Se perdo te




Recensione di Giusy Giulianini


Autore: Luca Occhi, Giorgio Ottaviani

Editore: Golem Editore

Collana: Le Vespe

Genere: noir

Pagine: 276

Pubblicazione: 2020 (giugno)

 

 

 

 

 

Sinossi. Alle prime luci dell’alba, Bianca ed Elena, amiche da sempre, salgono su una malandata avioneta di una compagnia locale sudamericana, per raggiungere l’arcipelago di Las Islas. Dall’altra parte del mondo, Tomas Bucci sta aspettando Katia, la sua più intima amica, alla quale ha deciso di fare un annuncio importante: quando Bianca rientrerà dalla vacanza, le chiederà di lasciare il marito e andare a vivere con lui. Bianca non tornerà mai da quel maledetto viaggio e Tomas decide di partire per scoprire la verità intorno alla scomparsa dell’amata. Inizia così una sorta di discesa all’inferno che lo vede perdere il lavoro e lasciare definitivamente l’Italia ossessionato dal tragico evento. Una storia picaresca e romantica che si snoda in America latina e che porterà alla conoscenza dei lati più oscuri dell’animo umano.

 

Recensione

Lo confesso, mi sono fermata a lungo su quell’indicazione di “genere” che la scheda di recensione di Thrillernord richiede, per poi scrivere alla fine un “noir”, prevalente e non certo immeritato, ma di sicuro riduttivo.

Se perdo te infatti, l’originale creatura di Luca Occhi e Giorgio Ottaviani, noir lo è senza dubbio, anzi noirissimo, ma è anche un trascinante romanzo di avventura, per terra e per mare, in cui più di una volta pare di vedere l’Hemingway de Il vecchio e il mare aggirarsi sulla banchina di un porticciolo caraibico, in attesa del ritorno dei pescatori e dei loro epici racconti, o il Joseph Conrad di Cuore di tenebra narrare l’estenuante ricerca del suo protagonista in luoghi oscuri e inospitali.

E anche quella narrata qui da Occhi e Ottaviani, in fondo è una ricerca, dell’amore perduto di Tomas Bucci, perito assicurativo non troppo entusiasta della vita che un giorno ritrova Bianca, l’amore della sua giovinezza, e con lei l’energia vitale, ma le perde, di nuovo ed entrambe, per un malaugurato incidente aereo sul Mar dei Caraibi, dove Bianca si è recata per una vacanza con Elena, l’amica del cuore.

Tomas però all’incidente non crede, non solo perché ormai non può più vivere senza Bianca ma anche perché il suo fiuto di perito lo mette in guardia da conclusioni affrettate, soprattutto da quel suo cellulare che continua a suonare libero anche a distanza di ore dal momento della tragedia. La perdita di Bianca comunque e l’assenza di notizie certe sul suo destino lo proiettano ben presto in un abisso di disperazione: Tomas si trasforma in una larva d’uomo, che simula senza credervi i gesti consueti di una vita, ma finisce per perdere lavoro e dignità.

A nulla valgono le attenzioni affettuose di Katia, la sua migliore amica: Tomas ormai è in fuga da se stesso, ossessionato dal bisogno di conoscere la verità sulla sorte di Bianca, risposta che sola può restituire un senso ai suoi giorni.  E Tomas parte, per il Sud America, senza un progetto definito né aiuti concreti, nel tentativo di raggiungere l’arcipelago caraibico di Las Islas, nel cui mare forse l’aereo di Bianca si è inabissato.

Dall’elegia dell’amore ritrovato, che nella prima parte accompagna il riaffiorare dei sentimenti tra Bianca e Tomas nel loro nuovo incontro che “increspa le emozioni con un repentino frullo di sensazioni, simile all’agitarsi scomposto delle anatre” di un laghetto (forse dei bolognesi Giardini Margherita), il romanzo sprofonda nella “vigile incoscienza” di Tomas dopo la perdita della donna, il quotidiano che scorre consueto ma lui che non ne fa più parte, ne è solo “un attonito spettatore”. Per poi virare, pressante e repentino, nelle mille peripezie della sua rocambolesca ricerca in Sud America e assistere al suo sconsolato ritorno in Italia senza risposte, un ritorno forzato perché la sua curiosità non è risultata gradita alle autorità locali e ha messo la sua vita in pericolo.

Adrenalina pura in America latina, disperazione non rassegnata in Italia. Per Tomas quindi dovrà esserci un nuovo ritorno, nei Caraibi e in Colombia, in una discesa ineluttabile verso un abisso di criminalità e degradazione, dove però nessun prezzo da pagare è troppo alto se conduce alla verità. Perché, a Tomas, la verità piace, sì gli piace, perché “è pulita”.

Noir, pulp, romanzo d’avventura, Se perdo te trascina il lettore in un racconto dal ritmo indiavolato ma mai superficiale, anzi accompagnato sempre da osservazioni profonde. Toccante, a questo proposito, è l’incontro di Tomas con una giovanissima prostituta sudamericana dall’acerba bellezza e il suo disgusto per i tanti uomini maturi che ne imbrattano cinicamente la fresca innocenza. Una mercanzia anche lei su un lungomare latino, “pochi dollari per portare a casa un bel ricordo della vacanza”, al pari dei tanti “oggetti dai colori brillanti, allegri come ci si aspetta debba essere la vita di chi abita in un paradiso terrestre. Poco importa se la realtà è un’altra”.

La realtà del Sud America, lo sappiamo, è infatti ben diversa: povertà, violenza, potere assoluto dei signori della droga, a fronte di una universale corruzione delle istituzioni. Occhi e Ottaviani la restituiscono con indiscutibile credibilità, sempre abili nell’evocare colori e atmosfere. Vivide pennellate per una sterminata periferia colombiana dove orti e serre, in torrenziale sovrapposizione, strappano fiori di contrabbando agli olandesi; per El Cartucho, un barrio deserto e silenzioso animato solo dal “gironzolare ininterrotto di cani rognosi”; per l’Hotel Malamuerte, “un vecchio magazzino abbandonato e fatiscente, adattato a dormitorio, un inferno di violenza e disperazione, dove esseri scarsamente umani sopravvivono frugando fra i rifiuti, spacciando o uccidendo, con la medesima vuota indifferenza”; per l’arena di combattimento dei galli, dove il pubblico eccitato sa solo gridare “Sangre, sangre”, mentre I disgraziati animali “si azzuffano in una nuvola di polvere, penne e schizzi di sangue”.

Se perdo te, però, è anche tanto altro.

È l’incanto dei racconti del Canadese sotto il cielo di Las Islas, “storie che non sono mai la sua” per stelle “che lui sa diverse da quelle natie”, racconti di pescatori conosciuti sul molo e delle loro “lunghe ore dall’alba al tramonto cercando di strappare al mare, con le reti o le lenze d’altura, di che vivere”, racconti che risuonano di un appassionato eco hemingwayano. E non a caso l’amico del Canadese si chiama Santiago, come l’anziano pescatore de Il vecchio e il mare”.

È il sentore luciferino dell’antro della bruja, dove l’Italiano si reca per conoscere la sorte del suo perduto amore, con sgomento ma salda determinazione; dove “candele ocra sottili e leggermente incurvate, spuntano fitte da un vassoio di coccio al centro del tavolo, simili a canne di palude. O a dita pronte a ghermirgli l’anima”; dove il furioso e brutale amplesso con la strega è il prezzo che l’uomo deve pagare per arrivare alla verità, in una fede nei suoi oscuri poteri così cieca da respirare a pieni polmoni il realismo magico di tanta letteratura sudamericana.

Se perdo te è anche una dedica al grande amore, quello che si incontra una volta nella vita e senza il quale non vale la pena di viverla. Come nel 1967 cantava Patty Pravo nel brano omonimo, cover di The Time Has Come di Paul Korda, tradotto in italiano da Bardotti.

È il suono stridente e disarmonico della chitarra che riempie un locale” sulle note di Hey Joe di Jimi Hendrix, che potrebbe benissimo essere il frutto dei pensieri che affollano la mente del protagonista, “ammesso che i pensieri possano far rumore”; è la voce arrochita di Tom Waits, usata come “ una lima, per smussare gli spigoli d’ogni anima”.

È infine un romanzo da non perdere, avventuroso ironico epico romantico, che porta con sé l’eco di tante letture e tanti film, uno tra tutti Puerto Escondido di Gabriel Salvatores. E bene ha fatto la determinazione di Eva Balboni, ringraziata in chiusa da Luca Occhi, che si è opposta fieramente al suo oblio, nel buio altrimenti colpevole di un cassetto.

        

A cura di Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.

 

 

 

Luca Occhi e Giorgio Ottaviani


Luca Occhi, imolese, è tra i fondatori di Officine Wort (www.officinewort.it, sodalizio che organizza eventi e giochi letterari fra i quali il Romanzo Totale Chi ha ucciso Lucarelli? edito dalla Bacchilega e il concorso Turno di Notte, giunto alla XI edizione. Ha vinto diversi premi ed è stato per due volte finalista al “MyFest” di Cattolica. Ha già pubblicato due romanzi: Il Cainita (Ed. Damster) e Della stessa sostanza del buio (Bacchilega).

Giorgio Ottaviani è nato a Roma nel 1954 e vive a Imola. Con alcuni amici, tra cui Luca Occhi, ha creato nel 2007 la “Compagnia Letteraria Colonne D’Ercole”, collettivo composto da 12 autori, un laboratorio permanente di scrittura e lettura con cui ha realizzato alcune raccolte di racconti. Se perdo te è il suo primo romanzo.

 

Acquista su Amazon.it: