Il delitto del luogo. Rose bianche per un lago d’Orta in Giallo




ROSE BIANCHE PER UN LAGO D’ORTA IN GIALLO

di

ERICA GIBOGINI

 

Erica Gibogini, negli ultimi anni finalista e vincitrice in differenti edizioni del Garfagnana in giallo, è innamorata del suo Lago d’Orta non meno degli illustri artisti che, prima di lei, ne hanno decantato le lodi: da Honoré de Balzac a Lou von Salomé, da Piero Chiara a Gianni Rodari, da Marco Polillo ad Hans Tuzzi. Nel suo omaggio al lago, alle sue rive e a quell’autentica gemma che è l’Isola di San Giulio, vibra lo sguardo d’artista del padre Diego e la sua originale capacità di trasfigurare nei suoi scritti persone e luoghi del quotidiano.

 

Chiudere gli occhi, prendersi un grande respiro, e quindi… guardare. E… lasciarsi avvolgere dal paesaggio che si apre davanti a noi. Perché il lago d’Orta, è questo che fa: avvolge, rapisce, conquista. Con la sua sconfinata bellezza, la sua armonia, i suoi scorci, la sua acqua e il suo cielo. Ecco, prendersi una pausa dalla propria vita e guardare il lago, l’isola, le montagne che abbracciano questa preziosa perla italiana.

 

La storia

Ogni pietra delle case più antiche, ogni angolo delle vie dei paesi che sorgono sulle sue coste sono impregnati di storia, popolazioni celtiche, Romani, Longobardi, Franchi hanno ammirato queste bellezze prima di noi, oggi. Sulla via Francisca, pellegrini diretti verso Novara e oltre hanno calpestato queste terre, re, imperatori e alti prelati hanno respirato quest’aria. Feudo vescovile della Riviera di San Giulio dal 1219, Contea imperiale dal 1311 e in seguito Principato vescovile, per divenire territorio di Casa Savoia nel 1767.

 

Le torri

Pezzi di storia italiana si sono consumati fra le mura delle fortezze costruite a difesa dei luoghi: le torri di Casale, Buccione, Crabbia, Crusinallo e altre, in collegamento con quella dell’isola di San Giulio, staffetta di informazioni e rete difensiva. Guardate l’isola e pensate di vedervi Willa, moglie di Berengario II re d’Italia che nel 962 vi si asserragliò per ben due mesi contro l’assalto di Ottone I Imperatore del Sacro Romano Impero, dando alla luce proprio in quel periodo il figlio Guglielmo, futuro abate di Digione.

 

I personaggi

Guardate le acque che la lambiscono e immaginate Giulio, il quale, lasciato il fratello Giuliano a Gozzano durante il loro viaggio di cristianizzazione dei territori italiani che prevedeva la costruzione di cento chiese, adagiare il suo mantello per raggiungere l’isola che prenderà il suo nome, conquistarla dalle bestie feroci che la leggenda narra la infestassero, e farvi costruire la centesima chiesa, la futura Basilica di San Giulio.

 

Luoghi di spiritualità

Lasciatevi conquistare dalla spiritualità di questi posti, fra i tanti: il Sacro Monte di Orta, balcone sul lago, con le sue cappelle evocative della vita di San Francesco, il Monte Mesma con il suo convento francescano, le viae crucis su entrambe le strade a salire e due chiostri barocchi, il Santuario della Madonna del Sasso a Boleto, la vita di clausura condotta dalle suore che vivono nel convento sull’Isola, dove l’Abbazia Benedettina le ospita nella loro scelta di vita.

Un salto nel tempo ed ecco le vicende legate alla nostra storia più recente: la persecuzione nazista contro gli ebrei che non ha risparmiato neanche questa zona, fra gli altri, Orta ha visto la cattura e l’uccisione dello zio e del cugino dello scrittore Primo Levi, o i partigiani che durante la seconda guerra mondiale hanno fatto delle montagne intorno e, più su, verso il confine svizzero, la propria area di battaglia contro i tedeschi, dopo l’armistizio del settembre ’43.

Pensate a quei coraggiosi patrioti che, durante i trasferimenti camminavano lungo i sentieri delle montagne intorno al lago, gettandovi lo sguardo carico di ansia… chissà quante albe vi hanno visto sorgere, dai loro giacigli di fortuna.

E, il lago, oggi… nell’incedere del tempo, il lago d’Orta, Omegna, Pettenasco, Orta, Pella, Gozzano, principali centri abitati lungo le coste, o Alzo, Boleto, San Maurizio, Ameno, Miasimo alcuni di quelli adagiati sulle alture, insieme a tutti i borghi minori, vive i suoi giorni accompagnando i residenti nella loro tranquilla vita di provincia, ospita turisti che non possono fare a meno di rimanerne affascinati.

Una specie di paradiso, insomma, una nicchia di tranquillità al riparo dalla caotica vita cittadina.

 

Letterati e pensatori

Nomi illustri  che ci hanno vissuto o ci sono stati in viaggio traendone pura energia: Per citarne solo qualcuno: Da Honoré de Balzac, il quale, trentasettenne in viaggio con una giovane amica travestita da ragazzo per non dare nell’occhio, nel 1836, scrive:

Un delizioso piccolo lago, come è il lago d’Orta ai piedi del Monte Rosa, un’isola adagiata nelle sue acque calme, civettuola e semplice, naturale eppure adorna, solitaria e ben accompagnata: eleganti boschetti d’alberi, statue di bell’effetto.  D’intorno, rive  ora coltivate ore selvagge: il grandioso e i suoi tumulti al di fuori, dentro le popolazioni umane.”

A Friedrich Nietzsche, che nei primi giorni del maggio 1882, in viaggio con Lou-Andreas von Salomè, la giovane russa destinata a sedurre Rainer Maria Rilke e Sigmund Freud, la madre di lei e l’amico Paul Rée, si fermò a Orta. A ricordo di una passeggiata per il Sacro Monte di Orta, la donna scriverà:

Se ho baciato Nietzsche sul Monte Sacro, non lo so più. Ogni tanto facevamo sosta insieme, ad esempio a Orta, uno dei laghi dell’Italia settentrionale, dove il vicino Monte Sacro sembrò affascinarci: quanto meno, offendemmo senza volerlo mia madre, perché Nietzsche e io ci trattenemmo sul Monte Sacro troppo a lungo e tornammo a prenderla in ritardo: anche Paul Rée, che era rimasto a farle compagnia, se n’ebbe a male”.

Da Piero Chiara, grande scrittore che ha ben rappresentato questo stesso tipo di realtà, in “Sotto la sua mano” ci fa conoscere un vecchio prete che vive a Orta e inventaria le opere d’arte esistenti nella Diocesi di Novara, portandoci nella vecchia casa parrocchiale del paese.

A Marco Polillo, esempio di chi vive in città e che, innamorato del Lago d’Orta, vi ha ambientato i suoi gialli, una carrellata di personaggi che si muovono da Omegna a Gozzano, passando per l’impareggiabile Orta, lasciandoci una preziosa eredità.

E a Gianni Rodari, figlio proprio di questo lago, nato a Omegna – nel 2020 ricorre il centenario della nascita -, da cui ha tratto tanta ispirazione per le sue fantastiche storie, una per tutte, “C’era due volte il Barone Lamberto”,  ambientato sull’isola di San Giulio:

In mezzo alle montagne c’è il lago d’Orta. In mezzo al lago d’Orta, ma non proprio in metà, c’è l’isola di San Giulio. Sull’isola di San Giulio c’è la villa di un signore molto vecchio …

Quindi… per chi vive guardando ogni giorno questo lago e la sua isola – civettuola e semplice, naturale eppure adorna, solitaria e ben accompagnata, per prendere in prestito le parole di Balzac che ben si adattano anche oggi a questi luoghie ha un animo di scrittore, come può non trarne ispirazione? Il lago diventa teatro, scenario, ma non solo, vero e proprio protagonista aggiunto a una storia, ne fa parte, ne delinea il carattere, l’atmosfera.

Se volessi stabilire quale è stato il momento esatto in cui “tutto” è cominciato, per la mia scrittura, potrei dire che è stato quando ho calato l’idea di una storia nella realtà del “mio lago”.  Quando mi sono vista i personaggi che nascevano dalla mia fantasia agire lungo le vie di Orta, passeggiare nei suoi vicoli, pensare seduti a un bar con un caffè da bere ammirando … il lago!

I miei primi racconti, “Orta in giallo”, sono brevi storie dal sapore giallo, omicidi consumati in antiche ville prospicienti il lago, sul battello della navigazione durante la notte dell’esplosione dei fuochi d’artificio della festa patronale di Omegna, lungo la via ferroviaria che corre parallela alla provinciale della sponda orientale, durante una festa in maschera fra le cappelle del Sacro Monte di Orta, per concludere con un succulento piatto thriller che vede una bambola prendere vita, in una casa di Pettenasco (facilmente riconoscibile per chi mi conosce).

Il mio romanzo “Rose bianche sull’acqua” è un giallo, una storia dai risvolti cupi, la nascita dell’amicizia fra due ragazze che dura pochi giorni e naufraga nella morte di una delle due, è il fallimento di due matrimoni che non si celebreranno mai. Ma è, prima di tutto, “il lago”, quell’elemento che di per sé evoca la tranquillità, si scopre nasconda altre verità, substrati di pensieri e vissuto dei personaggi che sfilano lungo le vie di quell’antico e meraviglioso borgo che è Orta, con la sua isola, regina incontrastata del luogo. Ed ecco che il lago e il paesaggio intorno abbracciano i personaggi di paese, persone che rappresentano quel tipo di vita di provincia che anch’io conduco e di cui non potrei mai fare a meno.

Il commissario, nato in una delle storie della raccolta, giunto a Orta a risolvere un caso e ritornatovi su sua richiesta di trasferimento, vuole rappresentare una persona semplice che svolge il suo lavoro con umanità e sensibilità, e che ha desiderato, non appena scoperta Orta e il lago, di ritornarvi. E ho voluto in qualche modo “legare” con una sorta di sinfonia artistica a due voci, quella della parola e quella della figura, i miei due lavori con le opere di mio padre.

Pittore per tutta la sua esistenza, ha trascorso tante ore all’aria aperta sulle alture intorno al “suo lago” con pennelli, colori e tela, per cercare di rendere merito alla bellezza che ha accompagnato anche la sua, di vita, portandosi a casa ogni volta un pezzo di lago, di montagne, un particolare scorcio o un panorama. Con un suo disegno del lago ho dato la copertina ai racconti e da un altro raffigurante un ragazzo seduto su una panchina, sulla riva del lago che guarda abbandonato, ho tratto un personaggio del romanzo, un uomo di provincia, semplice e quieto.

Il mio animo, il suo animo, la nostra sensibilità, quella di chi coglie un luogo e lo cattura su un foglio, ognuno a modo suo. Io, piccolissimo anello della catena di coloro che hanno scritto di Orta e il suo lago, che lo hanno omaggiato con le parole, esaltandolo e incoronandolo a sovrano di incontrastata bellezza, sono orgogliosa di poter dare il mio piccolo contributo, un assaggio del “mio lago”,  – mi ripeto nel rivendicare questo possesso, ma lo fa chiunque viva qualcosa che ama e che vuole per sé -, che con le mie storie… si tinge di giallo…

 

 

 

Erica Gibogini


ERICA GIBOGINI, nata a Premosello Chiovenda il 23 giugno 1960, vive a Pettenasco, sul Lago d’Orta, con la famiglia. Diplomata in Istituto Tecnico-Ragioneria, lavora nella Pubblica Amministrazione. Ha pubblicato nel 2018 con la casa editrice “Mnamon” Orta in giallo, raccolta di racconti gialli ambientati sul lago d’Orta, contenente anche il racconto vincitore di “Garfagnana Noir 2017” come miglior racconto con ambientazione in Garfagnana e già contenuto nell’Antologia Criminale 2017 edita da Tralerighe Libri. Finalista anche per edizione 2018 con il racconto Il gioco del salto alla corda, pubblicato da Tralerighe Libri. Fa parte del Laboratorio di Narrazione di Verbania, con il quale ha curato il libro Il treno narrante edito da Morlacchi Editori. Ha pubblicato nel 2019 per Morellini Editore il romanzo “Rose bianche sull’acqua”, finalista al Premio Garfagnana in Giallo 2019.

 

A cura di Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.