Salvare le ossa




Salvare le ossa Trilogia di Bois Sauvage. Vol.1

Salvage the bones (2011)

(Recensione di Marina Morassut)


Autore: Jesmyn Ward

Traduttore: Monica Pareschi

Editore: NN Editore

Pagine: 316

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione: 2018

 

SINOSSI:

Un uragano minaccia di colpire Bois Sauvage, Mississippi. In un avvallamento chiamato la Fossa, tra rottami, baracche e boschi, vivono Esch, i suoi fratelli e il padre. La famiglia cerca di prepararsi all’emergenza, ma tutti hanno altri pensieri: Skeetah deve assistere il suo pitbull da combattimento dopo ilparto; Randall, quando non gioca a basket, si occupa del piccolo Junior; ed Esch, la protagonista, unica ragazzina in un mondo di uomini, legge la storia degli Argonauti, è innamorata di Manny, e scopre di essere incinta. Nei dodici giorni che scandiscono l’arrivo della tempesta, il legame tra i fratelli e la fiducia reciproca si rinsaldano, uniche luci nel buio della disgrazia incombente. Salvare le ossa racconta la vita di ogni giorno con la forza del mito, e celebra la lotta per l’amore a dispetto di qualunque destino, non importa quanto ciecoe ostile. Con una lingua intensamente poetica, dove ogni parola brucia come una lacrima non versata, Jesmyn Ward ci trascina di pagina in pagina in un vortice di sole, vento, sangue e pioggia, lasciandoci, alla fine, commossi e senza respiro.

 

RECENSIONE:

“… parlando di cosa avremmo fatto quando fossimo cresciuti. Io dissi: cosa vuoi essere? Lei rispose: VIVA (Da Art of Storytellin’, dall’album Aquemini – 1998 – OutKast).

Da qui dobbiamo partire per leggere e poi raccontare questo denso e immenso romanzo, facente parte della trilogia di BoisSavage, una cittadina immaginata dall’autrice Jesmyn Ward due volte vincitrice del National Book Award presumibilmente creata a somiglianza della cittadina dove la scrittrice ancora vive (DeLisle).

Amore, povertà, vita e morte. E tutta una serie di sfumature, metaforiche ma anche fisiche, che vanno dal bianco al nero e che tengono inchiodati noi lettori alla cittadina di Bois Sauvage.

Ma sopra a tutto una cappa onnipresente, che è quella della miseria e del degrado sociale, raccontata senza falsi pietismi ecome semplice narrazione del tutto, che porta l’autrice a raccontare fin nei minimi dettagli scene e situazioni, anche le più crude , finché il lettore è parte integrante della scena.

Jesmyn Ward crea una trilogia di cui Salvare le Ossa è la prima parte.

La vicenda è ambientata nella Fossa, dove c’è la casa della famiglia Batiste, costruita in una depressione del terreno, confinante da una parte con la cittadina di Bois Savage e dall’altra con il magnifico e selvaggio bosco dove la famiglia Batiste vive, o meglio, sopravvive, in attesa della catastrofe più o meno preannunciata: l’uragano Katrina che si forma nel Golfo del Messico e corre ululando ad abbracciare i suoi diletti, come una madre dispensatrice di una vita più vivida dopo essere stata capace di una spietata selezione.

È la narrazione dei dieci giorni che precedono questo disastro e dei due giorni successivi.

Un romanzo che non è incentrato sui contrasti razziali in quanto tali, ma che tenta di farci capire senza veli sugli occhi la differenza sociale tra i pochi bianchi che ci sono in questa parte rurale del delta del Mississippi una delle zone più povere dell’America e i quartieri dove vive la stragrande maggioranza degli afroamericani. Dove gli uni possono pulire casa prima di sigillarla contro l’uragano e nel contempo andarsene in attesa che l’uragano passi, mentre gli altri possono solo fare del loro meglio con quello che hanno a disposizione, sigillare come possono la casa, barricarsi all’interno e sperare…

La voce narrante che ci guida è la voce di Esch, 15 anni, penultima della cucciolata Batiste e unica femmina della famiglia abitante nella Fossa, tra acquitrini, terra rossa, rifiuti e carcasse di elettrodomestici arrugginiti…

Il padre alcolizzato e violento che non riesce a essere un padre. Il primogenito Randall, promessa del basket. Skeetah, che si cura solo del suo pitbull China e della sua cucciolata. E infine l’ultimogenito, Junior, sette anni, causa inconsapevole della morte della madre… Una scimmietta che con il costante bisogno di contatto fisico, soprattutto con il fratello maggiore Randall, cerca di supplire a un vuoto che i fratelli pur con tutta la buona volontà non possono e non sanno lenire.

Esch durante la fatidica estate del 2005, come di consueto, legge i libri assegnati dall’insegnante di inglese per il periodo estivo: l’anno precedente Mentre morivo di Faulkner, quest’anno Mythology di Edith Hamilton. E il capitolo che ha appena finito si intitola Otto brevi storie di amanti, con Medea che va incontro a Giasone per la prima volta, come attraversata da un vento sferzante, quasi a parodiare la sua situazione con Manny, con il quale Esch ha una relazione esclusiva da circa un anno. Una relazione sessuale che però ha vita solo quando Manny va a trovare i suoi fratelli alla Fossa e non disdegna un veloce atto sessuale con la ragazzina, perché lui ha già una fidanzata ufficialea Bois Savage.

Ma in questa estate che sta per terminare in modo brutale, Esch, insieme al pitbull China, vivrà un evento che resterà centrale in tutto il romanzo e che l’aiuterà a rendersi conto di cosa significa la parola “amore”.

E così, giorno dopo giorno, osserviamo la famiglia Batiste prepararsi all’arrivo dell’uragano Katrina: dal rifornimento esiguo di cibo, oramai già razziato da altri clienti più previdenti di loro, al sigillare casa con quanto trovano nel campo della Fossa. Ma ormai non c’è più tempo, perché l’uragano Katrina sta per abbattersi sul bayou e la famiglia Batiste, insieme al pitbull China e alla sua cucciolata, si barrica in casa, in attesa… scoprendo che questo sarà il più terribile e devastante uragano che sia mai transitato nella loro terra, e che la loro casa non sarà in grado di resistere alla distruzione che porta con sé.

Un romanzo epico nella sua prosa asciutta e attenta a tutti i dettagli: un racconto che fa della resistenza quotidiana un vivere che ha la forza del mito, come Medea che va incontro al suo Giasone, come la Costa del Golfo degli Stati Uniti si è unita a questo uragano, dalle grandi mani spietate e sanguinarie.

Indimenticabile!

 

 

Jesmyn Ward


É una scrittrice statunitense. Vive in Mississippi, dove insegna scrittura creativa alla Tulane University. Con il suo romanzo Salvare le ossa ha vinto il National Book Award nel 2011, e il suo memoir Men We Reaped è stato finalista al National Book Critics Circle Award. Con il suo ultimo romanzo, Sing, Unburied, Sing, Jesmyn Ward ha vinto il National Book Award per la seconda volta, prima donna dopo scrittori come William Faulkner, John Cheever, Bernard Malamud, Philip Roth, John Updike.

A cura di Marina Morassut

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