Senza più paura






(recensione di Gian Luca A. Lamborizio)


 

 

Autore: Roberto Fancellu
Editore: Lettere animate
Pagine: 132
Genere: thriller psicologico
Anno Pubblicazione: 2016
Sinossi
Lungo le secolari ed affollate vie di Firenze si snoda la vicenda di Massimo, un uomo in perenne lotta con l’alcolismo e con se stesso, alla disperata ricerca di un equilibrio che lo allontani dalla vita brutale e sregolata della strada, l’unica che ha conosciuto fin da ragazzo.
Alla soglia dei quarant’anni sembra trovare la tanto agognata stabilità con l’aiuto di Sara, una psicologa incontrata in un centro di recupero, con la quale instaura una travagliata relazione clandestina.
Ma un oscuro individuo disposto a tutto in nome di una vendetta che ha radici lontane, metterà a rischio i suoi propositi di riscatto, disvelando un’agghiacciante verità sepolta nel passato che trascinerà Massimo fin negli abissi della disperazione.
Una verità capace di spezzare e distruggere delle vite sconvolgendo ogni certezza.

Recensione
Massimo Pandolfini, a circa quarant’anni, è un relitto umano che trascina la propria esistenza fra sistemazioni di fortuna e le strade di Firenze, facendo lavoretti saltuari, in preda al demone sempre più devastante dell’alcol.
L’unico suo punto di appoggio e riferimento è Sara, giovane operatrice dell’Officina, il centro di lotta alle dipendenze che lui frequenta, con la quale è nata una tenera e segreta storia d’amore.
Un giorno sul suo vecchissimo cellulare Massimo riceve la telefonata della madre, che con poche, secche parole lo informa che il padre, ricchissimo broker finanziario, si è impiccato il giorno prima nel proprio studio.
Se prima la vita di Massimo era tristissima, ora inizierà per lui un vero e proprio incubo, destinato a partire dal ritrovamento, apparentemente casuale, di un vecchio giocattolo, un minipony viola, che suscita in Massimo un fascino misterioso e soprattutto ricordi indefiniti e confusi.
Da lì in avanti il protagonista, come sempre alle prese con incubi ricorrenti e inspiegabili vuoti di memoria, dovrà vedersela con “Starsky”, un misterioso persecutore, che odia Massimo e la sua famiglia e che coinvolgerà tutti quanti in una folle scia di delitti e di sangue.
Perché Starsky sta perseguitando Massimo e cosa si cela dietro i vuoti di memoria del protagonista? Perché il padre di Massimo si è impiccato? Chi è la misteriosa bambina ritratta in una vecchia foto accanto a Massimo, che Starsky gli farà trovare? E soprattutto, cosa si cela nel passato tragico della famiglia Pandolfini?

Il romanzo, thriller psicologico di accurata fattura, si legge tutto d’un fiato, complice anche la relativa brevità, e prende sicuramente il lettore fin dalla prima pagina.

L’autore, Roberto Fancellu, grazie anche alla propria formazione universitaria e alle specifiche esperienze professionali già avviate, riesce benissimo a rendere la psicologia di un alcolista quale è Massimo e a farci entrare da subito nella sua mente, con una sorta di effetto empatico che non è frequente ritrovare, specie in un’opera prima quale è Senza più paura.
Personalmente preferisco la prima parte, mentre trovo la seconda, in cui quasi di colpo matura tutta una serie di tragici e sanguinosi avvenimenti e si ha tutta la spiegazione della tragica vicenda che sta alla base dei problemi esistenziali di Massimo (e su cui ovviamente non posso dire di più, il lettore attento potrà intuire qualcosa via via che procede nella lettura) molto ricca di tensione e suspense ma forse un po’ troppo “carica” e pulp, con qualche effetto alla Dan Brown che pare in contrasto con la iniziale dimensione più intimistica. Parere, ripeto, del tutto personale.

Sicuramente, comunque, Roberto Fancellu ha tutte le carte in regola per proseguire sulla strada appena intrapresa. Lo attendiamo volentieri alla prossima!

Estratto:
“Avevo lo stomaco contratto e pervaso da un bruciore inestinguibile, il respiro corto, le pulsazioni accelerate. Stavo guardando letteralmente la morte in faccia, non solo quella del Maestro, anche la mia, vedevo l’assurdità dell’esistenza umana in tutta la sua spietata crudeltà: noi sogniamo, amiamo e desideriamo, alcune cose riusciamo a realizzarle, altre le accarezziamo solamente, ma è tutto inutile perché la morte non aspetta né rispetta nessuno e nulla può sconfiggerla, quando le Parche tagliano il filo possiamo soltanto arrenderci e soccombere pregando in una fine misericordiosa ed indolore. Mi era già capitato di riflettere del pozzo senza fondo dentro al quale tutti indistintamente precipitiamo trasformandoci da caldi ricordi, in nomi privi di storia e passato alla stessa velocità con cui la polvere si posa sulle cose e le persone che un tempo abbiamo amato e odiato furiosamente; in quella circostanza però mi sentii travolto da un’impotenza soffocante.
Barcollando volsi le spalle alla salma, allontanandomi frettolosamente, avevo impresso negli occhi e nella mente i resti di mio padre, ero certo che ci sarebbero rimasti a lungo. Probabilmente non se ne sarebbero mai andati del tutto.“

L’AUTORE – Roberto Fancellu, sardo di Luras, classe 1983, laureato in psicologia a Firenze, è l’autore di “Senza più paura“, un bel thriller psicologico uscito a maggio in edizione elettronica.


INTERVISTA
1) Allora Roberto, vuoi parlarci brevemente della tua vita prima di diventare “anche” scrittore?

Prima di tutto vi ringrazio per lo spazio che mi dedicate. Come avete detto, dopo una formazione di stampo umanistico, ho proseguito i miei studi laureandomi in psicologia, ma ho sempre avuto una passione per le parole e la scrittura; da ragazzino, quando il fenomeno degli mc tatuati “brutti, sporchi e cattivi” non era ancora “esploso”, ero un rapper. O almeno ci provavo. Credo di aver scritto 500 testi che tengo ancora religiosamente conservati in un vecchissimo file doc.

2) Quando e perché hai pensato di scrivere Senza più paura, il tuo primo romanzo?

Ho pensato di scrivere “Senza più paura” mentre facevo il tirocinio post-laurea in un centro per il recupero delle dipendenze, un po’ come quello che descrivo nel romanzo. Quella è stata un’esperienza che ha seminato qualcosa dentro di me portandomi a raccontare questa storia, che, per quanto sia frutto di fantasia, trae spunto dalla realtà.

3) Massimo Pandolfini, il protagonista, è, almeno inizialmente, un reietto e un perdente, che vive di espedienti. Una scelta precisa, la tua, quella di raccontare la vita dalla parte degli emarginati, o “sei andato dove ti porta la penna”?

Come ho detto prima, il personaggio di Massimo è nato durante il mio tirocinio e rappresenta un po’ l’insieme delle persone che ho avuto modo di incontrare in quel periodo. La mia comunque è una scelta precisa, non amo gli eroi senza macchia. Non sopporto Superman, per intenderci: che coraggio c’è a buttarsi nel fuoco sapendo di essere invulnerabile? Ci vuole molto più coraggio ad affrontare ogni giorno le difficoltà della vita coi mezzi di un essere umano, provando a fare qualcosa di buono.

4) Massimo alla fine del romanzo si riscatta e si avvia a fatica verso una vita forse migliore, attraverso passaggi molto dolorosi. Con il tuo libro hai anche voluto lanciare un messaggio di speranza o questa è stata solo un’evoluzione naturale della tua “storia”?

Sono stato combattuto sul finale da dare alla vicende di Massimo. Ma credo che questo sia quello più adatto perché permette al personaggio di crescere (si spera). Certamente è anche un messaggio di speranza che non scade nel lieto fine a tutti i costi. Come avrete capito è un espediente che non amo, perché nella vita raramente lo si sperimenta.

5) Come ho scritto anche nella mia recensione al libro, il lettore entra immediatamente nell’animo e nella mente di Massimo, in una sorta di empatia che non si ritrova di frequente. Anche tutti gli altri personaggi sono però molto ben caratterizzati. Quanto ti hanno aiutato i tuoi studi specifici nella stesura di questo libro e in particolare nella creazione del personaggio di Massimo Pandolfini?

I miei studi mi hanno aiutato nella misura in cui mi hanno permesso di fare il tirocinio che mi ha introdotto un po’ nel mondo che racconto. Sono molto felice che si entri in empatia con Massimo perché sono consapevole che non è un personaggio facile, addirittura potrebbe essere fastidioso per alcuni, per cui sono doppiamente contento che si sia portati a empatizzare con lui. La caratterizzazione riuscita, forse, dipende anche dal fatto che in parte l’ho modellato su di me, specie per quanto riguardo il sarcasmo e il disincanto con cui affronta la vita.

6) Hai incontrato difficoltà nella pubblicazione del tuo libro?

Sì, quella di trovare una casa editrice onesta, nel senso di non a pagamento. Quando si è alle prime armi come lo sono io, è facile farsi fregare perché si vorrebbe vedere soltanto il proprio libro pubblicato, invece ci vuole attenzione e pazienza per cercare la giusta opportunità.

7) Un consiglio da dare a un giovane scrittore debuttante?

Non so se sono la persona giusta per dare consigli, essendo anche io poco più che un debuttante, ma le cose che secondo me andrebbero assolutamente fatte sono: leggere molto e di tutto, far leggere il proprio libro a persone veramente obiettive che non hanno peli sulla lingua, accettare qualunque critica e farne tesoro, rileggere il proprio lavoro fino allo sfinimento, correggerlo, riposarsi e ripetere il procedimento daccapo. Sopratutto mai pagare per pubblicare, se non si trova altro, o non si ha pazienza, meglio il self.

Roberto Fancellu

Recensione e intervista a cura di Gian Luca A. Lamborizio

Blogger, editor e digital pr. Alessandrino di nascita e milanese di adozione, è autore di testi di narrativa e collabora con alcune testate giornalistiche, tra cui Affaritaliani.it e MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi.
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