"Shining”






 

(di Valeria Martellotti e Sara Paoli)


Chi legge il libro e chi guarda il film “ascolta” due storie diverse?

Valeria e Sara cercano di rispondere a questa domanda per noi.

Snining

“The Shining”, di Stanley Kubrick, con Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers, Barry Nelson, Sceneggiatura Stanley Kubrick e Diane Johnson, durata 116 min. – USA 1980

“The Shining”, (miniserie TV), di Mick Garris, con Steven Weber, Rebecca De Mornay, Courtland Mead, Melvin Van Peebles, Wil Horneff, Pat Hingle, Elliott Gould, sceneggiatura Stephen King, durata 273 min (6 puntate). – USA 1997

Un best seller mondiale trasposto in una delle pellicole capolavoro del genere horror. Quarto romanzo in ordine di tempo pubblicato dal “Re del brivido” e primo libro che ne segna l’avvicinamento al genere horror che lo renderà famoso, a discapito del genere thriller-fantastico esplorato dall’autore nei primi anni della sua carriera. Chi ha avuto modo di leggere il libro e di vedere il film avrà impresse nella mente le innumerevoli immagini di paura descritte egregiamente da due artisti come Stephen King e Stanley Kubrick. Il titolo del libro è tratto da un brano della canzone di John Lennon, “Instant Karma!”, che dice “we all shine on”. King voleva intitolare il libro “The shine” ma cambiò idea una volta resosi conto che il termine “shine” era usato con accezione denigratoria per la gente di colore.

Il film, diretto da Kubrick nel 1980 è solo liberamente ispirato al romanzo del re del brivido. Sul sito “Overlook Hotel” gli appassionati del film possono trovare alcune foto della copia originale del romanzo appartenente a Stanley Kubrick; la caratteristica più interessante della sua copia personale è la presenza di sottolineature e note ai margini, scritte a mano, alcune illeggibili, in grado di illustrare il lavoro di analisi, interpretazione e scelta svolto dal regista in preparazione della versione cinematografica. La location per le riprese esterne fu il Timberline Lodge in Oregon mentre le riprese interne vennero girate nei famosi Elstree Studios nell’Hertfordshire, in Inghilterra.

 

Nonostante la pellicola sia stata classificata al 2° posto tra i migliori film horror della storia del cinema, il romanziere americano non ha apprezzato il lavoro del regista e in più occasioni, anche recentemente, ne ha sottolineato gli aspetti negativi. In un’intervista rilasciata all’American Film Magazine nel 1986, King dichiarò: “Avrei fatto tutto diversamente”. E ancora: “Il punto è che Kubrick ha voluto realizzare un film horror senza avere una precisa conoscenza del genere”. Per questo motivo, nel 1997, King ha realizzato una versione tutta sua del libro, che non ottenne, però, lo stesso successo della versione cinematografica: si tratta di una miniserie televisiva in 6 episodi anch’essa chiamata “The Shining”, per la regia di Mick Garris. La serie fu girata allo Stanley Hotel, un hotel di 140 stanze in stile neo-georgiano ad Estes Park, in Colorado; situato in vista del Rocky Mountain National Park, fu la principale fonte di ispirazione di King, che vi soggiornava regolarmente. La serie, a differenza del lavoro di Kubrick, può permettersi di andare più lentamente, allungando i tempi con l’inserimento dei flashback e di elementi che rimangono molto più attinenti al libro.

 

La storia: siamo a metà degli anni settanta. Uno scrittore che ha sofferto di alcolismo, Jack Torrance, si trova in crisi creativa. Decide, perciò, di passare l’inverno insieme alla moglie Wendy e al figlioletto Danny all’Overlook Hotel, un famoso albergo disperso nelle montagne del Colorado, che rimane chiuso al pubblico durante la stagione fredda per le dure condizioni climatiche dell’ambiente esterno.

 

 

In qualità di custode dell’hotel, cerca l’isolamento per dedicarsi finalmente alla stesura di un nuovo romanzo. Qui ci si addentra nel vivo della storia. L’hotel, con la sua forza maligna, prende possesso della mente di Jack, manipolandolo e cercando di spingerlo a eliminare sia la moglie che il figlio. Il piccolo Danny b>(interpretato dal piccolo Danny Lloyd) rappresenta un punto di luce in questo terribile quadro familiare. Cinque anni, intelligenza superiore alla media e capacità extrasensoriali; come gli viene rivelato dal cuoco afro-americano Dick, che li accoglie nell’hotel, Danny, come lui, è in possesso dello “shine”, un potere che permette di prevedere il futuro, vedere il passato e comunicare telepaticamente con altre persone dotate dello stesso potere.

DAL LIBRO AL FILM
 

 

King non crea soltanto personaggi con la sua penna: lo scrittore realizza un vorticoso tunnel di menti, invitando il lettore a scoprirne i tratti più raccapriccianti. Stiamo parlando del re del terrore e non bisogna sorprenderci di una tale mostruosità, bensì lasciarci attirare in questa spirale di paura. Dal suo canto, Stanley Kubrick, uno dei più grandi registi moderni per quanto riguarda il controllo della visione e della mente dello spettatore, prende il lavoro dello scrittore e lo fa suo.

 

 

Ciò che ci ripropone è un set composto da attori che si possono contare sulle dita di una mano, una serie di corridoi dai colori sgargianti che sembrano prendere vita, inquietanti stanze d’hotel, un suggestivo e freddo paesaggio invernale e tanta, tanta paura! Il segreto di una così buona riuscita? La travolgente capacità espressiva dei personaggi e il romanzo come base solida di partenza. Per quanto riguarda il primo punto, chiunque può concordare che la faccia di Jack Torrance, usata anche come sfondo della locandina dal regista, riesce ad assumere tratti al limite dell’umano, quasi animaleschi. Kubrick lo preferì a De Niro e a Robin Williams, proprio per la sua aria da psicopatico. Non ci si possono togliere dalla testa il famoso ghigno e le terribili reazioni di rabbia, un crescendo inquietante per tutto l’evolversi della vicenda. Chiunque può concordare che la magistrale interpretazione di Jack Nicholson è l’ingrediente principale del successo ottenuto dal film di Kubrick.

La stessa cosa vale per Wendy, moglie di Jack: interpretata da Shelley Duvall,attrice simbolo del cinema anni settanta e ottanta, ci viene mostrata da Kubrick come una donna segnata dalle negatività della sua vita coniugale, trascurata, annoiata e vittima della follia del marito.

 

Discorso a parte va fatto per quanto riguarda il romanzo e le differenze con la pellicola.

 

LIBRO
FILM
Jack è una persona perbene, descritto come un eroe tragico trascinato dai suoi difetti in un vortice di violenza Jack non trasmette nessuna umanità e cova un profondo odio represso verso la sua famiglia.
King aveva immaginato un’attrice bionda, di bell’aspetto, vitale. Kubrick scelse la Duvall, attrice segnata dalle vicissitudini della vita e rafforzò il suo aspetto sofferente tormentandola a livello psico-fisico durante le riprese.
La camera protagonista dello sterminio della famiglia del custode precedente è la 217. Il proprietario dell’hotel in cui è girato il film temeva che per paura e condizionamento gli ospiti non avrebbero più alloggiato nella 217. Kubrick spostò l’orrore alla stanza 237, che non esiste nell’hotel.
Jack muore nello scantinato a causa dello scoppio della caldaia. Jack muore assiderato all’interno del labirinto di siepi.
Jack tenta di uccidere i suoi familiari con una mazza da roque. Jack cerca di uccidere i suoi familiari con un’ascia.
Di fronte all’Overlook c’è un’inquietante giardino di siepi a forma di animali. Di fronte all’Overlook Hotel c’è una siepe a forma di labirinto.

 

Tenendo presente la complessità della storia narrata da King, possiamo affermare che, nonostante le critiche mosse dal romanziere, il film è molto vicino al libro, perché Kubrick è riuscito a mantenerne i contenuti pur tagliando elementi della narrazione dello scrittore, come flashback, riflessioni dei personaggi, parti comunque prolisse che sarebbero state in eccesso per la macchina da presa. Ha, dunque, inserito tutti gli elementi che caratterizzano il suo stile: da abili tecniche di montaggio fatte di carrellate, primi piani che non necessitano né di effetti speciali, né di sangue, fino ad arrivare all’uso accurato di colori, luminosità e colonne musicali.

 

ALLA FINE CHI VINCE?

Il romanzo ci regala la complessità delle personalità dei protagonisti, che arrivano con forte impatto al lettore, perciò il terrore che suscita il libro è ineguagliabile. Possiamo dunque inquadrare la miniserie come la più calzante rappresentazione del libro e il film come una personale interpretazione dello stesso. Il voler gestire e controllare ogni fase della realizzazione filmica ha portato Kubrick a decostruire a proprio piacimento il romanzo, la paura e l’orrore e ricomporre quel “mondo” ricco di dettagli descritto da King in maniera del tutto personale.

 

 

La preferenza cadrà sul film, se ci si vuole staccare dal romanzo, se si cercano forti richiami e, soprattutto, se si apprezza lo stile di Kubrick; cadrà sulla serie, se si va a cercare una trasposizione esatta (o quasi). A nostro parere, è apprezzabile che il film si sia staccato dal romanzo, regalandoci qualcosa di nuovo; deve quasi farci dimenticare il libro al quale è ispirato. Possiamo affermare che pellicola e romanzo raccontano due storie diverse, e fanno provare brividi e sensazioni differenti.

Valeria Martellotti e Sara Paoli