Quello di dentro




Recensione di Ilaria Marcoccia


Autore: Sam Shepard

Editore: La Nave di Teseo

Traduzione: Massimo Bocchiola

Genere: Fiction

Pagine: 198

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

SINOSSI. Nella sua casa circondata dai pioppi, mentre un coyote ulula in lontananza, un uomo ripercorre la distanza tra il presente e il passato. Poco a poco viene travolto dalla memoria, sopraffatto dai ricordi. Si rivede così su un set cinematografico, mentre il suo volto più giovane lo fissa dentro a uno specchio circondato da lampadine. In sogno gli sovviene suo padre da vecchio – a volte in miniatura, altre ai comandi di un aereo durante la guerra. Ricorda poi l’America della sua infanzia, il terreno della fattoria e il recinto del bestiame, le rotaie e i diner – e ripensa ossessivamente alla giovane fidanzata del padre, con la quale aveva avuto una storia anche lui, motore di un dramma che da allora non ha mai smesso di scavargli dentro. Il suo mondo interiore si schiude al cospetto delle montagne e dei deserti, mentre attraversa il paese in auto sospinto dal jazz, dalla benzedrina, dal rock and roll, dall’irrequietezza di un esilio sentimentale, di un evocativo congedo dal tempo.

 

 

RECENSIONE

Non potrei definire Quello di dentro un romanzo; si tratta piuttosto di una serie di frammenti di memoria, di visioni, di sogni e di speranze. Eppure tutto questa commistione non è dispersiva, anzi, è dinamica e coinvolgente. Il protagonista è lo scrittore stesso; poi, il protagonista diventa un attore e poi l’attore diviene il personaggio di una sceneggiatura.

Alla base di tutto, però, resta ancora una faccia da cowboy, il mito della frontiera, il grande sogno americano e il decadente Chelsea Hotel. Lo ammette anche Patti Smith nell’introduzione: è Sam Shepard e non è Sam Shepard; e non nel senso che ci sia poco di lui, che possa intravedersi tra le righe, ma che c’è e non c’è allo stesso tempo, ubiquo tra realtà descritta in maniera narrativa e ironica, visioni e sogni poetici, conversazioni drammatiche e immagini di paesaggi che sono fotografie.

Le frasi si aprono e si chiudono quasi istantaneamente, sono come battute, incisive, forti. E ciò non ostacola la lettura, la fluidifica nel mare di emozioni riportate, perché mentre leggi realizzi che non potrebbe essere diversamente, non cambieresti una virgola e, in questo caso, un punto.

I titoli dei brevissimi capitoli colpiscono come nomi di canzoni o come titoli di quadri: la sceneggiatura non ha direttive, non ha regole, scorre irrefrenabile e muta in qualcosa di diverso, in un genere differente, anche se in un certo senso un filo rosso si può trovare, ed è lo stesso filo che si annoda alla gola di tanti uomini, ossia i padri degli uomini. Quei padri che dovrebbero fungere da esempio ma che divergono dal loro ruolo e diventano un cappio che toglie il respiro, taglia le gambe alla libertà non fisica, ma morale, forgiando ricordi pessimi che sono difficili da scacciare via, che perseguitano a vita.

Forse, in età avanzata, si comincia ad assomigliare ai propri padri, fisicamente. Ogni occhiata allo specchio diventa una visione di qualcosa che si credeva fosse lontano, scomparso, e all’improvviso ci si rende conto che si dovrà convivere con questo ancora per un po’, che ci si dovrà abituare a confondere i giorni con i ricordi, i fantasmi con i vivi, l’uomo con l’attore, lo scrittore con il personaggio, il passato con il presente, la morte con la vita.

Qui c’è il nodo surreale che stringe la storia: Quello di dentro è una storia affascinante quanto complessa, visionaria e che oltrepassa le regole di genere.

Si dice che la posizione che assumi quando ti addormenti possa influenzare l’andamento dei tuoi sogni; potresti ritrovarti a dover scegliere se avere un sogno o un incubo nel momento in cui ti sistemi nel letto. Ma chi sceglierebbe di avere un incubo?

 

 

Sam Shepard


Sam Shepard è stato attore, commediografo e scrittore, considerato dalla critica erede del grande teatro americano. Con la sua capacità di mediazione tra cultura alta e cultura bassa, tra ricerca sperimentale e tradizione popolare, tra adesione ai valori americani e critica ai miti della società del benessere, ha ottenuto grandissimi successi sia come drammaturgo e scrittore sia come attore. Shepard è stato inoltre un apprezzato attore teatrale e cinematografico. La sua commedia Bured child ha ricevuto il premio Pulitzer nel 1979, altri lavori sono Curse of the Starving Class del 1978, True West 1980 e A Lie of the Mind nel 1985.

A cura di Ilaria Marcoccia

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