Sulla follia ebraica




Recensione di Francesca Petroni


Autore: Jacques Fux

Traduttore: Vincenzo Barca

Editore: Giuntina

Pagine: 232

Genere: Saggistica

Data di pubblicazione: ​26/06/2019

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Quella dell’ebreo folle è un’immagine che ricorre spesso nella lunga e buia storia del pregiudizio antigiudaico. Dalle credenze medievali fino alle teorie pseudoscientifiche di età moderna, malattia mentale ed ebraismo sono spesso stati associati per deridere, escludere e ferire. Incestuosi, sessualmente disinibiti, deicidi e avari, gli ebrei avrebbero un equilibrio psichico fragile, pronto a collassare facilmente e a compromettere il benessere di tutta la società. In questo romanzo, Jacques Fux si confronta con caricature e menzogne, le fa proprie e le utilizza per raccontare una storia diversa. Una storia che non vuole essere solo una critica all’inconsistenza di false teorie e pregiudizi, ma che vuole scontrarsi anche con la solitudine, la violenza e l’odio di sé. L’autore racconta le vite di nove personaggi. Nove vite di ebrei folli, ognuno a suo modo. Sarah Kofman, la grande studiosa di Nietzsche e Freud, che non riuscì mai a fare i conti con le ferite della Shoah. Woody Allen, pazzo d’amore per Soon-Yi. Ron Jeremy, «Mister fuckin Jew», che per tutta la vita ha sognato di diventare un grande attore, finendo per riuscirci solo nel mondo del porno. Otto Weininger, ebreo e omosessuale, consumato dall’odio per se stesso e morto suicida sulle note di Wagner. Il matematico russo Grigori Perelman, eremita dei numeri, e il campione di scacchi Bobby Fischer, ebreo e antisemita americano che voleva distruggere gli Stati Uniti. Dan Burros che, nato ebreo e innamorato della Torà, finì per impazzire d’odio, diventando uno dei più fanatici neonazisti statunitensi e uno degli ideologi più in vista del Ku Klux Klan. Shabbetai Zvi, il messia ispirato, il ciarlatano, il sapiente, il traditore. Il

 

 

Recensione

Più vai avanti e più ti rendi conto che quelle storie sono diventate anche un po’ la tua e ti scopri incredibilmente coinvolto dalle infinite contraddizioni di una cultura antica quanto annodata al presente. pazzo. C’è infine lui, l’autore, Jacques Fux, che

«finalmente capisce che non c’è nessuna pazzia in lui né nei suoi personaggi. Che convivono tutti nell’essere umano. Tutti espressione di un’unica creazione».

L’autore immaginava che sarebbe stato divertente scrivere questo libro. Forse proprio come un lettore potrebbe credere che sia divertente leggerlo.

La cover (bellissima!) dopotutto è leggera, invitante.

Al primo sguardo anticipa una storia che non può essere che ironica, beffarda, forse. La verità è che è vero, il libro è tutte queste cose. Quello che scopri solo dopo averlo iniziato è la dipendenza da queste storie che si susseguono, una dopo l’altra senza darti fiato. Sono così travolgenti che vorresti non finissero mai.

Se poi hai avuto la fortuna (almeno per un periodo della vita) di immergerti nella comunità
ebraica,
come è successo a me, ne rimani inevitabilmente toccato al punto che l’empatia con i
personaggi è così alta che comprendi cose impossibili, assurde eppure reali.
Ti rendi conto che un ebreo nazista non è poi così strano.

Lacerazioni dell’anima, ferite subite e inferte con ancora più crudeltà, tentativi di fuga e di ritorno,
Che un’ebrea, vittima dei crimini della Shoah, lotta contro la sua famiglia di origine fino a rifiutarla
e, se vai a vedere, è tutto follemente normale.

Come potrebbe essere altrimenti?

Cadute e rinascite nell’intreccio spinoso delle proprie radici, incuneate in un mondo che non sempre è pronto a nutrirle. Questo è un libro coraggioso come lo è Jacques Fux che è riuscito a scriverlo fino alla fine nonostante abbia avuto anche su di lui un impatto devastante (lo descrive lui stesso nell’ultimo capitolo). Ha davvero tutta la mia stima. In quanto al modo di raccontare, poi, siamo davvero davanti a un’opera d’arte. Non credo di aver mai letto un libro scritto così bene. Sferzante, diretto con delle trovate ritmiche e di stile da cui si può solo imparare.

Era tanto tempo che non mi capitava di voler tornare a casa per continuare a leggere. Complimenti a questa Casa Editrice che ha portato in Italia un gioiello del genere.

La filosofa e scrittrice Sarah Kofman, il discusso regista Woody Allen, il vate del Ku Klux Klan Daniel Burros, un inedito Freud, il grande scacchista Bobby Fisher e altri grandiosi esponenti del genio e della follia ebraica vi accompagneranno in queste pagine che scorrono via veloci una dopo l’altra. Faccio davvero fatica a immaginare qualcuno immune dalla magia dannata di questo libro. STRAconsigliato a tutti.

 

 

 

Jacques Fux


Jacques Fux è laureato in matematica e ha un master in informatica presso UFMG.
Ha conseguito un dottorato in letteratura all’UFMG, dell’Università di Lille 3 (Francia) e Unicamp, e è ​visiting scholar​ presso la Harvard University. La sua tesi di dottorato, il libro ​Lettere e Matematica: Jorge Luis Borges, Georges Perec e OuLiPo​ (Prospettiva, 2016), ha ricevuto nel 2011 il CAPES Award per la miglior tesi di laurea in Lingua e Linguistica in Brasile ed è stato finalista al Premio 2016 APCA.Antiterapias (​ Scriptum, 2012), il suo romanzo d’esordio, ha vinto il Premio Paolo São per la letteratura nel 2013 e, per il manoscritto ​Brochadas: confessioni sessuali di un giovane scrittore (Rocco, 2015), ha ricevuto una menzione d’onore al Belo Horizonte City Award.
E’ stato finalista per il premio Steamboat 2016 e in seguito ha pubblicato ​meshuga: un romanzo sulla follia.​ Nel 2016 ha ricevuto il premio di Manaus per la letteratura.