Una sconosciuta a Tangeri




Recensione di Francesca Avelluto


Autore: Christine Mangan

Traduzione: Laura Bussotti

Editore: Piemme

Genere: Thriller

Pagine: 307

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Tangeri, 1956. Mentre la città esplode di colori e voci, e pullula di stranieri, perdigiorno e avventurieri, la calura del primo pomeriggio filtra appena attraverso le persiane semichiuse della casa dove Alice vive con il marito John. La sua vita di americana in Marocco è così: una vita silenziosa, reclusa e schermata da tutto ciò che c’è là fuori. Per questo quando, completamente inaspettata, compare a Tangeri la sua vecchia compagna di college, Lucy, l’amica vitale e allegra di tanti anni fa, la fragile Alice per un istante è riportata indietro nel tempo. E quasi dimentica tutto ciò che hanno vissuto insieme, e il tragico momento che ha spezzato la loro amicizia. È molto tempo che non si vedono, e Lucy non ha perso il suo fascino trascinante. Ma per Alice, sempre così mansueta e insicura, la sua amica è sempre un’arma a doppio taglio: sa tutto di lei, forse troppo, e non le sfugge nulla. Come, ad esempio, l’infelicità del suo matrimonio con John. E quando quest’ultimo viene trovato morto, il legame tra le due donne ritorna prepotente, e il passato che entrambe tentano di dimenticare si ripresenta, minaccioso, a dividerle e unirle indissolubilmente ancora una volta. Un’irresistibile altalena di ossessione, amicizia, gelosia, possesso e manipolazione, in un debutto attesissimo anche in Italia, che crea la stessa, insopportabile tensione di capolavori della suspense come “Il talento di Mr. Ripley” o “La donna che visse due volte”, ambientato in un Marocco anni Cinquanta che, con le sue luci accecanti e le sue ombre improvvise, è la cornice perfetta per una storia in cui nulla è come sembra. Una lettura indimenticabile.

 

 

Recensione

Una sconosciuta a Tangeri è l’esordio narrativo di Christine Mangan, un romanzo particolare e intrigante che mischia l’ambientazione marocchina di Tangeri con atmosfere gotiche squisitamente rese, tanto da chiedersi se, per sbaglio, non si sia finiti dentro un romanzo di Daphne Du Maurier o di Patricia Highsmith. Conteso da molti editori esteri, Tangerine questo il titolo originale dell’opera- diventerà presto anche un film, consacrando così la sua autrice come una delle esordienti più interessanti di questo 2018. 

La sconosciuta che, per oscuri motivi, giunge nella città più mediterranea del Marocco, è Lucy Mason, compagna di college della nostra protagonista, Alice Shipley. Nel passato delle due ragazze si annida un segreto ed entrambe, esattamente come la città che fa da sfondo alle vicende narrate, sono molto diverse da quello che appaiono in superficie e, tra intrighi e segreti troppo a lungo taciuti, finalmente, tra i vicoli soffocanti cotti dal sole del Marocco, la verità sarà rivelata. 

La scrittura della Mangan scorre veloce e fluida, alternando i capitoli tra un POV e l’altro e giocando con più linee temporali in contemporanea.

Il tutto risulta essere straordinariamente coinvolgente e avvolgente per il lettore, proprio come la foschia che si innalza all’alba dal porto di Tangeri, una città che è molto più di una semplice ambientazione e che diviene ben presto parte integrante della storia. Allo stesso tempo però l’intreccio risulta totalmente impenetrabile, almeno fino alle ultimissime pagine, quando l’autrice – abilissima  –  scopre le sue carte.

Solo sul finale infatti il lettore sarà finalmente in grado di collegare tutti i numerosi punti in sospeso che si sono sommati durante la lettura, in modo da avere chiaramente davanti a se il diabolico intreccio che è stato concepito dalla penna della Mangan.

L’autrice è infatti riuscita nel difficile compito di mantenere la tensione costante per l’intera narrazione, ma anche in quello altrettanto difficile di non lasciare trapelare nulla per l’intera durata dell’ intreccio e questo fa sì che,  quando infine ogni piccola parte di puzzle è  ricomposta e inserita al proprio posto, sia un vero e proprio godimento per il lettore riassaporare l’intera vicenda avendola finalmente districata. 

Poco ha importato dunque per la sottoscritta il fatto che la trama si rivelasse in ultima analisi poco originale; almeno questa è stata l’accusa mossa al romanzo dai suoi detrattori, tra i quali si annoverano anche prestigiose testate di critica angloamericane. Personalmente ho trovato l’intreccio, la tensione narrativa e l’atmosfera evocata decisamente più preponderanti dei moventi,che pur non ho trovato affatto banali  nella loro linearità. E’ vero che da un lato Una sconosciuta a Tangeri può rivelarsi più semplicistico di quello che promette, ma è altrettanto vero che l’intrattenimento che procura  compensa totalmente la “banalità” della storia di fondo. 

Ottimamente resi anche tutti i personaggi che, sebbene a tratti possano risultare stereotipati e attaccati ai classici cliché del genere, in realtà godono tutti di un loro perché all’interno della storia e si ritrovano, chi più chi meno, vittime impotenti del diabolico intreccio di cui sopra.

In conclusione dunque Una sconosciuta a Tangeri si è rivelato non solo un ottimo esordio ma anche la piacevole scoperta di un autrice che non posso fare a meno di consigliare e di tenere d’occhio per il futuro. Un unico spassionato  consiglio se deciderete di leggere il romanzo della Mangan è quello di approcciarvi al testo sapendo il meno possibile (lo spoiler è dietro l’angolo!): in questo modo la sorpresa risulterà più autentica.

 

 

 

Christine Mangan


Christine Mangan: ha studiato letteratura inglese, laureandosi con una tesi sulla narrativa gotica del diciottesimo secolo. Una sconosciuta a Tangeri (Piemme, 2018) è il suo primo romanzo, conteso da undici editori in America e venduto in più di venti Paesi, da cui è stato tratto un film con Scarlett Johansson.

A cura di Francesca Avelluto

frau1/booksthermodinamic