Rien ne va plus




Recensione di Sara Ferri


Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio

Collana: La Memoria n°1122

Genere: poliziesco

Pagine: 320

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Scompare, letteralmente nel nulla, un furgone portavalori. Era carico di quasi tre milioni, le entrate del casinò di Saint-Vincent. Le dichiarazioni di una delle guardie, lasciata stordita sul terreno, mettono in moto delle indagini abbastanza rutinarie per rapina. Ma nell’intuizione del vicequestore Rocco Schiavone c’è qualcosa – lui la chiama «odore» – che non si incastra, qualcosa che a sorpresa collega tutto a un caso precedente che continua a rodergli dentro. «Doveva ricominciare daccapo, l’omicidio del ragioniere Favre aspettava ancora un mandante e forse c’era un dettaglio, un odore che non aveva percepito». Contro il parere dei capi della questura e della procura che vorrebbero libero il campo per un’inchiesta più altisonante, inizia così a macinare indizi verso una verità che come al solito nella sua esperienza pone interrogativi esistenziali pesanti. Il suo metodo è molto oltre l’ortodossia di un funzionario ben pettinato, e la sua vita è piena di complicazioni e contraddizioni. Forse per un represso desiderio di paternità, il rapporto con il giovane Gabriele, suo vicino di casa solitario, è sempre più vincolante. Lupa «la cucciolona» si è installata stabilmente nella sua giornata. Ma le ombre del passato si addensano sempre più minacciose: la morte del killer Baiocchi, assassino della moglie Marina, e il suo cadavere mai ritrovato; la precisa, verificata sensazione di essere sotto la lente dei servizi, per motivi ignoti. Sembra che in questo romanzo molti nodi vengano al pettine, i segreti e i misteri; ed in effetti, intrecciate al filone principale, varie storie si svolgono. Così come si articolano le vicende personali (amori, vizi, sogni) che sfaccettano tutti gli sgarrupati collaboratori in questura di Rocco. Una complessità e una ricchezza che danno la prova che Antonio Manzini si proietta oltre il romanzo poliziesco, verso una più universale rappresentazione della vita sociale e soprattutto di quella psicologica e morale. Ed è così che il personaggio Rocco Schiavone, con il suo modo contorto di essere appassionato, con il suo modo di soffrire, di chiedere affetto, è destinato a restare impresso nella memoria dei suoi lettori.

 

 

Recensione

Signori e signori… i giochi son fatti!

Con questo romanzo Manzini consolida la sua posizione di rilievo tra i più grandi giallisti italiani. Rocco Schiavone continua a mietere vittime, con il suo fascino trasandato e il suo carattere indisponente. Un poliziotto a tutto tondo il nostro protagonista che, insieme alla sua mal assortita squadra, crea un incastro tuttavia perfetto per portare a termine le indagini. L’ambiente di lavoro è il contesto ideale per la lettura di ogni libro dell’autore. Un luogo dove si mescolano dialetti, battute arroganti e battibecchi. Un piccolo paesino di provincia, dentro una piccola città del nord Italia, dove siciliani, napoletani, romani e valdostani uniscono le loro forze per creare un mix unico che il lettore non può che adorare.

Anche questa volta la macchina della giustizia si mette in moto, questa volta però, non per cercare il colpevole di un omicidio, bensì, per comprendere cosa ci sia nascosto dietro la sparizione di un portavalori.

Quasi tre milioni di euro sembrano un movente più che “lecito” per far svanire nel nulla un furgone… eppure, il Vicequestore sente che qualcosa gli sta sfuggendo.

Schiavone ha un fiuto inconfondibile, lo stesso che ora non gli permette di sentire un “odore”, come ama definirlo il protagonista, particolare: quello che indica la giusta via alla risoluzione del caso. Il nostro protagonista sembra essere dotato di una sensibilità sopraffine che gli garantisce di arrivare sempre alla fine delle indagini, assicurando il colpevole alla giustizia. Anche questa volta il suo naso non sbaglia. L’assassino del ragioniere Favre, a cui ormai gli inquirenti hanno dato un volto, non convince Schiavone e il furto del portavalori sembra convalidare la sua tesi.

Manzini, anche questa volta, ci regala un romanzo poliziesco a tutti gli effetti, unico nel suo genere, riconoscibile nel carattere letterario dell’autore. Una storia Machiavellica, in cui gli eventi trovano una giusta collocazione che porta verso un finale architettato a regola d’arte, solo per chi, nelle pagine, è capace di scovare quegli indizi e quegli “odori” camuffati sotto uno strato di ordinaria quotidianità.

Come per gli altri romanzi di Manzini, anche in Rien Ne Va Plus, l’autore offre l’opportunità, al suo protagonista di far conoscere un lato nascosto di sé. Il Vicequestore svela, in ogni romanzo, un pezzo della sua anima sensibile. In ogni nuovo romanzo Manzini sembra voler dire al proprio protagonista: “forza, Rocco, fai vedere chi sei veramente. Le persone che ti leggono non ti conosco ancora, non del tutto, per lo meno!”

Ed è proprio quello che si prova. Ogni volta che il lettore si trova coinvolto in una nuova indagine di Schiavone si scopre un pezzo del Vicequestore. Un uomo, prima che un Poliziotto, che si porta dietro un bagaglio di dolore, ben celato dietro la parvenza di distacco e algida arroganza di cui il nostro protagonista sembra essere permeato. Si ha la sensazione di ritrovare un vecchio amico che, per timidezza o riservatezza, non ti aveva mai mostrato il suo lato “umano”. Sfaccettature che creano un personaggio dall’animo duro ma allo stesso tempo delicato, capace di gesti forti e irruenti, quanto generosi e carichi di affetto. Le donne, l’infinita quantità di donne che cadono vittima del suo fascino, forse nascondono il desiderio di trovare davvero l’affetto che a Rocco manca.

In fin dei conti, un po’, sono stata anche io vittima di Schiavone.

 

A cura di Sara Ferri

 

 

 

Antonio Manzini (Scheda Autore)


Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato i romanzi Sangue marcio e La giostra dei criceti, quest’ultimo pubblicato da Sellerio nel 2017. La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione(2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018) e Rien ne va plus (2019). Nel 2015 ha pubblicato Sull’orlo del precipizio in altra collana di questa casa editrice.