non mai in cattive acque, Mikael e Lisbeth collaborano nuovamente insieme in un’appassionante indagine ricca di retroscena sgradevoli e colpi di scena.
La guerra personale di Lisbeth contro Zalachenko & Co. non era finita con Millennium 3.

 

PREMESSA: Lagercrantz non è Larsson, come Larsson non è Lagercrantz.
Questo è ovvio, ma ciò non vuol dire che sia un aspetto negativo: è altamente improbabile, se non impossibile, che due scrittori scrivano allo stesso modo.

La maggior parte dei fan della trilogia svedese aveva delle aspettative altissime su Millennium 4 e, se ciò da una parte è comprensibile, dall’altro – soprattutto nei primi tempi – quasi tutti sembravano godere della libertà di “condannare” Lagercrantz per il lavoro svolto (sicuramente un’ardua impresa), ancor prima che il séguito della fortunata saga venisse pubblicato.

Vittima di discutibili pregiudizi, in quanto conosciuto a livello mondiale per essere stato l’autore della biografia un noto calciatore suo connazionale, sono stati in molti a ritenerlo come uno scrittore mediocre, di dubbio talento, che ha reagito dando prova delle proprie capacità: egli, non solo ha portato avanti l’incarico assegnatogli con ammirevole coraggio, ma ha cercato un riscatto personale redigendo un’accurata biografia sul compianto crittografo, matematico e padre dell’informatica Alan Turing.

Per me – preciso che si tratta di un parere liberamente opinabile – la Millennium Trilogy si conclude con l’ultimo libro di Larsson, ma ho voluto dare a Lagercrantz una possibilità.

Con “Millennium 4” ho voluto fare un esperimento: leggere l’ultima pagina prima di iniziare. E si è rivelato un madornale errore. Se da una parte, infatti, questo è stato sufficiente per capire che, molto probabilmente, non è il séguito della storia che il padre di Lisbeth aveva progettato (notizia confermata dallo stesso Lagercrantz in un’intervista), dall’altra posso dire che portare avanti la pesante eredità lasciata da Larsson non è stato, non è e non sarà mai facile. Da bravo “padre adottivo”, Lagercrantz sta allevando una creatura non sua, e lo sta facendo nel modo migliore possibile. Evidente e notevole è sicuramente l’impegno del giornalista e scrittore di non deludere i lettori e far avanzare a piccoli passi le storie personali dei personaggi principali, tenendo conto che essi sono invecchiati di 10 anni – Millennium 4 ha visto la luce nel 2014, mentre Millennium 1 nel 2004 – con un Mikael che appare un po’ stanco e appesantito dall’età e una Lisbeth che sembra un tantino confusa circa il suo futuro.

Tutto sommato, Lagercrantz non perde in creatività – la storia raccontata è senza ombra di dubbio molto originale e affronta due tematiche ragguardevoli e molto attuali, vale a dire quella dei più recenti studi sull’intelligenza artificiale (con le rispettive conseguenze) e le odierne conoscenze sulle diverse forme di autismo e rari casi di savant – quanto in stile: la suddivisione dei capitoli alla Larsson non è, a mio giudizio, né pretenziosa, né artificiosa, in quanto essa potrebbe tradursi in un forte legame con i precedenti tre romanzi ed è, perlopiù, appropriata, ma i dialoghi risultano talvolta troppo secchi e asciutti, e le azioni descritte non parlano per le parole.

Inoltre, credo che a Lagercrantz manchi l’innata abilità di Larsson nel descrivere scenografie mozzafiato (con particolare riferimento alla rappresentazione dei paesaggi naturali) e “bloccare il tempo” durante lo svolgimento dell’azione, ma soprattutto è assente nel suo epigono letterario, l’indiscutibile preparazione e la profonda conoscenza della politica interna svedese, l’essere impavido nell’affrontare i problemi spinosi che rivelano e svelano una Svezia lontana dall’essere il Paese da sogno idilliaco e geograficamente lontano dove regna la pace, mettendo in mostra, senza apparente paura e con grande e ammirevole coraggio, i lati oscuri di una Nazione e le paure, le trame oscure, la cattiveria e la violenza di cui solo l’essere umano può essere capace: cose di cui possiamo essere grati a Larsson.

DAVID LAGERCRANTZ su THRILLERNORD