Rovine




Recensione di Francesca Mogavero


Autore: Mat Osman

Traduzione: Mirko Zilahy

Editore: Blu Atlantide

Pagine: 480

Genere: Noir

Anno di pubblicazione: 2021

Sinossi. Londra, 2010: mentre il vulcano islandese Eyjafjöll erutta bloccando mezza Europa con la sua immensa nube di cenere, l’introverso Adam Kussgarten – che nel proprio appartamento di NottingHill ha costruito una intera città in miniatura, Umbrage – viene avvertito telefonicamente da una voce sconosciuta che suo fratello gemello, Brandon, una rockstar minore degli anni Novanta ormai stabilitosi in America, è stato rinvenuto morto, assassinato non molto lontano dalla abitazione dello stesso AdamDa questo momento il timido e pacifico Adam si trova coinvolto in un’avventura tanto pazzesca quanto pericolosa, che lo conduce nei meandri più nascosti dell’underground di Londra alla ricerca di preziosissimi nastri con le musiche perdute di Smile di Brian Wilson, di risposte alla morte del fratello e, forse, del proprio destino. Perché, come dice Kimi, l’affascinante e androgina bassista della vecchia band di Brandon, “se non puoi brillare, tanto vale che bruci”. Per sempre. Noir psichedelico, romanzo filosofico sull’identità personale, iperreale e surreale allo stesso tempo, fantasioso e fantastico, infuso sapientemente di musica, magia cerimoniale e stati alterati di coscienza, Rovine è un tour de force ipnotico, strabordante e adrenalinico reso splendidamente in italiano da Mirko Zilahy.

Recensione

È tutto in rovina: nell’aria pogano particelle di cenere dell’Eyjafjöll, gli imperi bancari collassano, ogni manciata di minuti una nuova celebrità prende a spallate i predecessori per pretendere il proprio quarto d’ora. Talento affossato dal potenziale commerciale, promesse di eternità che durano una notte, esperienze estreme in cambio di soldi e di un like, scontri all’ultimo commento su un forum e oblio facile.

Il mondo della musica non fa certo eccezione, lo sfacelo si propaga come un’onda sismica o un contagio, la parte difficile è individuale l’epicentro o il paziente zero, ma importa davvero saperlo, mentre stai andando in frantumi?

C’è chi la gloria l’ha almeno stretta tra le dita, giusto il tempo di una sigaretta, e ora può crogiolarsi in una nostalgia senza fine, là nella propria bolla senza tempo; cosa dire invece di chi, mentre l’oggi va in pezzi, può contare solo un passato mediocre?

Brandon Kussgarten era quasi un nome negli anni Novanta e nel 2010 si barcamena, tra debiti e vizi, in ruoli da comparsa, ma medita il riscatto: anziché spegnersi lentamente, arderà in un ultimo, memorabile incendio. Un grande spettacolo. E potrebbe essere altrimenti, visto che lui sarà il protagonista?

Brandon, però, adesso è morto, assassinato in modo altrettanto curioso, e toccherà al fratello Adamtrovare e incastrare nel modo giusto i pezzi di un puzzle che sa di raggiri, ego e tradimenti. Ma soprattutto di musica.

Adam e Bran, Bran e Adam: gemelli soltanto nel DNA, pianeti ad anni luce di distanza, poli magnetici, ciascuno a proprio modo, fatti per respingersi… o sovrapporsi? Il tema del doppio, toposdella nostra umanità, torna anche nel particolare esordio narrativo di Sam Osman, già segnalato anche da Rolling Stone – se non fosse chiaro, la storia per cui i bassisti non se li fila nessuno è una fake news – ma ha il sapore proibito e l’effetto di un acido: scende piano, non si sa cosa aspettarsi, poi la botta arriva all’improvviso, obnubila e ciascuno è artefice e vittima del proprio viaggio.

Al racconto di Adam, quieto appassionato di plastici, si alternano gli indizi di Adam, seminati qua elà tra siti e taccuni, come messaggi in bottiglia lanciati nell’oceano e nell’etere, ma con un preciso destinatario: una prima persona per due voci o, se preferite, un’unica voce spezzata su due linee destinate a intersecarsi. Se Brandon torna indietro nei ricordi, alla genesi della sua ricetta per l’immortalità, Adam va avanti, addentrandosi sempre di più nella Londra underground, tra eccessi e riflessi spietati… Vedete bene che l’incontro, o la fusione, è inevitabile?

Non aspettatevi una narrazione diligente, laccata e pettinata – questa recensione un po’ lisergica forse dà già un’idea – né un andamento prevedibile degli eventi e degli sviluppi: un cataclisma, anche se pianificato a tavolino, riserva sempre un margine di imponderabilità e di sorpresa. Come una canzone che esplode dallo stomaco alla gola, senza ragione o preavviso, ma dannatamente necessaria.

Dunque abbandonate ogni aspettativa e forse ogni speranza di mantenere la lucidità, tenete soltanto ben stretti l’emozione che vi ha dato trovare un disco raro su una bancarella tra le vie del centro, il ricordo di una serata brilla, quella scarica che permane sulle dita dopo l’ultima nota di una canzone o il punto di una storia… E allora, soltanto allora, immergetevi nella lettura.

A cura di Francesca Mogavero

 

Mat Osman


Mat Osman è il bassista e membro fondatore dell’iconica band di culto Suede. Rovine è il suo primo romanzo.

 

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