Si moriva dal caldo




Recensione di Patrizia Argenziano


Autore: Mirco Giulietti

Editore: Intrecci Edizioni

Genere: giallo

Pagine: 292

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

 

 

Sinossi. È l’estate del 1974, la scuola è appena finita, i mondiali di calcio stanno per cominciare e il protagonista, un ragazzino affetto da leggera balbuzie e da un’esplicabile miscuglio di voglia di protagonismo e di passare inosservato, vede la vita della minuscola località in cui vive sconvolta dalla morte violenta e misteriosissima di una vicina: la signorina Marella, ereditiera di una bella villa di campagna ed ex cantante beat. Il ragazzino intraprende le sue personalissime indagini, prima per gioco, insieme alla sua banda di amichetti, e poi da solo, immedesimandosi nel ruolo di paladino della giustizia del suo eroe dei fumetti Tex Willer, arrivando ad un inaspettato epilogo.

 

 

Recensione

Ci sono eventi che gli adulti tentano di tener nascosti ai loro bambini, peccato che questi bambini siano più furbi di tanti adulti.

Il protagonista indiscusso del romanzo è un ragazzino; non un ragazzino qualunque, un ragazzino degli anni Settanta. In prima persona racconta la sua realtà, quella vista con gli occhi curiosi di chi sta crescendo e vuole dimostrare al mondo intero la sua intelligenza, con gli occhi di chi vuole emergere nonostante i piccoli difetti e la timidezza, con gli occhi innocenti di chi, pur non avendo ben chiaro il mondo, ha un desiderio di giustizia. Stiamo parlando di un ragazzino che vuole sentirsi grande, sentirsi un eroe ma che, in fondo, ha nel cuore i suoi eroi, quelli legati alle passioni dell’età. E così, questa volta, il delitto e le indagini non ci vengono raccontate dall’ispettore di turno o dall’assassino, ma proprio da questo ragazzino.

La morte della signorina Marella la racconta ascoltando le chiacchiere degli adulti, le voci di paese, e sbirciando i titoli dei giornali. Allo stesso modo, racconta e segue le indagini, avvalendosi anche delle supposizioni del fratello e di piccole ricerche tra amici, ricerche che, pian piano, diventano esclusivamente personali, quasi la scoperta del colpevole fosse il raggiungimento di un sogno di gloria.

In tutto questo raccontare c’è la vita di un paese, perché il delitto non è un fatto atroce isolato dal resto del mondo bensì un evento che, in un modo o nell’altro, colpisce anche coloro che circondavano la vittima, che le vivevano accanto, che la frequentavano o che, semplicemente, la vedevano passare per strada. E di tutto e di tutti loro, ci racconta con estrema semplicità, ingenuità e verità il nostro ragazzino, mostrando, a poco a poco, l’immagine di un paese e dei suoi abitanti, senza dimenticare mai di raccontare se stesso.

Un giallo che si discosta dai canoni classici, un giallo dentro la storia che stuzzica il lettore pian piano e lo trasporta negli anni Settanta. Un giallo dedicato soprattutto, a mio modesto parere, a chi ha superato gli “anta”. Sì, perché è un bellissimo tuffo nel passato, sembra quasi di vedere al rallentatore una di quelle pellicole in bianco e nero che fa commuovere e che inneggia alla semplicità della vita. Ad ogni pagina fa capolino un ricordo di vita d’altri tempi: le sedie in cortile per scambiare due chiacchiere, le colazioni con l’Orzoro, la televisione in bianco e nero, il canale Capodistria, i tornelli della Upim, Giochi senza frontiere, i fumetti, Tex Willer, le figurine, la 126, la rivista Ciao 2001, una certa politica, il presidente Leone, il ciclista Merckx, il primo scudetto della Lazio, la musica, e potremmo andare avanti all’infinito perché ogni riga contiene un pezzo dei mitici anni Settanta.

La lettura non è scorrevolissima, in particolare quando l’autore si sofferma nelle descrizioni delle partite del Mondiale di calcio, ma comunque accattivante perché, tra una partita e l’altra, ci ricorda che c’è una morte su cui indagare aggiungendo un tassello, una scoperta, un’illusione o una supposizione e questo tiene il lettore sulle spine, bramoso di arrivare alla verità.

Se devo essere sincera, mi sono gustata il romanzo, più che per l’evento giallo in sé, per la storia che lo avvolge, che non fa da sfondo ma è coprotagonista.

L’autore è stato bravissimo a cogliere l’essenza degli anni Settanta, riportando a galla ricordi, o ricordi di ricordi, suscitando forti emozioni. La percezione più dolce che emana il romanzo, e che si trasforma prontamente in amara se pensiamo ai giorni nostri, è quella relativa alla vita di un ragazzino di allora. Un ragazzino semplice, che si diverte con poco, con giochi costruiti con materiale di fortuna; un ragazzino i cui eroi sono quelli dei fumetti e, naturalmente, i calciatori. Un ragazzino che sogna ancora a occhi aperti e che i genitori cercano di tener lontano dalle “cose da grandi”; un ragazzino curioso nei confronti della vita e ancora tanto ingenuo, seppur molto sveglio, al punto tale da comporre in solitudine il puzzle del delitto della signorina Marella.

Un giallo da assaporare pian piano. La fretta, in questo caso, non è ben accetta.

 

 

 

Mirco Giulietti


Mirco Giulietti è nato in provincia di Pesaro e Urbino, dove vive con la sua famiglia. È laureato in giurisprudenza e, dopo aver fatto il giornalista e il webmaster, lavora presso l’Azienda Sanitaria Unica Regionale delle Marche. Ha scritto di storia e biografie di personaggi locali. Questo è il suo primo romanzo.

A cura di Patrizia Argenziano

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