Sceneggiata di morte




Recensione di Manuela Fontenova

Autore: Diego Lama

Editore: Mondadori

Pagine: 329

Genere: Thriller

Anno Pubblicazione: 2016
 

 

 

 

In una Napoli che si sta riprendendo da una violenta epidemia di colera, la vita dell’ispettore Veneruso scorre solitaria. Stanco di tanta morte e dolore non può però esimersi dal suo dovere, così si ritrova in una fredda mattina di gennaio del 1885, di fronte al corpo di Maddalena Portolano, ex prostituta, salvata dal bordello da Don Satriano, suo amante per oltre vent’anni, trafitta al cuore da un ferro appuntito.In casa due testimoni, la vecchia cameriera Rosina, e il tuttofare Tummolillo. Maddalena non è morta nel suo letto ma sotto il tetto di Tummolillo, Satriano l’ha cacciata pochi giorni prima, in seguito ad un inganno e alla scoperta dell’esistenza di tre figli, di cui uno soltanto sangue del suo sangue.

Ora è compito di Veneruso scoprire chi ha ucciso la donna, chi mente e cerca di depistarlo e chi invece potrebbe essergli d’aiuto. Iniziando da Raimondo Satriano, un attempato signorotto che cerca di ingannare il tempo con trucco e parrucco, Tummolillo apparentemente umile e docile e Rosina, consigliera e fidata ombra di Maddalena.

Intrighi, bugie e una vita di dolore alla base di un omicidio dal quale, inevitabilmente, scaturirà altra morte. La strada per arrivare al colpevole sarà lunga e piena di insidie, ma come sempre il nostro ispettore, con i suoi modi rozzi, il caratteraccio e la collaudata squadra di agenti del Commissariato di Piazza Dante, riuscirà a sbrogliare la matassa, stupendoci ancora una volta con il suo impareggiabile intuito.

Nuovo episodio della serie, “Sceneggiata di morte” non ha deluso le mie aspettative, al contrario mi ha appassionato ancor più del primo romanzo. Ci troviamo in una Napoli ferita al cuore da un morbo assassino, che ha lasciato tanti orfani e generato nuovi “poveracci” pronti a delinquere per sopravvivere. Diego Lama ci fa entrare però anche negli ambienti della Napoli bene, ci apre la casa di un ricco signore, ci fa sedere in un caffè di lusso. Ma lo sfarzo e l’abbondanza non possono nascondere la miseria e la desolazione. Il colera ha tolto a tutti qualcosa o qualcuno, Veneruso compreso.

“Il colera era stato un colpo troppo violento: più di cinquemila deceduti in meno di tre mesi […] Aveva tracciato una linea di demarcazione tra il prima e il dopo. E nel “dopo” Napoli aveva perso dignità, senno e ragione”.

Se nel primo romanzo, La collera di Napoli, i capitoli si aprivano con la data e il numero delle vittime dell’epidemia, qui abbiamo invece le Scene. Il romanzo ricalca la struttura di una commedia teatrale, evolvendosi però in un genere sorprendentemente diverso: un giallo. Lo stesso autore nella premessa iniziale infatti, ci informa di essersi ispirato ad una commedia di Eduardo De Filippo “Filumena Marturano” e ad una sua trasposizione cinematografica “Matrimonio all’italiana” di De Sica. Situazioni e personaggi (anche se di epoche differenti) sono oltremodo gli stessi, ci sono anche assonanze con i nomi (Maddalena/Filumena, Satriano/Soriano) ma ad un certo punto Lama se ne distacca, dando nuova vita ai protagonisti e con una narrazione a tratti incalzante e a tratti introspettiva, ci presenta un giallo da maestro, mai noioso o prevedibile.

“C’erano troppi sospetti e tutti, ma proprio tutti, sembravano in qualche misura coinvolti. «Una grande sceneggiata» sospirò”.

Vorrei spendere ancora due parole per il protagonista, il commissario Veneruso. A me quest’uomo così scorbutico, che maltratta i suoi sottoposti, in realtà suscita tanta simpatia. Forse il contatto quotidiano con assassini e morti ammazzati l’ha portato a chiudersi così alla vita. Tornando indietro non avrebbe fatto il poliziotto ma il cocchiere “per stare all’aria aperta, senza pensieri”. Raggiunge picchi di irascibilità per poi abbandonarsi a gesti di compassione, carichi di pietà per chi è in difficoltà. Nel suo cuore e nella sua testa c’è tanto spazio per portarsi dietro non solo la sua sofferenza, ma anche quella degli altri.

 

 

 

Diego Lama


è nato a Napoli e fa l’architetto. E’ autore di libri di architettura e di racconti e vignette pubblicati in riviste e in antologie. Dal 2012 è socio fondatore dell’associazione Made in Earth, onlus che realizza progetti umanitari nei paesi in via di sviluppo. Già pubblicate sul Giallo Mondadori altre indagini del commissario Veneruso: “Le sorelle Corcione”, “L’impiccata” e “La signora Silvana”. Nel 2015 ha vinto il premio Gran Giallo Città di Cattolica con il racconto “Tre cose”. A novembre 2016 è uscito il secondo capitolo della serie di Veneruso “Sceneggiata di morte”.