Sette navi






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(recensione di Anna Maria Di Palma)


 

Autore: Nanni Cristino

Editore: Parallelo45 Edizioni

Genere: giallo

Pagine: 298

Anno pubblicazione: 2017

 

ma se c’era qualcosa che aveva imparato, era che per valutare le persone bisognava raschiare dietro le apparenze, andare giù nel profondo fino a scovare quel nucleo di umanità che aveva resistito a tutte le intemperie della vita, se c’era. Soltanto quello faceva davvero la differenza.
Il resto erano solo parvenze, specchi incantatori, immagini prive di sostanza

Parigi, metro Saint.Paul, un deja-vu: arenate sugli scalini che scendono verso il sottosuolo, ci sono sette navi, sette minuscole barchette di carta del tutto innocue. Eppure, per Armand Vandeweil rappresentano un amaro sospetto.

Armand, ex criminologo della Brigata Criminale parigina, ha chiuso con la polizia e ha intrapreso un nuovo lavoro: è editore e fondatore del settimanale “Metronoctis”, distribuito gratuitamente in metropolitana da un insolito gruppo di collaboratori-clochard. Ciò nonostante, quattro anni non sono bastati per dimenticare quelle navi: la firma del killer che per qualche mese aveva terrorizzato Parigi; il “marinaio”, cosi l’avevano battezzato i giornalisti.

Armand gli aveva dato la caccia, tristemente conclusasi in un cul-de-sac: era di colpo sparito nel nulla. Il suo sospetto, tuttavia, sembra ricevere conferma quando, due giorni dopo quella scoperta, Le Mauel, comandante della polizia e suo vecchio collega, gli comunica che è stato ritrovato il cadavere di un noto gallerista, sgozzato e circondato da altrettante navi di carta.

Questo e le insistenze del comandante, risvegliano il sesto senso, mai del tutto sopito, dell’ex criminologo, che si tuffa nell’indagine, aiutato questa volta dall’esperienza non collaudata di un gruppo alquanto stravagante di clochard che, inconsapevolmente, nell’abusivo tentativo di dar vita a un non “comune” bistrot, forniscono ad Armand preziosi aiuti. E cosi, insieme, recuperano l’arma del delitto, un vecchio pugnale che finisce con il far ricadere i sospetti su un rispettabile collezionista di armi antiche.

Ma è davvero lui, il Marinaio?

L’autore, nel suo esporre, sceglie come sfondo – e dà luce – alla Parigi più sconosciuta, quella degli angoli dimenticati, quella sotterranea, quella dei clochard. Infatti, da quella che un tempo era stata la banchina della metro di Saint Martin, si snocciola una serie di “filtri” che chiariscono e rivelano la città e i suoi inquilini: Flaur dà voce alla gastronomia e reinventa, con quanto ha a disposizione, squisite pietanze parigine (la quiche di ortiche e patate, le polpette di miglio, i fiori di zucca con pane raffermo al cartoccio); Monuche e la sua linguistica parlano al lettore delle abitudini dei parigini, dell’arte e del significato, spesso improprio, di certe parole; TonTon e suoi fantasmi introducono alcune leggende, come la donna della Resistenza, il cui fantasma si aggira ancor oggi di notte sul Pont Marie, in attesa dell’amato marito.

È ai clochard che l’autore affida l’intreccio della vicenda, una storia in cui nulla è in disuso completamente, tutti sono rilevanti e tutto può essere ancora scoperto. È il riscatto delle apparenze. C’è il passato in ballo, e non solo quello di Parigi: la resistenza cilena, la guerriglia contro il regime di Pinochet e i servizi segreti francesi saranno la “chiave di volta” per la risoluzione del misterioso omicidio.

Un romanzo enciclopedico, vitale e adrenalinico che sa tenere costantemente desta l’attenzione del lettore, e dove la tridimensionalità di ciascun personaggio, nessuno secondario, ma tutti di primo piano, regala allo scritto una ricorrente e quotidiana umanità.

 

Nanni Cristino  è nato a Chieri (TO) nel 1959. È stato giocatore e allenatore di pallacanestro, chitarrista jazz e mercante di giocattoli d’epoca. Ora, insegna Lettere a Chieri e insegue un paio di altre vite tra Parigi e Zanzibar. Dal 2004 è autore di manuali scolastici di Storia per le scuole superiori, per l’Editrice Petrini (gruppo De Agostini). Nel 2010 ha realizzato il testo dell’opera teatrale Una bella malinconia, dedicata a Nino Rota, inserita nel cartellone della rassegna MiTo. Nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo, Gli ultimi abitanti del sottosuolo (Alcheringa Edizioni).

 

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