Rabbia senza volto






(recensione di Marina Morassut )


 

 

 
 
Ci sono autori che con la propria esperienza di vita segnano profondamente l’impianto narrativo della storia che raccontano. La permeano finanche. E questo ha sicuramente dei pro e dei contro.

Maurizio Blini scrive l’ottava indagine che ha come protagonista il Vice Questore Meucci, ma al contempo dà vita ad una storia che è anche corale – ed in questa coralità riesce magistralmente a raccontare il Mondo della Polizia – e di chi gli uomini appartenenti all’arma perseguono – dividendo in modo sapiente il romanzo tra squadra omicidi, squadra narcotici e le volanti.
E lo fa con un’esperienza ed una maestria che gli derivano dalla sua vita personale e questo fatto non appesantisce l’opera, ma anzi gli dà quella luce di veridicità che talune volte manca in alcuni romanzi di genere noir e poliziesco. Qui nulla pare forzato o impossibile. L’autore sembra condurci all’interno dell’edificio dove vivono questi uomini che lavorano al benessere dei cittadini e che però, oltre ad essere eroi a giorni alterni sono anche – e soprattutto – uomini.

E li conosciamo questi uomini dello Stato, grazie ai capitoli, raccontati con scioltezza in prima ed in terza persona, che riguardano il caso che Meucci segue nel romanzo e che si avvicendano con le emails che Meucci scambia con l’ex capo Vivaldi – da poco uscito dal carcere – e con le parti dedicate alla Volante nr.9, dove incontriamo la coppia del nuovo poliziotto italiano di origine giapponese e Favaro, che per varie ragioni è stato retrocesso di grado e deve ricominciare la sua vita lavorativa.

Il tutto condito con una descrizione della città di Torino e delle sue vie centrali e delle altre zone, tipo Mirafiori, dove la volante nr. 9 presta servizio, tra liti familiari, risse e furti, mentre i due nuovi membri dell’equipaggio dovranno instaurare un clima di fiducia ed amicizia che gli consenta di raggiungere in breve un sodalizio che consenta loro di proteggersi a vicenda.

E tra tutte le storie che ci verranno presentate, c’è la vicenda principale: qualcuno che uccide a morsi la gente, forse in preda alla rabbia o a qualche sostanza stupefacente. Ottima scusa per parlarci dell’ingiustizia della giustizia, un male che aggredisce l’Italia nella vita reale e che in questo romanzo è talmente ben documentato, che non serve molta fantasia per fare un raffronto tra quanto riportato dallo scrittore e quanto avviene nella realtà, dove il credibile diventa incredibile, e viceversa.

Un giallo, un noir paziente, con tanti risvolti psicologici e tanti ma tanti raffronti con la realtà.
Perché, come dice Ignazio Silone:

“Il destino è un’invenzione della gente fiacca e rassegnata”.
 
 
L’AUTORE – Maurizio Blini si è laureato in Scienze dell’investigazione all’Università degli Studi dell’Aquila ed è stato un investigatore della Polizia di Stato per oltre 30 anni. Nel corso della sua esperienza professionale si è concesso all’impegno politico sindacale nel tentativo di favorire i processi di democratizzazione e sindacalizzazione degli apparati di sicurezza. E’ stato Segretario Generale del Siulp Piemonte (sindacato italiano unitario lavoratori polizia) dal 1991 al 1996 e dirigente nazionale nello stesso periodo. Ha ricoperto la carica di Segretario Generale del Silp Cgil Piemonte dal dicembre 1999, atto di nascita da una scissione dal Siulp e Segretario Generale del Silp Cgil di Torino, dal 2001 al 2005. (mantenendo per questi anni la doppia carica con quella di Segretario Nazionale.)

Intervista a Maurizio Blini

 

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